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Medio Oriente: la tregua regge la pace latita

A Gaza la tregua regge, ma la pace latita. La liberazione dei primi ostaggi da parte di Hamas in cambio della pausa dell’offensiva delle forze israeliane  e della liberazione di un certo numero di palestinesi detenuti per reati di terrorismo, ma non responsabili di omicidi, viene sfruttata per preparare le fasi successive del conflitto.

Dai miliziani islamici per riposizionarsi fra le macerie e i bunker della striscia e dalle forze speciali di Tel Aviv per individuare e distruggere i centri nevralgici del dedalo di gallerie sotterranee che hanno finora consentito ad Hamas di continuare a lanciare missili e droni contro le città israeliane e a sottrarsi ai bombardamenti che seguono di pochi minuti l’individuazione dei punti di lancio.

L’intelligence di Gerusalemme sta raccogliendo tutti i dettagli delle testimonianze degli ostaggi liberati e prepara i blitz dei commandos per strappare dalla prigionia gli altri ostaggi.

Come per la guerra in Ucraina, le prossime settimane saranno decisive per la prosecuzione o il termine dei conflitti scatenati dalla Russia di Putin e dall’assalto del 7 ottobre di Hamas.

Oscurata dall’infuriare dei bombardamenti di Gaza e dai combattimenti casa per casa fra israeliani e miliziani di Hamas, la controffensiva ormai statica dell’Ucraina contro l’armata d’invasione russa non viene praticamente più seguita dai media internazionali, ma soltanto dalle intelligence occidentali.Medio Oriente: la tregua regge la pace latita

Tanto per il Medio Oriente quanto per Kiev e Mosca fra dicembre e l’inizio del prossimo anno scatterà l’effetto presidenziali. Quelle del 24 marzo per l’elezione del Presidente russo, alle quali sta per annunciare la candidatura per un quinto mandato Vladimir Putin e a novembre le elezioni per la Casa Bianca, con la nuova sfida fra Joe Biden e Donald Trump, oppure la 51 enne Nikki Haley, ex governatrice della Carolina del Sud e poi ambasciatrice alle Nazioni Unite, come lasciano intravedere i vertici del Partito Repubblicano in allarme per le possibili conseguenze penali dei quattro processi in corso a carico dell’ex presidente.

Mentre, anche se al rallenty, l’avanzata ucraina prosegue, in attesa di fermarsi per le gelate invernali, le forze russe sempre più decimate non possono attendersi rinforzi perché Putin per non perdere consensi alle elezioni, difficilmente potrà avviare una  nuova mobilitazione per rimpiazzare i circa 250 mila soldati morti dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Significative del diffuso malcontento popolare, si sono recentemente svolte a Mosca, in Piazza Teatralnaja, a poca distanza dal Cremlino, due manifestazioni di protesta di madri e mogli dei militari impegnati al fronte.

Speculare a Washington l’interesse dell’amministrazione democratica per la fine della guerra in Medio Oriente e per una soluzione negoziata del conflitto in Ucraina.

Le guerre fanno deragliare le economie e terremotano i mercati, hanno concordato al vertice di San Francisco Biden e Xi Jinping.

Un messaggio esplicito per il Presidente cinese: se vuole la ripresa dell’interscambio globale, Pechino intervenga per fare capire a Putin che il mondo si è stancato della sua guerra d’invasione e all’Iran che Israele ribatterà colpo su colpo agli attacchi terroristici, anche a costo di bombardare Teheran. Biden avrebbe dato a Benjamin Netanyahu due settimane di tempo per “ripulire” Gaza dai terroristi di Hamas e trovare un accordo di coesistenza pacifica con l’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen.

Il Premier israeliano per sopravvivere politicamente tenterà di allungare il conflitto perché si trova stretto fra gli oltranzisti ultraortodossi, che vorrebbero usare le bombe atomiche tattiche contro l’Iran, il Libano e persino nella limitrofa striscia di Gaza per farla finita con Hamas, Hezbollah e Pasdaran,  ed il leader centrista e stimato ex capo di stato maggiore dell’esercito generale Benny Gantz, già accreditato come suo successore alla guida del governo.

Vista in controluce la tregua sta evidenziando diversi scenari  internazionali del conflitto mediorientale: “rimangono diverse incertezze” – scrive il settimanale inglese The Economist – “La prima é se, man mano che la portata dei massacri e della distruzione diventerà sempre più evidente, gli abitanti di Gaza dirigeranno la loro rabbia verso Hamas e il suo credo nichilista, così come verso Israele. Un’altra é se e come Israele modificherà le sue tattiche per ridurre il numero delle vittime fra i civili, sia per placare l’opinione pubblica globale sia per riuscire ad uccidere o catturare i rimanenti capi  ed i miliziani di Hamas.”

La vera incognita resta la temuta nuova ondata di escalation da parte di Hezbollah e di altre milizie appoggiate dall’Iran in tutta la regione. La fine del  cessate il fuoco il 28 novembre rischia di fare deflagrare ancor di più l’incubo del Medio Oriente.Medio Oriente: la tregua regge la pace latita

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Gianfranco D'Anna
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Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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