Primi sentiment sul Quirinale: Draghi in pole position

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Primi sentiment sul Quirinale Draghi in pole position
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Sul transatlantico della Camera che si appresta ad affrontare il mare aperto dell’elezione del 13° Presidente della Repubblica, secondo il cosiddetto “sentiment” degli ambienti parlamentari la bussola del totalizzatore virtuale dei voti in progress dei vari candidati, assegna a Mario Draghi una potenziale pole position con circa 480 ipotetici voti iniziali sulla carta provenienti da centro sinistra, dai renziani e dall’avvio della scomposizione dei gruppi di 5 Stelle, Lega, Forza Italia e del gruppo misto.

Primi sentiment sul Quirinale Draghi in pole position
Spoglio di schede di votazioni parlamentari

Sull’altro fronte, oltre al blocco compatto di Fratelli d’Italia, i restanti voti leghisti, azzurri e pentastellati e del misto si attesterebbero, sempre sulla carta,  complessivamente a quota 380. Gli indecisi sarebbero 149. La grande differenza è inoltre connotata dalla tendenza: i voti per il Premier sarebbero cioè in crescita.

Primi sentiment sul Quirinale Draghi in pole position
Matteo Salvini Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi ad un vertice del centrodestra

Di fatto ratificato dalla ritirata al rallenty di Berlusconi, per il centrodestra l’analogo prospetto di indicazioni di voto rischia di gelare ulteriori candidature e anzi di rafforzare la convergenza su Draghi.

Nelle lunghe notti pre Quirinal-day, la domanda  che più rimbalza fra Palazzo Chigi, Camera, Senato, Nazareno e i quartier generali di Lega, 5 Stelle e delle altre forze politiche, è: che succede se i sentiment della vigilia verranno confermati dall’esito dei primi scrutini ?Primi sentiment sul Quirinale Draghi in pole position

Dipende dal mosaico della politica che sta attraversando una fase di scomposizione e riaggregazione. La frammentazione dei partiti, le ambizioni o l’impotenza dei leader, la drammatica prospettiva della pandemia, della crisi economica e sociale e la crescente “pressione” dei mercati, stanno determinando l’urgenza di una scelta ampiamente condivisa e con una primaria caratura internazionale. In sostanza è l’identikit di Mario Draghi, che dal Quirinale ancorerebbe l’Italia, pur con tutte le enormi contraddizioni del suo sistema politico, a primi posti dell’Europa e del contesto mondiale. E garantirebbe all’opinione pubblica nazionale l’essenzialità del ruolo dei partiti.

Del resto, lasciare Draghi alla guida del Governo e imbrigliarlo come garante operativo della gestione del piano di aiuti europei, non eviterebbe ai partiti di fare i conti con la consequenziale discesa in campo del Premier.Primi sentiment sul Quirinale Draghi in pole position

In prima persona o attraverso un rassemblement che si riconosca nella sua azione di Governo. Un movimento di opinione al quale, pur senza alcuna considerazione e accondiscendenza da parte di Draghi, sempre più frequentemente fanno riferimento gli ambienti parlamentari e gli esponenti di vari partiti in mezzo al guado del Colle.

E allora, si chiede più di un leader, perché rischiare l’eclissi e non cavalcare l’onda del Draghi for seven ? Che secondo i maliziosi scongiurerebbe oltretutto l’alternativa del Draghi forever…Primi sentiment sul Quirinale Draghi in pole position

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