Quella tristezza innata che i sentimenti non riescono ad addolcire

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Cuore & Batticuore

Rubrica settimanale di posta. Sentimenti passioni amori e disamori. Storie di vita e vicende vissuteQuella tristezza innata che i sentimenti non riescono ad addolcire

by Letizia Tomasino

La tristezza è innata?  Spesso ci sono persone che nascono già tristi.

Diverso tempo fa ho conosciuto un uomo che mi faceva la corte. Sosteneva che fossi bella e allegra.

Era un cliente del ristorante che gestivo a Palermo e veniva regolarmente a mangiare, ma sempre da solo. Funzionava così, se le persone erano propense a parlare allora ero ben disposta e felice ad ascoltare le loro storie, specialmente se i loro racconti provenivano da un vissuto interessante.

Con i clienti di passaggio ero gentile, affabile ma non c’era il tempo per approfondire il dialogo.

Una volta mi portò delle foto che lo ritraevano in diverse fasi della sua vita.

Nelle foto che mi fece vedere era ritratto lui da bambino, ragazzo, adolescente e infine adulto.

Era una bella persona con un fondo di timidezza celato dal suo savoir faire. C’era, però, un particolare ricorrente in quelle foto che mi lasciò turbata: non sorrideva in nessuna di esse e anzi, aveva uno sguardo opaco.

Capii il perché solo dopo che seppi altri particolari della sua vita. Era stato adottato e i suoi genitori erano ritratti con lui da bambino, io li avevo erroneamente scambiato per i suoi nonni. Dopo che glielo feci notare mi raccontò di essere stato adottato all’età di 13 anni, i sui nuovi genitori erano un poco avanti con gli anni. Era vissuto prima, in un orfanotrofio vicino Napoli e non sapeva niente della sua vera famiglia.

Aveva scoperto solo che una donna l’aveva lasciato dentro una chiesa, subito dopo erano entrati i parrocchiani e lo avevano sentito piangere. Uno di loro si era poi ricordato che aveva visto entrare una donna con un neonato in braccio che poi era uscita senza fardelli scomodi. Quell’uomo non seppe dare però ulteriori particolari sulla vicenda, tranne i capelli della donna, biondi e lunghi.

Lui era biondo e aveva gli occhi scuri e il contrasto non guastava di certo, vedevo che le donne che entravano nel ristorante se lo mangiavano con gli occhi, nonostante non fossero di certo sole. Mi sentivo privilegiata ad avere le sue attenzioni.

Una sera non venne al solito orario, cioè verso le nove di sera, bensì a mezzanotte. A quell’ora il cuoco era già andato via, gli proposi qualche piatto freddo che avrei potuto preparare anch’io, ma lui mi disse che mi avrebbe aspettato sino alla chiusura e dopo mi chiese se fossi disposta a fargli compagnia per mangiare in uno dei tanti bar aperti di notte. D’istinto accettai la sua offerta. Dopo un’ora eravamo seduti su una panchina di piazza Politeama. Aveva comprato vari pezzi di rosticceria e due birre. Mangiammo tutto parlando di noi, delle nostre vite, dei nostri amori. Stavo bene, mi sentivo a mio agio, come se lo conoscessi da tutta una vita. In cuor mio sperai in un suo bacio come coronamento a quella dolce serata quasi estiva.

Quella tristezza innata che i sentimenti non riescono ad addolcire

Letizia Tomasino

A un certo punto mi parlò di una lei. Mi disse che lo faceva soffrire, che lui aveva chiesto il trasferimento a Palermo proprio per starle vicino, ma lei era sposata e quindi vivevano quell’amore tormentato fra alti e bassi, fra incontri rubati e litigi da innamorati. Proprio quella sera erano stati insieme, per questo non era venuto al solito orario.

Forse vide calare la tristezza nei miei occhi perché subito dopo mi prese le mani e si avvicinò alla mia bocca. Fu un bacio delicato e dolce, sentii dentro un frullio d’ali come tanti pettirossi che si librano in volo.

Era troppo sensibile per non accorgersi del mio turba-mento, mi disse solo: «Sono felice di averti avuta come amica, ma ho preso la decisione di andarmene per sempre da Palermo. Tu sei stata un raggio di sole nella mia vita. Ti voglio bene e te ne vorrò sempre.»

Per scacciare l’amarezza e la tristezza, ma non la capacità di far riflettere, che nelle persone sensibili lascia questa autentica e autobiografica vicenda della scrittrice e cantautrice Letizia Tomasino, proponiamo tre antidoti: la musica, l’autoanalisi e la preghiera. La musica con  un verso da Emozioni di Lucio Battisti: “domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore come la neve non fa rumore. Per la preghiera, l’invocazione di Tommaso Moro: “Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare e la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per distinguere la differenza tra le une e le altre.” Per un contributo autoanalitico Soren Kierkegaard, “Il concetto dell’angoscia”.

 

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