





“Ogni città prende la sua forma dal deserto a cui si oppone”, scriveva Italo Calvino. Ancestrale rituale islamico o meno, la sicurezza, l’incolumità e l’affermazione dei diritti di libertà delle donne stanno subendo da anni un incivile tragico crescendo di terribili aggressioni, stupri e omicidi. Una orribile casistica che comprende tutte le nazionalità, a cominciare da quella italiana. Bilanci, programmi, impegni e soprattutto slogan che puntualmente si alternano fra Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre e l’8 marzo della Festa delle donne, dal giorno dopo lasciano le cose come stanno o, peggio, non riescono a fare concretizzare iniziative per evitare che si aggravi la moltiplicazione delle violenze. Allora che fare? Quello della sicurezza é uno degli argomenti cardine. Le politiche che riguardano la sicurezza sono spesso espressione di retoriche culturali che vedono le donne come soggetti deboli, da proteggere attraverso meccanismi di autocontrollo, in pratica di sostanziale limitazione dei diritti di libertà e movimento. Mentre accanto a interventi tecnologici più avanzati di controllo urbano e ad un capillare presidio, in grado anche di scongiurare l’impatto della criminalità e l’aggressività delle gang giovanili, la vera soluzione, purtroppo a medio lungo termine, é quella dell’evoluzione dal patriarcato, residuale o latente, a condizioni che rendano possibile quella società libera fra uguali, sognata dal liberalismo, ma già evidenziata in molti aspetti dalla Costituzione Italiana. Ecco basterebbe, intanto, e rappresenterebbe una autentica rivoluzione culturale, applicare e rispettare davvero la Costituzione!