Defitsit, carenza in russo, un termine finora mai usato a Mosca, viene pronunciato sempre più frequentemente da Vladimir Putin.
In pubblico per ammettere la penuria di benzina, e in segreto nei vertici con i comandi militari che sollecitano una nuova mobilitazione parziale per fronteggiare la continua emorragia dei soldati caduti lungo il fronte con l’Ucraina. 
Un defitsit che il presidente russo non avrebbe mai ammesso pubblicamente se, nonostante la ferrea censura, i social non rigurgitassero di immagini e foto delle lunghe code degli automobilisti inferociti davanti ai distributori di carburanti, spesso chiusi.
Per quanto riguarda i soldati da arruolare e inviare al fronte, defistit é un pietoso eufemismo di reznya, la traduzione in russo del termine ecatombe, che fotografa il quotidiano massacro dei militari dell’armata russa lungo le trincee del Donbass.
Senza dilungarsi sul macabro timing della sopravvivenza delle reclute mandate all’attacco, il rapporto di fine giugno del tink tank americano Center for Strategic and International Studies, stima che dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022 siano stati uccisi tra i 400.000 e 450.000 soldati russi, su un totale di 1,4 milioni di vittime tra morti, feriti e dispersi. Un’ecatombe appunto.



