Silvia Romano fra calvari e travagli di fede

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Silvia Romano fra calvari e travagli di fede
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Rubrica di critica recensioni e anticipazioni

imago — Not to be Reproduced (1937) - René Magritte.

by Augusto Cavadi

Silvia Romano, ragazza generosa e coraggiosa che ha deciso di investire gli anni migliori della sua vita in progetti di promozione sociale in Africa (insomma, che ha fatto qualcosa per “aiutarli a casa loro” invece di limitarsi a suggerirlo su Facebook fra un mojito e l’altro al Papeete Beach), è tornata libera in Italia dopo un anno e mezzo di prigionia.Silvia Romano fra calvari e travagli di fede

Alle polemiche di rito previste in casi del genere (contro la cooperazione internazionale, contro il volontariato, contro ogni tentativo di rendere meno straziante il divario internazionale fra ricchi e impoveriti) questa volta si è aggiunto un elemento pepato: la Romano è tornata convertita all’islamismo. Nell’attesa di saperne un pò di più dalla sua viva voce, o da pagine del suo diario, potrebbe essere istruttiva qualche informazione in più rispetto al bagaglio culturale della media degli italiani.

Silvia Romano fra calvari e travagli di fede
L’abbraccio con la madre dopo l’atterraggio a Ciampino

A) Un primo dato di fatto è che la conversione all’islamismo da parte di persone nate in Occidente non è un fatto frequente, ma accade da tempo di continuo. Ci sono non centinaia, ma migliaia di cittadini europei che – per le ragioni più varie, qualche volta anche per vicende sentimentali private – incontrano dei musulmani coerenti con lo spirito autentico del Corano (dunque musulmani esposti come vittime al terrorismo dei correligionari fondamentalisti, esattamente come i meridionali onesti sono le prime vittime dei meridionali mafiosi) e si convertono all’islamismo.

B) Questa conversione può attuarsi partendo da posizioni o di agnosticismo e di indifferentismo religioso o di appartenenza a una delle decine di chiese cristiane (la più numerosa delle quali è la chiesa cattolica).

C) Nel primo caso si può supporre che la dinamica psicologico-esistenziale sia simile a ogni altra conversione (per esempio dall’agnosticismo e dall’indifferentismo a una vita cristiana convinta, fervente): grazie a letture o a incontri o a forti esperienze di vita (una malattia, un innamoramento, un lutto…) si intuisce che la routine quotidiana (lavoro, famiglia, qualche piccolo svago a fine settimana) non basta a saturare la sete di verità, di bontà, di bellezza che ci portiamo nel cuore e – a ragione o a torto – individuiamo in una religione la possibilità di sperimentare già in questa vita, sia pur imperfettamente, l’Assoluto.

Silvia Romano fra calvari e travagli di fede
Nel villaggio nei pressi di Malindi poco prima del sequestro

D) Nell’altro caso – mi riferisco a chi si converte all’islamismo partendo da anni di adesione al cristianesimo – si può trattare non di una fuga verso l’alterità, bensì di un ritorno alle sorgenti della propria fede. Chi studia un po’ attentamente, anche senza approfondimenti specialistici troppo tecnici, la storia delle religioni scopre che Gesù e i primi cristiani erano dei ‘monoteisti’ rigorosi. Essi ritenevano che esiste un solo Dio e che gli esseri umani (uomini e donne) fossero tutte creature di uguale dignità: Abramo, Mosé, Elia, Geremia, Gesù, Paolo…Tutti ‘inviati’, profeti’, ‘servi’, ‘figli’ dell’Unico Dio che “nessuno ha mai visto”. Tra il secondo e il quarto secolo dell’era volgare la maggior parte dei cristiani si è però convinta – per un processo graduale e molto contrastato già all’interno stesso della chiesa – che Gesù fosse un ‘figlio’ in senso particolare, anzi unico e irripetibile: “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. Da allora a oggi, i cristiani che non hanno aderito a questa proclamazione di fede sono stati condannati dalle chiese cristiane come ‘eretici’, ma non per questo hanno rinunziato alle loro idee.

E) Nel settimo secolo dopo Cristo esistevano, dunque, alcune comunità cristiane – soprattutto in Africa settentrionale e in Medio Oriente – che, per fedeltà al vangelo delle origini e della dottrina prevalente sino al IV secolo, adoravano un solo Dio, come gli Ebrei, e veneravano Gesù come il più grande dei profeti. E’ questo cristianesimo, per così dire ‘arcaico’ (e, secondo molti teologi odierni, più autentico), che Maometto conosce nei suoi viaggi commerciali; lo rielabora all’interno delle categorie culturali arabe e lo ingloba nella sua proposta religiosa. Egli non solo non usa una sola parola offensiva verso Gesù, ma lo esalta come il più grande dei profeti prima di lui. Nel Corano (dove si venera anche Maria, ritenendola addirittura Madre “sempre vergine” del Cristo) lo si difende dagli attacchi dei monoteisti. Si immagina che Dio Padre rimproveri Gesù per essersi dichiarato uguale a Lui e che egli risponda: “Tu sai tutto, Padre, dunque sai che non io in vita, ma alcuni miei discepoli dopo morto, mi hanno elevato sino alla tua dignità divina”.

F) Nell’impossibilità di articolare e di documentare queste brevi informazioni, posso solo consigliare la lettura dello splendido volume “Islam. Passato, presente e futuro” (tradotto in italiano dalla Rizzoli) dedicato all’argomento dal teologo cristiano Hans Küng.Islam: Passato, presente e futuro eBook: Küng, Hans, Faggioli, M ...

Qui ho voluto accennare rapidamente a queste nozioni elementari perché, in un Paese così rozzo intellettualmente che un consigliere comunale triestino può scandalizzarsi a sentire che Gesù fosse ebreo (!), la notizia che una ragazza italiana di formazione cattolica si sia convertita all’islamismo può risuonare inaccettabile e vergognosa.

Spero, dunque, che dal 18 maggio nelle chiese riaperte al culto ci sia spazio solo per esprimere la gioia per il ritrovamento di questa pecorella smarrita e il proposito di seguirne (ognuno con le proprie motivazioni: cristiane, islamiche o per nulla religiose) la testimonianza di umanità e di altruismo che ci ha saputo donare.

Silvia Romano fra calvari e travagli di fede
Silvia Romano festeggia la laurea nel febbraio del 2018

www.augustocavadi.com

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