Ucraina: pace miraggio di Natale e la guerra dei droni

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Ucraina: pace miraggio di Natale e la guerra dei droni
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Il miraggio della pace a Natale, la guerra dei droni e l’impasse internazionale. Tridimensionalità del conflitto che da quasi 10 mesi dilania l’Ucraina e angoscia il mondo: le buone intenzioni, il massacro sul fronte e il dietro le quinte a Mosca, Washington e in Europa.

“Ancora una volta siamo di fronte ad un bivio. Cosa permette di guardare al progresso dell’umanità? La guerra o la pace?” ha significativamente affermato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Cerimonia di apertura dell’VIII edizione della Conferenza Internazionale Rome Med Dialogue. “Dobbiamo partire da quei principi posti alla base della convivenza civile e fondati nel quadro delle Nazioni Unite”, ha aggiunto il Capo dello Stato.

Sui cupi cieli d’Europa spirano soltanto venti di guerra. Impressionanti le parole del Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che alla Casa Bianca al vertice col Presidente francese Emanuel Macron ha affermato testualmente: “C’è un modo perché questa guerra finisca: il modo razionale. Putin si ritirerà dall’Ucraina… è malato, quello che sta facendo… sono pronto a parlare con il signor Putin se in effetti c’è un interesse e sia evidente che sta cercando un modo per porre fine alla guerra”. E’ la replica alle ulteriori chiusure del Presidente russo espresse nella telefonata col Cancelliere tedesco Olaf Scholz e alla finta apertura alle condizioni di Mosca del Ministro degli Esteri Lavrov che ha proposto come mediatore l’ex segretario di Stato Usa Kerry.

Ucraina: pace miraggio di Natale e la guerra dei droni
Tb2 di fabbricazione turca il più efficace drone utilizzato dall’Ucraina

E dunque nel frattempo à la guerre comme à la guerre . Una guerra iniziata con i carri armati russi che attraversavano i confini dell’Ucraina, e le trincee stile prima guerra mondiale, ma che ha velocemente assunto una dimensione avanzata, con i comandi militari che osservano il campo di battaglia sui monitor dei satelliti collegati a centinaia di droni di tutti i tipi e dimensioni, da ricognizione e d’attacco, di neutralizzazione elettronica e da intercettazione, che sorvolano l’Ucraina giorno e notte e consentono di annientare intere colonne corazzate e rampe di lancio missilistiche, affondare navi e distruggere depositi di armi e carburanti, centri comando.

Ucraina: pace miraggio di Natale e la guerra dei droni
Orlan 10 il principale drone russo

È una guerra combattuta a distanza, e nonostante l’altissimo numero di vittime, soprattutto fra i russi, niente più dei droni ha colmato la differenza fra l’iniziale preponderante potenziale bellico di Mosca e quello dei Kiev. Dando agli ucraini la possibilità di difendersi e di contrattaccare con precisione, con i sistemi missilistici a lancio multiplo forniti dall’Occidente, senza esporsi troppo e di risparmiare vite e mezzi.

Per scrutare le mosse del nemico, l’esercito ucraino la scorsa primavera ha creato unità di squadre di droni da ricognizione chiamate Occhi . Squadre di quattro persone sono ora sparse su tutto il fronte orientale e manovrano una flotta che va dai TB2 i droni più potenti, che trasportano quattro missili a guida laser e possono volare per più di 24 ore ad un’altitudine fino a 25.000 piedi, ma che costano circa 5 milioni di dollari ciascuno, al minuscolo quadricottero Mavic, prodotto in Cina che costa meno di 4.000 dollari.

Rimpiazzare i droni distrutti non è facile. Le alternative sono difficili da reperire. I sistemi militari russi dipendono da componenti microelettronici prodotti negli Stati Uniti, in Europa e in Asia, che Mosca ora ha difficoltà a procurarsi a causa delle sanzioni.

I fallimenti della Russia, tuttavia, non sono dovuti solo alla mancanza di hardware. La guerra dei droni richiede oltre ad attrezzature avanzate una mentalità moderna ed un veloce, quasi istantaneo, processo decisionale. La catena di comando russa impone invece che gli ufficiali sul campo richiedano l’approvazione per gli attacchi degli alti comandi. Ne consegue che anche quando un drone da ricognizione russo individua un obiettivo, quando arriva il via libera, spesso il bersaglio si è spostato.

Il ritiro dell’armata russa dalla sponda occidentale del fiume Dnipro il mese scorso ha fornito alle forze armate ucraine l’opportunità di colpire ulteriori nodi logistici e linee di comunicazione russe.

Un rapporto dell’intelligence britannica riferisce che per evitare ulteriori distruzioni i russi hanno trasferito i centri d’approvvigionamento, compresi i punti di trasferimento ferroviario, più a sud e ad est, a ridosso dell’Ucraina e della frontiera nazionale.

Tuttavia Kiev non intende concedere a Mosca il tempo di riorganizzare offensive e sta premendo sugli Stati Uniti per disporre in anticipo dei promessi sistemi missilistici terra – area avanzati Nasams che hanno una portata maggiore rispetto ad altri sistemi forniti dall’occidente all’ Ucraina.

Con un missile e tre droni nel Presepe, al posto della cometa e dei Magi, il Natale a casa Putin a meno del miracolo di una tregua  è davvero difficile da immaginare…Ucraina: pace miraggio di Natale e la guerra dei droni

 

 

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