by Gianfranco D’Anna
Casa Bianca letteralmente alla deriva finanziaria. Con una faccia di bronzo che non ha precedenti Trump si é arreso e con un insuperabile sprezzo del ridicolo, ha revocato per 90 giorni i dazi imposti a tutti i paesi, tranne che per la Cina, alla quale anzi le barriere doganali vengono aumentate al 125 per cento.

Fra una battuta volgare ed atteggiamenti spregevoli, che purtroppo incidono sull’esistenza di miliardi di persone nel mondo e che nella realtà quotidiana superano di gran lunga la pantomima del celebre film tragicomico di Charlie Chaplin “ Il grande dittatore”, il Presidente degli Stati Uniti è stato letteralmente costretto a sventolare una ignominiosa bandiera bianca di fronte alla baratro economico che le sue a dir poco irrazionali impennate stavano spalancando sotto i piedi degli americani.
Un baratro anticipato dall’asta pressoché deserta di bond trentennali del tesoro Usa per 58 miliardi di dollari, dal quinto giorno consecutivo di crolli delle borse e dal ribasso sotto i 60 dollari a barile del petrolio.
In una settimana la folle Trump Economy ha fatto bruciare ai mercati qualcosa come 10mila miliardi di dollari.
Il tycoon si è arreso soltanto quando oltre a Wall Street, a molti esponenti repubblicani ed ai media, anche i suoi più stretti collaboratori alleati, come Elon Musk, gli hanno detto che l’economia Usa stava raggiungendo il punto di non ritorno.
All’immediato rimbalzo della borsa americana e alle prevedibili impennate dei mercati di domani, segue tuttavia l’incognita delle incontrollabili mattane di Donald Trump, che in soli quattro mesi ha stravolto l’interscambio globale, ma che ha ancora tre anni e mezzo di Presidenza davanti. Una prospettiva che allarma sempre più.
Nell’immediato, mentre l’Europa, Canada, Giappone e America latina tirano un enorme sospiro di sollievo, resta l’incubo dello scontro fra Trump e la Cina, che detiene una larga fetta del debito pubblico americano, qualcosa come 759 miliardi di dollari in bond statunitensi, seconda soltanto al Giappone che ha in portafoglio mille miliardi di bond Usa.
Una valanga debitoria in grado di destabilizzare l’America di Trump con una pressione finanziaria cento volte più rilevante del gioco al rialzo sulle tariffe e contro-tariffe dello statista di Mar-a-Lago.
Una Cina über alles che controlla praticamente le materie prime del continente africano e che, grazie agli autogol di Trump, sta già monopolizzando i mercati europei e latino americani.
A Pechino in queste ore si brinda con lo Champagne e i vini pregiati europei, che pur di piazzare le ultime annate stanno inondando sottocosto le tavole dell’alta burocrazia post comunista cinese.
Una nuova generazione, fedele solo all’ideologia del potere, e che dopo aver sepolto il libretto rosso di Mao sta studiano a fondo Adam Smith e le peculiarità dell’economia moderna e della ricchezza teorizzate dal padre del capitalismo.
