Lo spazio potrebbe essere teatro di uno scontro globale fra le supertpotenze.
Lo Space Command degli Stati Uniti ha pubblicato il documento The Space Warfighting Environment 2040: Framing the Future for the Joint Warfighter, l’Ambiente bellico spaziale del 2040. Definire il futuro per le forze armate congiunte.
Si tratta della prima parte di una trilogia spaziale destinata a orientare le forze armate americane per combattere nello spazio da qui al 2040. Il testo non è una previsione puntuale, ma un framework che descrive le forze in gioco, le tendenze tecnologiche e le implicazioni operative per comandanti e pianificatori.
Secondo il documento, entro il 2040 lo spazio sarà molto più affollato, intensamente contestato e indispensabile per ogni operazione militare. L’innovazione passerà da cicli di decenni a cicli operativi singoli. Gli avversari si stanno già mobilitando.
La Cina punta su massa, autonomia, fusione civile-militare e alti ritmi di lancio.
La Russia su ambiguità, jamming, spoofing, cyber e manipolazione informativa (con il rischio di armi nucleari in orbita).
Attori minori come Iran e Corea del Nord puntano su azioni asimmetriche contro le catene di comando avversarie.
Rendering di un’ipotetica guerra spaziale fra le superpotenze
Saranno quindi decisive costellazioni proliferare dual-use capaci di assorbire e rigenerarsi sotto attacco, link laser ottici, reti AI auto-riparanti, connettività diretta, riparazioni e manovra in orbita, materiali avanzati, espansione cislunare e tecnologie quantistiche.
Il documento sposta l’attenzione dalla superiorità dei singoli sistemi ad alta performance (i satelliti tradizionali) alla capacità di sostenere effetti operativi sotto attacco continuo, attraverso un maggiore numero di satelliti a più basso costo. Secondo l’analisi, la vera debolezza non é più il singolo satellite, ma l’intera catena degli effetti (terra-spazio-spazio-terra).
Chi riesce a mantenere reperibilità, connettività, timing e fiducia sotto attacco avrà il vantaggio decisionale.
E’ il cambio di paradigma per USA e alleati: lo spazio non é più un dominio di supporto, ma un teatro di manovra e combattimento a tutti gli effetti, dove la resilienza e la velocità di rigenerazione contano più della perfezione tecnica.
Le forze armate americane e alleate dovranno trattare lo spazio conteso come il punto di partenza per il loro addestramento, non come un’eccezione, e integrare in modo molto più stretto capacità commerciali, accademiche e dei partner. Il procurement dovrà privilegiare architetture proliferate, sostituibili e basate sugli effetti, con capacità di manovra e servicing in orbita, piuttosto che piattaforme grandi e costose – difficilmente riparabili.
Sul medio termine (fino al 2040) chi saprà combinare massa, autonomia, reti auto-riparanti e stewardship (gestione detriti e norme) manterrà la libertà d’azione nello spazio.
Per l’Occidente il rischio è chiaro: se non accelera sulla resilienza e sull’integrazione civile-militare, perderà il suo attuale vantaggio su cui si basano quasi tutte le operazioni terrestri, aeree e marittime.