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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
by Augusto Cavadi
Se un autore è considerato divulgatore – cioè uno che vuole rendere accessibile al vulgus dei contenuti elaborati in sede tecnica, specialistica, professionale – lo si considera con un mix di apprezzamento, per le sue intenzioni democratiche, e di condiscendenza, per la sua modesta preparazione.
Quando ciò avviene, si dimostra di ignorare che la divulgazione é un’arte e, come ogni altra arte, può essere esercitata a livelli mediocri, medi ed eccellenti.
Ci sono divulgatori che, nel proprio campo e rispetto a ciò che si propongono, sono molto più geniali di colleghi dediti esclusivamente alla ricerca scientificamente elevata.
Secondo Maurizio Muraglia, che nel suo recentissimo L’amore in Dante (Officina di studi medievali, Palermo 2025) riproduce le linee essenziali di alcuni seminari condotti fra il dicembre 2024 e il giugno 2025, «Dante è stato un divulgatore e credo gradisse di essere a sua volta divulgato» (p. 14). A patto, ovviamente, di non essere banalizzato, neppure con l’obiettivo – solo apparentemente lodevole – di attenuarne la «inattualità». Infatti i classici ci parlano ancora proprio perché hanno detto su temi perenni cose talmente profonde da risultare stranianti nel proprio tempo come in ogni altro.
Per misurare quanto l’Alighieri sia stato “dentro” e “oltre” il Medioevo, Muraglia tratteggia (con l’aiuto di notissimi specialisti come Le Goff, Duby e altri) la concezione dell’amore passionale nonché la condizione della donna, a cavallo fra il Duecento e il Trecento: un’epoca in cui – riprendendo ed esasperando prospettive serpeggianti già nel mondo greco e romano – il cristianesimo vede «l’unione coniugale» «finalizzata esclusivamente alla procreazione», dunque strutturalmente estranea «alla pulsione erotica o al sentimento» (p. 27).
Come ogni buon marito cattolico del suo tempo, Dante avrebbe dovuto sperimentare solo due varianti dell’amore: la dilectio (affetto) verso la moglie fedele e devota e la caritas (sollecitudine), in nome di Dio, verso poveri e malati. Si è davvero mantenuto dentro questi binari socio-culturalmente prefissati?





