#Aboutlove, amori e dintorni al tempo della pandemia. Non è coprifuoco, ma ci si incontra poco. Mentre si profilano nuovi mini lockdown a macchia di leopardo, incombe la paura sorda di un Natale ai domiciliari. Si riducono drasticamente le possibilità di fare nuovi incontri, mentre le già flebili speranze femminili di ricevere galanti inviti a cena diventano vane. Eppure non si può smettere di sognare l’amore e di tentare di conciliare i due diversi modi di amare che separano e inesorabilmente attraggono le due metà del cielo.
“Credo che dovremmo smettere di ragionare in termini dicotomici di uomini e donne – sostiene Sergio Anastasia, psicologo e psicanalista, consulente per gli Ospedali Policlinico e Niguarda di Milano, ideatore e fondatore di #aboutlove, progetto per la promozione della cultura dell’affettività e della non violenza – ma parlare piuttosto di maschile e femminile, termini che attengono non solo alle differenze sessuali, ma anche culturali fra i generi, molte delle quali ci sono ignote perché inconsce. Viviamo in una società che impone un modello basato sul successo, sulla competizione, sull’indipendenza, sull’affermazione di se stessi e della propria identità, che potremmo definire “fallocentrico”, culturalmente di stampo maschile. Ciò – prosegue il prof. Anastasia – mette in difficoltà non solo gli uomini, ma anche le donne, che inseguono modelli per i quali sono meno predisposte, essendo invece maggiormente inclini a valori più legati alla sfera emotiva e affettiva, come il supporto, la reciprocità, la mutualità.”



