Ambiente e clima: svolta sull’orlo della catastrofe?

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Ambiente e clima svolta sull’orlo della catastrofe
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by Maggie S. Lorelli

Ambiente e clima, una minaccia incombe sul Pianeta. Condizioni sempre più estreme, lunghe ondate di calore e piogge sempre più intense. Se non si interverrà rapidamente per limitare le emissioni, l’impatto del riscaldamento globale sarà devastante. Gli scienziati dichiarano che la Terra è di fronte a un’emergenza climatica che si avvia ad un punto di non ritorno. Esisterà un vaccino anche per riequilibrare il clima?

Ambiente e clima svolta sull’orlo della catastrofe“Emergenza climatica significa riconoscere la gravità degli effetti ambientali e socioeconomici determinati dal riscaldamento globale e reagire nell’immediato” – sottolinea Bartolomeo Buscema, ingegnere ambientale e giornalista scientifico, che aggiunge – “innanzitutto riducendo a zero le emissioni nette di gas serra nel più breve tempo possibile e pianificando le opere di adattamento a un clima globale che già manifesta i suoi effetti deleteri”.

Ambiente e clima svolta sull’orlo della catastrofe
Bartolomeo Buscema

Ci spiega la dannosa correlazione fra inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici?

L’inquinamento atmosferico è la presenza nella bassa atmosfera terrestre di agenti fisici, chimici e biologici che modificano le caratteristiche naturali atmosferiche, causando un effetto dannoso su esseri viventi e ambiente. Ad esso è dovuto l’aumento degli effetti del cambiamento climatico. Penso, ad esempio, all’ozono troposferico e al particolato, presenti in molte città, che hanno un potenziale impatto sul clima e sul riscaldamento globale a breve termine.

L’effetto serra è un fenomeno naturale di per sé benefico. Ma a quali temperature e in quali condizioni il surriscaldamento terrestre può essere preoccupante?

Il cosiddetto effetto serra è un fenomeno di termoregolazione naturale della Terra, che fino ad ora ha permesso condizioni termiche idonee alla nascita e al mantenimento della vita terrestre. Purtroppo oggi la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha superato la soglia dei 400 ppm (parti per milione), con un ritmo di crescita di 2,5 ppm annue. Siamo pericolosamente prossimi al limite di concentrazione atmosferica di CO2 per poter limitare l’incremento di temperatura media globale rispetto ai valori preindustriali, sotto i 2 °C, così come raccomandato dal Summit mondiale sul clima di Parigi del 2015. Oltre tale soglia, secondo gli attuali modelli matematici, si potrebbero ingenerare situazioni di instabilità climatica irreversibile con conseguenze nefaste soprattutto per i poveri della Terra.Ambiente e clima svolta sull’orlo della catastrofe

Una previsione dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, stima che circa un terzo delle specie che popolano la Terra rischia di estinguersi nel breve termine se le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare col tasso attuale. E’ realistico?

Si, è un dato attendibile. Io aggiungerei che anche la biodiversità marina sta subendo un insulto che potrebbe essere letale. Penso allo sbiancamento dei coralli legato alla acidificazione degli oceani.

La desertificazione e, in generale, il degrado delle terre è un altro fenomeno negativo legato ai cambiamenti climatici e alla scomparsa della produttività biologica ed economica a causa di fenomeni dovuti all’attività dell’uomo. C’è un nesso con il cambiamento climatico?

Partirei con un dato: circa 3 miliardi di persone vivono nelle zone aride. Queste ultime, messe insieme, coprono il 46,2% delle terre emerse. La desertificazione è al tempo stesso causa e conseguenza del cambiamento climatico. Causa perché il suolo è un serbatoio di CO2 che, con l’impoverirsi della vegetazione, viene rilasciato in atmosfera contribuendo all’aumento delle temperature. Conseguenza perché, se le piogge diventano più scarse e le temperature più alte, il suolo è meno umido e fertile. Con ogni probabilità, il riscaldamento globale accentuerà non solo il trend della desertificazione, ma anche le sue conseguenze negative tra cui lo stress idrico, la durata dei periodi di siccità.

I fattori che influenzano il clima possono essere rappresentati secondo schemi matematici. Che cos’è un modello climatico?

Il clima, in quanto media statistica di eventi meteorologici su un periodo di almeno trent’anni, non è esattamente prevedibile perché è descritto tramite modelli matematici che utilizzano equazioni non lineari. Ciò significa che è necessaria una notevole accuratezza delle misurazioni che costituiscono i dati di ingresso al modello matematico. Per quanto riguarda l’elaborazione, oggi, sono di grande aiuto i supercomputer che restituiscono dati attendibili, misurando anche l’incertezza. I dati ufficiali ci dicono che c’è ancora un certo margine per invertire la rotta, ma bisogna agire in fretta.Ambiente e clima svolta sull’orlo della catastrofe

Quali sono le “terapie” che gli scienziati propongono per far fronte al riscaldamento globale?

Purtroppo non esiste un vaccino contro la crisi climatica. E’ necessario ridurre le emissioni di anidride carbonica, incrementare le fonti rinnovabili per la produzione di energia termica ed elettrica e anche aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici per essere pronti a fronteggiare gli inevitabili impatti di quelli già in atto.

Solitamente chi sminuisce l’operato dell’IPCC, lanciando campagne all’insegna di un ottimismo incauto, ha probabilmente forti interessi che le cose stiano come sono: consumo crescente di petrolio e gas naturale e anche di carbone…

Proprio così. Purtroppo gli affari con i combustibili fossili sono ancora notevolmente remunerativi. A ciò si deve aggiungere che ancora oggi i combustibili fossili godono di finanziamenti di enti governativi. È ora non solo di eliminare i finanziamenti, ma di imporre una “Carbon Tax” secondo il principio: chi inquina paga. Bisogna, però, dire che alcune grandi società petrolifere stanno cominciando a investire nelle tecnologie verdi.

Con l’amministrazione Biden gli Stati Uniti sono rientrati ufficialmente nell’accordo di Parigi sul clima. È una buona notizia, no?

L’accordo era stato sottoscritto nel 2015 dall’amministrazione Obama e da altri 195 Paesi, e che poi gli Stati Uniti si erano ritirati dal trattato circa 3 anni e mezzo fa su decisione dell’ex presidente Trump. Con l’elezione di Biden le cose sono notevolmente cambiate in meglio. John Kerry, già architetto della firma degli Stati Uniti all’accordo di Parigi sul clima, è il nuovo inviato presidenziale per il clima. Un politico capace che farà dell’America un interlocutore privilegiato per la salvaguardia del Pianeta.Ambiente e clima svolta sull’orlo della catastrofe

Il governo Draghi ha istituito il Ministero della transizione ecologica, presente peraltro in altri Paesi europei. Possiamo essere ottimisti?

La crisi climatica e ambientale rappresenta una priorità per il futuro del nostro Paese e dell’intera umanità. Ecco, quindi, la necessità di un ministero “ad hoc” capace di programmare e gestire azioni economico-ambientali che siano quantitativamente effi- caci per la transizione verso un’economia verde. Tale ministero dovrà essere il luogo istituzionalizzato dove si concentrano le migliori competenze energetico-economico- ambientali e dove decisori politici e scienziati dovranno costantemente confrontarsi, eliminando i passati incontri sporadici figli dell’emergenza e, peggio ancora, un dele- terio atteggiamento minimalista e attendista. È un ministero che dovrà costantemente collaborare con i ministeri dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e Trasporti, dell’Agricoltura e delle Foreste perché gran parte delle scelte che impattano su ambiente e clima dipendono proprio da questi ultimi.

Una bella sfida immagino…

Certo. La transizione verso un’economia verde non sarà facile perché comporta la trasformazione del sistema produttivo verso un modello più sostenibile, che renda meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia, che deve essere sempre più efficiente sotto il profilo termodinamico, e soprattutto ad alto impiego di manodopera per unità di valore aggiunto. Come del resto è il caso delle fonti rinnovabili. Per fortuna, oggi, tale traghettamento parte con un cospicuo aiuto monetario. Almeno il 30% delle risorse totali del Recovery fund dovrà contribuire agli obiettivi climatici dell’Unione europea, rendendo più facilmente raggiungibile il target della neutralità climatica en- tro il 2050. Comunque siamo in una fase favorevole, dopo decenni di retorica sulle politiche ambientali, che va pienamente messa a frutto facendo anche tesoro degli errori altrui.Ambiente e clima svolta sull’orlo della catastrofe

Quali consigli darebbe al neo ministro?

Tanto per cominciare gli manderei una email con uno stringato promemoria in quattro punti da attuare un tempo rapidi: rivedere subito il Piano Nazionale Energia Clima; snellire le autorizzazioni per le installazioni di impianti che sfruttano le fonti rinnovabili; togliere quanto prima i sussidi alle fonti fossili; infine spingere su Comunità energetiche, Agro-fotovoltaico, eolico off-shore.

Un’altra via importante da percorrere è quella dello sviluppo sostenibile. Cosa significa in concreto?

Sono state coniate numerose definizioni di “sviluppo sostenibile” Tra tutte, a me pia- ce quella della Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU, 1987: “Lo sviluppo sostenibile è quello che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie”. In un Pianeta con una popolazione crescente è sempre più necessario non insultare, come abbiamo fatto finora, i sistemi naturali da cui traiamo le risorse per vivere. Dobbiamo permettere alla natura, che è una grande riciclatrice, di assorbire con i suoi tempi gli scarti e i rifiuti dovuti alle nostre attività produttive.

Frenare le emissioni di CO2 significa rallentare lo sviluppo economico che, come è noto è legato all’emissione di anidride carbonica emessa dai combustibili fossili. E’ corretto?

Penso che sia possibile aumentare il reddito delle persone e ridurre contemporaneamente le emissioni di gas serra. Si tratta di aumentare l’efficienza energetica e puntare alle fonti rinnovabili. Due sentieri che, se ben percorsi, determineranno anche un aumento dell’occupazione e un’equa crescita economica.

Trova il mondo dell’industria e del commercio ancora insensibili ai temi ambientali o qualcosa sta cambiando nell’atteggiamento etico della produzione industriale riguardo al “capitale naturale”?

Debbo dire che qualcosa sta cambiando e sono fiducioso che in futuro riusciremo a coniugare economia ed ecologia. È quasi una strada obbligata se l’intera umanità non vuole autodistruggersi.Ambiente e clima svolta sull’orlo della catastrofe

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