Crisi da esportazione le inquietudini della stampa estera

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 L’analisi dei quotidiani internazionali sulla crisi politica italianaCrisi da esportazione le inquietudini della stampa esteraSulla crisi italiana l’Europa  è “divisa tra sollievo e inquietudine” – scrive Le Monde –  col quale ha accolto la decisione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di stoppare il Governo Conte con il suo rifiuto di nominare Paolo Savona, troppo anti-euro, al ministero dell’Economia. Mattarella, “il presidente che ha detto no”, che sembrava essersi calato in un’immagine placida e discreta , con il colpo di scena di domenica 27 maggio dove “si é presentato – scrive Le Monde- come guardiano della Costituzione, ma anche degli impegni europei del Paese e del risparmio degli Italiani, ed ha dimostrato un’audacia che nulla del suo percorso finora lasciava presagire”.

Crisi da esportazione le inquietudini della stampa estera“L’Italia nel caos. Fallisce il tentativo di formare il primo governo populista dell’Europa occidentale” titola il Washington Post 

Crisi da esportazione le inquietudini della stampa estera“Furore populista dopo che il Presidente italiano ha rifiutato di nominare un euroscettico come ministro dell’Economia”  sintetizza il Times  

Crisi da esportazione le inquietudini della stampa esteraUna presa di posizione applaudita anche dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt che ieri sera scriveva: “il capo dello Stato italiano ha fatto bene. Bravo Mattarella. Ha svolto perfettamente il suo ruolo impedendo la formazione di una coalizione populista in Italia”. In Germania, tuttavia, non mancano le inquietudini davanti alla prospettiva della formazione di un Governo tecnico guidato da Carlo Cottarelli.

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E’ una decisione che “alimentera’ ancora piu’ i sentimenti populisti”, scrive Thomas Schmid, editorialista del quotidiano conservatore Die Welt, secondo cui, in caso di nuove elezioni, “il grande vincitore ” potrebbe essere questa volta la Lega. Un modo per dire che se una catastrofe é stata evitata, ne seguirà forse – sostiene Die Welt- un’altra, ancora peggiore.

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