Dubbi e trasversalità del Referendum

0
711
Dubbi e trasversalità del Referendum
Condividi

Trasversalità in aumento, a due settimane dal Referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, fra  le motivazioni del fronte del Si e del fronte del No.Dubbi e trasversalità del Referendum

Nonostante la legge che propone l’abbassamento del numero dei Deputati da 650 a 400 e dei Senatori da 315 a 200 sia stata approvata in via definitiva nell’ottobre 2019, dopo quattro letture, con una vasta maggioranza parlamentare di 553 voti favorevoli, il fronte del No dà l’impressione di essere più ampio rispetto allo schieramento iniziale delle forze politiche contrarie.

Dubbi e trasversalità del Referendum
Giuseppe Lauricella

“Dire Sì o No è un pò più complesso per me. Direi che viste le motivazioni, il contesto e la prospettiva la riforma non mi convince. In altro contesto e con altri presupposti forse avrei votato per il sì” spiega per esempio il costituzionalista e professore universitario Giuseppe Lauricella, già parlamentare nazionale.

Dubbi e trasversalità del Referendum
Giorgio Trizzino

Mentre, nonostante l’assenza giustificata alla Camera dei Deputati per il cruciale voto di fiducia al Governo del 3 settembre, Giorgio Trizzino, primario ospedaliero a Palermo e autorevole think tank di 5 Stelle a Montecitorio, non ha dubbi sulle ragioni del Si. 

  • Si o no? Quali le vostre rispettive posizioni sul referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari?

Giuseppe Lauricella: “Premetto che non credo – di per sé – che ridurre il numero dei parlamentari generi un vulnus alla rappresentanza. Ciò detto, sono contrario alle motivazioni basate sui “costi del Parlamento” che hanno portato alla scelta di ridurre il numero dei parlamentari: la democrazia costa più di un sistema autoritario e su tale assunto è inaccettabile la logica del risparmio. Peraltro, il taglio del numero dei parlamentari  non garantisce la qualità della rappresentanza. Questa dipende da chi forma le liste elettorali che, almeno fino ad oggi, ha perseguito e preferito la logica della “fedeltà” dell’eletto più che quella della “qualità” e della “dignità” della funzione del parlamentare.E in un sistema con un numero più contenuto di parlamentari tale criterio rischia di essere ancor più accentuato e facilitato. Dirò di più: persino le liste bloccate avrebbero potuto essere un eccezionale strumento di selezione del parlamentare, ma in larga misura non è stato sfruttato in tal senso. Anzi, a volte è servito per sostituire un parlamentare non fedele, seppur competente, con un fedele acritico.”

Giorgio Trizzino : “L’imminente voto referendario è percorso da una sottile linea d’ipocrisia. Se si considera l’esito del dibattito parlamentare dovrebbe darsi per scontata una maggioranza schiacciante di posizioni favorevoli al mantenimento della modifica al ribasso del numero dei rappresentanti popolari alle Camere. Al contrario, cominciano ad emergere punti di vista che contraddicono all’interno dei partiti le precedenti posizioni. Sorgono allora 2 domande. Perché questo mutamento di atteggiamento? Il voto a suo tempo dato in Parlamento fu sincero ovvero nascondeva la riserva mentale di ribaltarlo al referendum nonché la volontà di assecondare interessi personali? Entrambi gli interrogativi impongono la risposta dei dirigenti dei partiti. La questione è seria e merita un ampio dibattito, che oggi si distingue per l’aggressività e l’intolleranza dei toni usati da molti sostenitori del no”.

  • Che succede se vincerà il Si e se vincerà il No?

Giuseppe Lauricella: “Se vincerà il Sì alla riforma costituzionale occorrerà adeguare i regolamenti parlamentari. Se vincerà il No, non cambierà nulla. Quanto alla legge elettorale, non ritengo che dipenda dal referendum né che vi sia una essenziale connessione. Chi vuole cambiare la legge elettorale vuole farlo a prescindere, ma utilizza il referendum per giustificarne la modifica. Non credo che il referendum determinerà una riduzione della rappresentanza: è la legge elettorale – in generale – ad essere determinante in tal senso. Tutti gli effetti disastrosi paventati sono sostenuti da alcuni (piccoli) partiti che sembrano preoccuparsi – in effetti – più della loro sopravvivenza che della rappresentanza territoriale: ogni deputato o senatore – secondo la Costituzione – rappresenta la Nazione non il luogo di provenienza. Allora, il problema – in realtà – è un altro: i piccoli partiti chiedono di essere presenti in Parlamento e, in nome di questo, si sono sempre prodotte leggi elettorali che li hanno, comunque, garantiti. Ricordiamo la migliore lista perdente? Persino il Mattarellum, pur privilegiando i collegi uninominali (maggioritario) inserì la quota proporzionale per garantire le piccole liste e anche per garantire la elezione dei vari “notabili”. Nessuno in Germania (visto che parliamo di “germanicum”) denuncia un vulnus di rappresentanza pur essendoci uno sbarramento al 5%! Allora diciamo chiaramente che il problema riguarda il limitato consenso elettorale dei piccoli e la loro esigenza (per non dire pretesa) di entrare in Parlamento. Pretesa che diventa forte quando i piccoli sono indispensabili alla maggioranza di Governo.  Tanto varrebbe, in tali circostanze, togliere ogni forma di sbarramento e lasciare che tutti entrino. L’unica scelta su cui si dovrebbe riflettere è tra maggioritario e proporzionale, tenendo conto che nell’uno come nell’altro sistema – se si vuole – si possono inserire clausole ch spingano alla coalizione. “

Giorgio Trizzino: “La vittoria del Si, pur se dovrà essere inevitabilmente approvata subito dopo una riforma elettorale organica, innescherà un cambiamento da tempo atteso ed ormai irrinunciabile che porterà l’Italia tra i paesi con un numero di parlamentari idoneo alle reali necessità. La vittoria del No lascerà le cose come stanno e cioè un Parlamento poco efficiente e di scarsa qualità dei suoi componenti tra cui si annidano spesso assenteisti, imboscati e traffichini. Tagliare gli eletti significa dare loro maggior peso e responsabilità e al tempo stesso maggiore riconoscibilità. Non è tanto il risparmio economico, che pure c’è, a doverci interessare, ma l’avvio di una nuova fase di efficienza dei processi ed efficacia delle scelte in cui ben altri risparmi si potranno ottenere.”

  • Oltre al Governo che contraccolpi potranno registrare i partiti della maggioranza?

Giuseppe Lauricella:  “Sul piano politico, se vincerà il Sì o il No non farà molta differenza: la maggioranza rimarrà ferma almeno fino alla elezione del Presidente della Repubblica. I partiti di maggioranza continueranno a sforzarsi di condividere il possibile. Nel caso di vittoria del Sì e con una nuova e ridotta composizione del Parlamento, nella prossima legislatura si accentuerebbe la centralità del Governo, che con una maggiore concentrazione di parlamentari della maggioranza, data dalla riduzione del numero, potrebbe più facilmente determinare e affermare le scelte di governo (anche grazie al vincolo di Gruppo e di Partito, che riecheggia quella passata idea di far votare direttamente i presidenti dei Gruppi parlamentari). Per tali ragioni una maggiore autonomia del Parlamento e dei parlamentari sarebbe l’unico strumento per garantire il pluralismo non solo politico ma, soprattutto, delle idee, che significa affermare la democrazia, la rappresentanza e con esse la dignità della politica.”

Giorgio Trizzino : “ A questo proposito voglio ricordare il voto ampio del Parlamento a una proposta partita dal basso e portata avanti dal Movimento 5 Stelle, con coerenza. Il Governo non avrà comunque nessun contraccolpo perché comunque l’esito del referendum esprime la volontà popolare di cui bisogna sempre accettare le scelte. Ecco perché serve un Si convinto per confermare una scelta mai messa in dubbio dal popolo, che ha la possibilità di inaugurare una nuova fase di qualità ed efficienza della politica recandosi alle urne. È l’occasione per il Paese intero, di muoversi tutto unito per fare una scelta invocata da decenni.”

 

Facebook Comments
Condividi