Brilla come non mai di immagini riflesse e di ricordi ormai storici, all’interno del Duomo di Milano, la figura poliedrica di Silvio Berlusconi, tycoon, champion winner di calcio, editore, politico, statista e funambolico protagonista degli ultimi 35 anni della storia del paese che amava.
Una luce riflessa destinata a brillare ancora a lungo e che si riverbera nelle lacrime, nel cordoglio, nel contegno impassibile e soprattutto nei moltissimi sguardi perduti sul filo dei flashback dei tanti incontri, abbracci,sorrisi e confidenze col Cavaliere che si possono cogliere fra i Capi di Stato, Premier, Commissari europei, vertici istituzionali, Ministri, Ambasciatori e Sceicchi e la moltidudine di persone che con i familiari gremiscono le cinque navate della Catterdale meneghina e la piazza.
Già circonfuso da una beatificazione politica trasversale e soprattutto popolare a reti unificate, Silvio Berlusconi ha impersonificato ed amplificato nel corso della attenta coreografia dei funerali di Stato la sua stessa legenda, consacrata da interminabili applausi e cori da stadio. Una leggenda alimentata anche dalla sepoltura nella tomba del mausoleo privato realizzato nel parco della villa di Arcore.

“Celebriamo il mistero del compimento. Cosa possiamo dire di Silvio Berlusconi ? che é un uomo e ora incontra Dio” ha significamente affermato nell’omelia l’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini.
Il big bang emotivo e popolare dell’addio a Silvio Berlusconi evidenzia molteplici risvolti politici. Nel giorno dei funerali si concretizza la prospettiva di una prosecuzione del berlusconismo per riscattare il martirio giudiziario giornalistico che avrebbe subito il Cavaliere.
Rilanciati e commentati quasi allo stesso livello delle esequie di Papi e Sovrani, gli impatti mediatici e le news sui funerali del Cavaliere denotano la nascita di fatto di una vera e propria mitologia ed una sorta di idolatria, destinate a lievitare ed a perpetuarsi nel tempo.


