Genova e dintorni superstiti e sopravvissuti

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Cuore & Batticuore

Rubrica settimanale di posta. Sentimenti passioni amori e disamori. Storie di vita e vicende vissute

Genova e dintorni superstiti e sopravvissuti

Sopravvissuti come e prima Genova

By Emanuela Fagioli

Genova, ma non solo. A margine di una tragedia i giornalisti cercano anche le storie di chi ce l’ha fatta, di quelli sfiorati dalla morte eppure salvi. Forse per esorcizzare il sentimento di impotenza di fronte alla lucida contabilità dei morti e per ribadire un rassicurante primato della vita.

Quante volte nella nostra esistenza la morte ci sfiora? Quante volte ignari abbiamo rischiato l’incontro conclusivo? Un attimo, un passo. Una frazione di tempo e spazio.Genova e dintorni superstiti e sopravvissuti

Destino? Lo stesso destino ti può far fermare ad allacciare la stringa di una scarpa e per questo salvare dal masso che cade dalla montagna davanti a te o ti può far fermare ad allacciare la stringa di una scarpa proprio in traiettoria del masso.

Chiamiamo il primo caso miracolo e il secondo casualità?  O usiamo il binomio fortuna – imprudenza? Ho davvero osservato il versante della montagna prima di passare su quel sentiero? E se avessi posto più cura nell’allacciarmi le scarpe? E se avessi continuato a camminare con la stringa slacciata?

Ognuno ha il proprio credo e la mia riflessione non vuole inabissarsi in labirintiche speculazioni di questo tipo. Vorrei porre l’accento su un aspetto diverso.

Ok, la tragedia ti ha sfiorato ma la tua storia non è finita. Poteva finire e non è finita. Sei vivo e tra le decine e decine di volte che ignaro hai rischiato, questa volta ne hai piena coscienza. Per qualche giorno hai l’allure del sopravvissuto. Ma cambierà la tua vita? In un qualche modo si, dovrebbe cambiare.

Genova e dintorni superstiti e sopravvissuti

Emanuela Fagioli

Ero a Katmandu il 28 settembre 2012 pronta all’imbarco, destinazione Lukla per poi affrontare il lungo sentiero che attraverso la Kumbu Valley, porta al Laboratorio Scientifico Piramide nei pressi del campo base dell’Everest. Un sopralluogo di lavoro, con un team composto da quindici persone. Il capospedizione e il console italiano sono in leggero ritardo. Dall’auto chiamano il referente della piccola compagnia aerea nepalese. “No problem, wechange planes”. Un assistente arriva, ci blocca con mite cortesia e invita all’imbarco altri sedici passeggeri in lista per il volo successivo.

L’aereo parte, la lista d’imbarco porta i nostri nomi, ma sui sedili del piccolo Dornier si siedono felici i trekkers cinesi e inglesi. Leggermente di malumore vediamo il “nostro” aereo decollare mentre capospedizione e console superano i controlli. Pochi secondi, una fiammata nel cielo basso in fondo alla pista, un attimo, un accenno di manovra e l’aereo vien giù. Lo schianto e più nulla, solo fiamme e una colonna di fumo nero. Nessun sopravvissuto.

Genova e dintorni superstiti e sopravvissuti

Incidente aereo aeroporto di Katmandu

Per settimane mi sono svegliata di notte e in testa avevo i sorrisi di quei ragazzi inglesi pronti per la loro grande avventura sui sentieri himalayani. Nel buio rivedevo il loro saluto prima di lasciarci lì inchiodati ad aspettare il secondo aereo. Perché loro e non noi?

E quella mattina è cambiata la mia vita? Si in un qualche modo è cambiata.

Le esperienze ci modellano giorno dopo giorno ma a volte ci appannano anche. L’evento traumatico lacera questa naturale opacità. Accettiamolo come un dono ulteriore.

Ogni attimo della nostra vita è prezioso. Ogni gesto. Se hai una possibilità di fare qualcosa di buono, qualcosa di bello, non sprecarla. Non aspettare. Non avere paura.Genova e dintorni superstiti e sopravvissuti

Destino, fato, ineluttabilità del caso: le riflessioni di Emanuela Fagioli, fotografa e pittrice esperta nel cogliere l’attimo, condensano secoli di teorie e interrogativi filosofici sulla predeterminazione della vita in forza della quale il futuro sarebbe già deciso.  Ma per sopravvivere i sogni sono indispensabili, proprio come la realtà, sostengono i saggi. Anche se, osserva Oscar Wilde, “vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste e nulla più.”

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