Ponti e autostrade poca tecnologia e molte inchieste giudiziarie

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Ponti e autostrade poca tecnologia e molte inchieste giudiziarie
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Zero tecnologia e molte indagini per ponti e autostradePonti e autostrade poca tecnologia e molte inchieste giudiziarie

Intelligenza artificiale e tecnologia sono in grado di prevenire ulteriori crolli di ponti e viadotti. Sensori, telecamere e droni possono monitorare costantemente tutti i tipi di infrastrutture e dare immediatamente l’allarme prima ancora del superamento dei limiti di staticità o del processo d’ossidazione oppure  del cedimento di uno strallo.

I software sono in grado di analizzare il flusso continuo delle informazioni di migliaia di sensori applicati sulle strutture di  viadotti, ponti, autostrade, statali, gallerie, argini di fiumi, colline, pareti montagnose, palazzi e che monitorano in tempo reale temperatura, deformazione, inclinazione di ogni parte della costruzione.

Ogni sensore analizza una sezione delle strutture. Il software ha una visione d’insieme e coglie la minima variazione dell’assetto e dei singoli elementi infrastrutturali. L’impiego della più avanzata tecnologia su larga scala consentirebbe inoltre di far convergere i dati a centri di controllo nazionali e regionali in grado di disporre  in tempo reale interventi e contromisure per singola criticità.

Ponti e autostrade poca tecnologia e molte inchieste giudiziarie
(foto Ansa)

Finora, spiegano gli esperti, il monitoraggio è stato fatto con strumenti analogici, con sensori che raccoglievano dati che venivano analizzati di giorno in giorno. La digitalizzazione offe un istantaneo quadro generale che individua anomalie e punti critici.

Da nord a sud le condizioni generali delle infrastrutture italiane, che necessitano di un immediato piano nazionale di monitoraggio, è evidenziato dalla sintesi delle principali inchieste giudiziarie in corso, oltre a quella per il disastro di Genova appena avviata.Ponti e autostrade poca tecnologia e molte inchieste giudiziarie

  • Ponte di Annone

L’inchiesta sul crollo della struttura di Annone Brianza, Lecco, che nell’ottobre del 2016 ha provocato la morte di un automobilista, è ancora nella fase delle indagini preliminari e vede indagate sei persone. Il procedimento ha subito rallentamenti a causa del trasferimento nel novembre del 2017 da Lecco a Bergamo del pm titolare del fascicolo

All’inizio dell’estate, il Pubblico Ministero che ha ereditato l’inchiesta, Cinzia Citterio, ha iscritto tre nuovi indagati, sulla base di una consulenza da lei disposta, aggiungendoli a tre ingegneri già indagati, individuati in un primo momento: un dirigente del settore Viabilità e Strutture dell’amministrazione provinciale di Lecco, il responsabile del servizio concessioni e reti stradali della Provincia e un tecnico dell’Anas. Le accuse sono quelle di omicidio colposo e disastro colposo.Ponti e autostrade poca tecnologia e molte inchieste giudiziarie

  • ​Ponte di Carasco

Il processo di primo grado per il disastro nel paese dell’entroterra ligure, che ha provocato la morte di due persone precipitate con l’auto nel torrente Sturia, si è chiuso il 24 maggio del 2017 con l’assoluzione di 4 dirigenti dell’ex Provincia di Genova. La sentenza è arrivata a oltre 3 anni dal cedimento. Il pm aveva chiesto condanne fino a 3 anni per i reati di omicidio colposo e disastro colposo, sostenendo che l’evento sarebbe stato “l’esito di una prolungata inosservanza di controlli programmati e periodici”.

  • Tramonti di Sopra Friuli Venezia Giulia

Per il cedimento durante un collaudo del ponte Chiavalir, datato 15 dicembre 2004, è arrivata a distanza di sette anni, nel dicembre del 2011, una sentenza di condanna definitiva nei confronti di quattro dipendenti della Consolstrade. La pena più alta, a un anno e quattro mesi, è stata inflitta al direttore tecnico dell’azienda. Un autista rimase ferito in modo non grave per il crollo determinato, secondo un perito del Tribunale “da irregolarità nell’esecuzione dei lavori”.Ponti e autostrade poca tecnologia e molte inchieste giudiziarie

  • Pilone autostrada Palermo Catania

Il 10 aprile 2015 a Caltavuturo una frana ha provocato il cedimento di un pilone al chilometro 61 della Palermo-Catania. Al momento del cedimento fortunatamente non si trovavano a transitare mezzi, ma per mesi la Sicilia fu praticamente spezzata in due. L’inchiesta della Procura di Termini Imerese, riguardante l’ipotesi di reato di disastro colposo,  è in pieno svolgimento.Ponti e autostrade poca tecnologia e molte inchieste giudiziarie

  • Viadotto Agrigento Porto Empedocle

Il viadotto Morandi, costruito dopo la frana del luglio ’66 ad Agrigento, è stato chiuso al traffico nel 2016 per cedimenti e pericolo di crolli. E un’inchiesta è stata aperta dalla procura agrigentina. Il viadotto collega la Città dei Templi a Porto Empedocle con due corsie per senso di marcia ed è lungo quasi 4 km in massima parte sorretta da piloni.

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  • Viadotto Palermo Agrigento

La Procura di Termini Imerese ha chiuso le indagini sul crollo del viadotto Scorciavacche, inaugurato il 23 dicembre del 2014 e crollato una decina di giorni dopo, per fortuna senza causare danni a persone. L’inchiesta coinvolge 14 indagati, tra i quali gli ex vertici nazionali e regionali dell’Anas.

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  • Viadotto Ravanusa – Licata

L’11 luglio di quest’anno, a 4 anni dal crollo del viadotto ‘Petrulla’ in provincia di Agrigento, la Procura agrigentina ha chiesto di condannare a un anno e otto mesi col rito abbreviato per disastro colposo il direttore dei lavori e di rinviare a giudizio l’altro imputato, un progettista, che ha chiesto di essere giudicato col rito ordinario. Il cedimento causò il ferimento di 4 persone.

 

Fonte: Agi

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