Memoria e giustizia per il giudice dimenticato. Nei giorni in cui, in Cassazione e presso i tutti distretti delle Corti d’Appello, vengono celebrate le cerimonie per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, i giudici ed i vertici giudiziari siciliani commemoreranno con particolare commozione il primo magistrato italiano ucciso “nell’esercizio delle funzioni“: Antonino Giannola assassinato il 26 gennaio del 1960 a durante un’udienza nell’aula del Tribunale di Nicosia del quale era Presidente.

Mentre sparava l’assassino urlò che voleva uccidere la giustizia. E paradossalmente per quasi 60 anni ha rasentato l’obiettivo. Inghiottito dall’oblio, il nome di Antonino Giannola infatti non compare nella targa di ottone affissa davanti all’aula magna della Corte di appello del tribunale di Palermo e che ricorda tutti i magistrati uccisi nell’esercizio delle funzioni, dalla mafia, dal terrorismo e dalla criminalità.
Con i dati incisi a mano sono in tutto 27, elencati in ordine cronologico: da Agostino Pianta, ucciso 17 marzo 1969, a Fernando Ciampi colpito a morte in piena udienza il 9 aprile 2015 al Palazzo di Giustizia di Milano con modalità simili all’omicidio del giudice Giannola.
Nell’elenco, assieme a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino (1992) figurano fra gli altri, Pietro Scaglione (1971), Cesare Terranova (1979), Gaetano Costa (1980), Giacomo Ciaccio Montalto e Rocco Chinnici (1983), Antonino Saetta (1988) e Rosario Livatino (1990).
Per decenni la storia di Antonino Giannola é finita nel dimenticatoio. Poi nel dicembre del 2018, al termine di un lungo iter di collaborazione tra Anm, Csm e Ministero della Giustizia, il suo nome é stato inserito nell’elenco delle rose spezzate dell’Anm, che raccoglie i nomi dei magistrati morti mentre svolgevano le loro funzioni di servizio.


