Grano duro italiano alla riscossa

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Grano duro italiano alla riscossa
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La produzione di grano duro italiano sta vivendo una fortissima fase di ripresa, tanto che si parla di una vera e propria  resurrezione.Grano duro italiano alla riscossa

L’interesse per il grano italiano rappresenta una significativa inversione di tendenza dopo che nell’ultimo decennio è scomparso un campo di grano su cinque, con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati ed effetti dirompenti sull’economia, sull’occupazione e sull’ambiente.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione della firma del protocollo di intesa per il grano duro italiano da parte del Ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova e gli imprenditori del settore.

Grano duro italiano alla riscossa
Teresa Bellanova

Con la trebbiatura 2019 si è realizzato un raccolto di 6,7 miliardi di chili di grano, coltivati su quasi 1,8 milioni di ettari, rispetto ai circa 2,3 milioni di un decennio fa. Ma la domanda dei consumatori per la pasta ottenuta con il grano duro italiano sta spingendo verso linee di produzione di Made in Italy 100% con accordi per aumentare le coltivazioni in Italia.

L’adesione ai contratti di filiera attraverso i quali i produttori seguono determinati disciplinari tecnici garantisce l’ottenimento di elevati standard quantitativi e qualitativi per il grano duro destinato alla pasta che é stato coltivato nel 2019 su 1,2 milioni di ettari per un raccolto di 4 miliardi di chili.

La regione con la maggiore produzione di grano duro in Italia é la Puglia con circa 900 milioni di chili distribuiti in 340.000 ettari. Segue la Sicilia con una produzione di circa 800 milioni di chili mentre più a nord si trovano l’Emilia Romagna e le Marche, rispettivamente con circa 450 e 440 milioni di chili. Grano duro italiano alla riscossa

Per il Ministro Teresa Bellanova “E’ dimostrato che l’etichettatura ha comportato un incremento e non un problema per le imprese. Tanto é vero che le imprese che la hanno adottata, anche se é  scaduto il termine, vogliono continuare. Questo ci dà forza per portare avanti in Europa la battaglia per dire che l’etichettatura obbligatoria é necessaria, e attraverso questo si fa un patto con i consumatori, perché dobbiamo rendere sempre più chiaro da dove viene la materia prima, come é stata prodotta, come viene trasformata e come viene confezionato il prodotto”.

La sottolineatura del Ministro delle politiche agricole, riguarda la guerra invisibile in corso sulle tavole  degli italiani e nelle campagne del nostro Paese tra  le originali produzioni di grano duro del nostro Paese e le farine, il pane, la pasta, ed almeno il 50% dell’alimentazione riconducibile invece alle massicce importazioni di grano a prezzi fortemente concorrenziali.

Grano d’importazione che  sarebbe contaminato dal diserbante sistemico fitotossico glyphosate classificato come cancerogeno dalla  IARC, Agency for Research on Cancer, l’Agenzia per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Fonti: Agenzia Ansa

Foto Copertina: Claudia Casanova

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