L’eredità sempre fertile e ispiratrice di padre Sorge

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L’eredità sempre fertile e ispiratrice di padre Sorge
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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by  Augusto Cavadi

Questo libro di Bartolomeo Sorge con Maria Concetta De Magistris (Un gesuita felice. Testamento spirituale, Edizioni Terra Santa, Milano 2021) non è di facile classificazione.L’eredità sempre fertile e ispiratrice di padre Sorge

Come spiega bene don Massimo Naro nella Prefazione, è un insolito “intreccio di biografia e autobiografia”; anzi, per essere più precisi, si potrebbe dire di “biografia” (del noto gesuita scomparso nel 2020) e di “autobiografie” al plurale (della teologa discepola di Sorge e dello stesso Sorge). Ma né l’una né le altre due seguono i canoni abituali: infatti, più che alla completezza cronologica delle vicende personali, mirano ad evidenziare alcuni tratti spirituali più salienti delle due esistenze.

Massimo Naro
Don Massimo Naro

Così la De Magistris racconta il suo incontro giovanile a Palermo con il già celebre direttore de “La Civiltà Cattolica” trasferito (o esiliato?) da Roma a Palermo perché, chiusa con l’elezione al soglio pontificio di Giovanni Paolo II l’era del Concilio ecumenico Vaticano II, anche l’organo ufficiale dei gesuiti italiani doveva mutare impostazione. E dunque direzione.

L’autrice, negli anni di frequenza del ‘padre’ spirituale, ne individua tre “sogni” che egli ha avuto la fortuna di vedere, almeno in parte, avverarsi: la sua “santità” (ovviamente come aspirazione costante), “una città a misura d’uomo” e “una Chiesa rinnovata”. Raccontandoli per iscritto, con sincera ammirazione e delicatezza di tocco, la De Magistris realizza per così dire un quarto sogno di Sorge: “Un libro! Sì. Una testimonianza scritta che potrà continuare a ringraziare e lodare il Signore, anche quando la mia voce sarà spenta”.

Infatti, affinché il libro sia meno incompleto possibile, nella seconda parte del “dittico” (o della “dilogia”) è lo stesso Sorge che confida al lettore i sette “segni” che, a suo parere, lo hanno illuminato e sostenuto: la “vocazione” al sacerdozio nell’Ordine dei gesuiti, il “cambiamento epocale” verificatosi nel mondo e nella chiesa cattolica, la Scrittura come “Parola di Dio”, l’assistenza dello “Spirito Santo”, la “preghiera del cuore”, l’Eucaristia e la devozione a Maria.

L’eredità sempre fertile e ispiratrice di padre Sorge
Padre Sorge con un altro Gesuita di primissimo piano, il Cardinale Arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini

Come si vede, emerge il profilo di una personalità davvero rappresentativa di transizione: aperto alle novità teologiche, culturali e socio-politiche dell’era “post-cristiana”, comunque saldamente radicato nella spiritualità cattolica tradizionale. Ce n’è stato abbastanza, ieri,  per ritenerlo un pericoloso innovatore (al punto che i vertici episcopali italiani ‘bocciarono’ la proposta di Giovanni Paolo I di nominarlo patriarca di  Venezia), ma altrettanto, oggi,  per ritenerlo prigioniero dell’illusione di molti altri esponenti dell’ala ‘conciliare’: che la proposta evangelizzatrice della chiesa cattolica necessitasse solo di un “aggiornamento”, di una potatura di rami ormai invecchiati, e non di una rifondazione radicale alla luce del messaggio evangelico originario, addomesticato sin dai primi decenni subito dopo la morte di Gesù. Se Sorge avesse intuito e condiviso questa necessità si sarebbe spento non sazio di riconoscenza e di riconoscimenti, ma isolato e guardato con diffidenza, come è capitato ad altri suoi coetanei quali Lorenzo Milani, Ernesto Balducci, Luigi Sartori, Giulio Girardi, Enzo Mazzi, Giovanni Franzoni, Ortensio da Spinetoli, Carlo Molari (per limitarci agli italiani). Non sarebbe stato, com’è stato, tra i più progressisti degli ortodossi, ma tra i più moderati degli eretici.L’eredità sempre fertile e ispiratrice di padre Sorge

 

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