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Lo spettro dell’alibi dietro l’attentato di Mosca

Nemesi islamica o altro, le modalità ed il bilancio, che rasenta le 150 vittime, dell’attentato di Mosca potrebbero rappresentare una cinica strategia ad orologeria per raggiungere effetti e soprattutto scopi ben diversi dalla semplice vendetta fondamentalista.

E’ davvero incredibile che nella capitale russa monitorata dai servizi di sicurezza con i più avanzati sistemi di identificazione facciale forniti dai cinesi, un commandos di quattro o cinque persone abbia potuto raggiungere e fare irruzione nell’area del Crocus City Hall, massacrare la folla, scatenare un’incendio e poi dileguarsi fra le maglie della polizia e dei reparti speciali che avevano già circondato la zona e l’intera periferia. Lo spettro dell’alibi dietro l’attentato di Mosca

Oltre alla rivendicazione dell’Isis, ad avvalorare la pista fondamentalista circa due settimane addietro l’Fsb, il servizio segreto russo erede del Kgb sovietico, aveva affermato di avere eliminato una cellula della branca afghana dello stato islamico che stava pianificando un attacco armato nella capitale.

Notizie che coincidevano con i rapporti dell’intelligence americana che il 7 marzo aveva avvertito il Cremlino che il gruppo terroristico Isis-k, un ramo dello Stato islamico che ha operato in Afghanistan, Siria, Pakistan e Iran, era attivo in Russia.

Vera o solo apparente la pista islamica é stata immediatamente utilizzata dall’ex Presidente Dmitrij Medvedev, attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza, per affermare: «Se Kiev é coinvolta, uccideremo i leader ucraini».

Niente in confronto al delirante invito pubblicamente rivolto a Putin da parte  dell’oligarca Konstantin Malofyev che ha chiesto un attacco nucleare contro Kiev. «Diamo alla popolazione civile ucraina 48 ore per lasciare le città e utilizziamo tutte le forze e i mezzi per porre fine finalmente a questa guerra con la sconfitta del nemico», ha teorizzato Malofyev su Telegram.

Immediata la replica del governo ucraino, che ha negato ogni oltre dubbio qualsiasi coinvolgimento, così come ha fatto il Corpo dei Volontari Russi, le unità paramilitari che nelle ultime settimane hanno rivendicato diversi attacchi e  tentativi di infiltrazione nelle regioni russe frontaliere di Belgorod e Kursk. Se non altro perché le eventuali operazioni di commandos ucraini in territorio russo per allentare la morsa dell’invasione, avrebbero obiettivi militari, come le fabbriche di armamenti, il Cremlino, le basi e i quartier generali delle forze armate, depositi petroliferi, aeroporti e trasporti. Tanto che Zelensky ha contr’accusato Putin di voler sfruttare la reazione popolare all’attentato a sostegno della guerra contro l’Ucraina.

Lo spettro dell’alibi dietro l’attentato di Mosca

In attesa di sviluppi da Mosca della caccia ai terroristi, con i primi fermati che risulterebbero dei cittadini del Tagikistan, paese dell’ex Unione Sovietica prevalentemente musulmano confinante con l’Afghanistan, si teme una mossa a sorpresa da parte di Putin contro Kiev, già direttamente chiamata in causa dal Presidente russo.

Oltre al classico cui prodest, che impatto avrà l’attentato di Mosca nelle prossime fasi della tentata invasione dell’Ucraina? si chiede l’Occidente.

Nell’Europa che si sta preparando al peggio e programma l’avvio di un piano di difesa comune, il timore più grave é rappresentato dal dover constatare come spesso proprio l’alibi rappresenti la prova di un delitto.

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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