Mattarella Draghi e la formula della relatività istituzionale

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Ma è immaginabile un’Italia senza Mattarella e Draghi
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L’eco della politica si rifrange fra Quirinale e Palazzo Chigi e fa trasparire in controluce tattiche, astuzie, ambizioni e timori di leader e partiti.

Strategie superate dall’evoluzione esponenziale della situazione globale, mentre la teoria della relatività costituzionale dell’interesse nazionale, che accomuna il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio, proietta il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Premier Mario Draghi nel contesto internazionale in continuo aggiornamento che affronta e avvia a concrete soluzioni le crisi.Mattarella Draghi e la formula della relatività istituzionale

A cominciare dall’emergenza sanitaria, economica e sociale provocata dalla pandemia, a quella di lungo respiro, ma risolutiva per il Paese, dell’appianamento del debito pubblico.

Dietro la prospettiva del recovery forever, cioè della stabilizzazione permanente e non soltanto fino al 2026 della valanga di finanziamenti europei del piano di ripresa Next Generation EU, prospettiva che si sta facendo strada a Bruxelles, si intravede infatti la possibilità di diluire il debito pubblico italiano nel debito sovrano europeo, attraverso l’emissione di eurobond e un mix fra inflazione, Quantitative Easing ed acquisti a ciclo continuo di titoli di stato da parte della Bce.

Alla moltiplicazione per almeno un decennio di risorse da destinare allo sviluppo si aggiungerebbe soprattutto il trasferimento del debito italiano nel calderone del disavanzo complessivo dei paesi dell’Unione Europea. In estrema sintesi: flusso costante di risorse e sublimazione del debito.  Una prospettiva di portata storica e di incommensurabile potenzialità economica, che soltanto la credibilità e il prestigio di Mattarella e Draghi possono garantire e trasformare in realtà  per l’Italia.Mattarella Draghi e la formula della relatività istituzionale

A meno che qualcuno degli esponenti politici che si sono affannati a lanciare candidature verso il Colle per lasciare libero Palazzo Chigi, o per scoprire le ambizioni sottotraccia per il Quirinale, non sia in grado di subentrare a Draghi e padroneggiare e risolvere in cento giorni come il Premier sta dimostrando di fare, con pacata risolutezza, problemi come il varo e il disco verde per il recovery plan, il piano di vaccinazioni, la sburocratizzazione, le riaperture responsabili, il sostegno ai giovani e all’economia, l’incardinamento delle riforme e il riassetto dell’intelligence.

Già, chi fra i protagonisti della politica primatisti di talk show, web e social, si candida a Palazzo Chigi al posto di Mario Draghi ed è pronto a confrontarsi con le attuali problematiche e i partners internazionali che ripeteranno all’infinito la domanda “where is Mario” ?

Le mancare risposte, e soprattutto l’assoluta necessità di una continuità di governo e di garanzia istituzionale, determinano la convergenza  sull’esigenza politica e costituzionale  di una “staffetta” fra Mattarella e Draghi. Ovvero la riconferma, quanto meno fino al 2024, di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, a garanzia della delicata transizione fra l’attuale Parlamento e le nuove camere con un numero ridotto  di deputati e senatori: da 630 a 400 a Montecitorio e da 315 a 200 a Palazzo Madama.

Una riconferma che consentirebbe a Draghi di definire e avviare a conclusione il recovery plan per poi candidarsi alla successione di Mattarella al Quirinale. Un passaggio di testimone che confermerebbe anche in politica l’esattezza della teoria della relatività di Albert Einstein, con un considerevole balzo in un futuro di democrazia compiuta e di ripresa economica di un’Italia, che con Mattarella e Draghi prima ancora dell’epilogo della veltascuaunung della Cancelliera Angela Merkel ha già assunto il ruolo di baricentro europeo. Mattarella Draghi e la formula della relatività istituzionale

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