Messinscena di crisi annunciata ma da fare aprire ad altri

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Messinscena di crisi annunciata ma da fare aprire ad altri
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La nuttata della messinscena della crisi annunciata non passa, anzi assume la forma in un geyser di acqua incandescente che preannuncia l’eruzione del vulcano della politica.Risultato immagini per crisi governo

In un crescendo di invettive la sfida fra il Premier Giuseppe Conte e Matteo Renzi tracima quasi in un’ordalia. Dialettiche e tattiche contraposte: Conte cavalca l’onda della bocciatura del bilancio europeo e la fiducia appena ottenuta dal Governo sul decreto Milleproroghe per rilanciare un piano di crescita dell’economia italiana mentre stenta invece sul tentativo di racimolare al Senato una pattuglia di responsabili fuoriusciti da Forza Italia.Messinscena di crisi annunciata ma da fare aprire ad altri

Dalla barricata opposta Renzi carambola in varie direzioni e colpisce duro soprattutto sulla prescrizione, sul reddito di cittadinanza e sulla tenuta della maggioranza.

Nonostante la fiducia sul Milleproroghe e l’ampia approvazione della  Camera alla risoluzione delle comunicazioni del presidente del consiglio in vista del Consiglio Europeo (283 voti a favore, contrari 171 con 30 astenuti, i deputati di Fratelli d’Italia) il Governo continua ad essere sottoposto al fuoco di fila delle invettive di Renzi, che a Porta a Porta ha rincarato la dose: “Non si può andare avanti cosi, con le scene che abbiamo visto- ha chiosato il leader di Italia Viva che poi ha incalzato: “ Faccio un appello a tutte le forze politiche, Zingaretti, Di Maio, Crimi, Conte, Leu, Salvini, Meloni, Berlusconi: fermiamoci un secondo, portiamo il sistema dei sindaci a livello nazionale per eleggere il sindaco d’Italia, la soluzione è l’elezione diretta del presidente del Consiglio”. Un riforma in chiave anti Conte.Messinscena di crisi annunciata ma da fare aprire ad altri

Per Renzi, “anche se si rompe la maggioranza non si può votare fino all’autunno, è presumibile che fino al 2021 non si vota. C’è un impedimento tecnico, è il momento di pensare prima agli italiani e poi ai partiti”.

Quanto al nodo della prescrizione, “se nulla cambierà Italia viva presenterà la mozione di sfiducia al ministro Bonafede“. “Ma voglio essere ottimista, spero prevalga il buonsenso”, ha aggiunto Renzi, che poi ha sottolineato : “Se vogliono i nostri voti prendessero le nostre idee, una ogni tanto”.Messinscena di crisi annunciata ma da fare aprire ad altri

A Porta a Porta Renzi tenta un nuovo inedito metodo di sfiducia via etere del governo in carica: parlarne tanto male e dileggiarlo a tal punto in Tv da far saltare i nervi al Premier, fino a fargli rassegnare le dimissioni.

Ma con Conte, che ha già collaudato con successo l’arringa contro accusatoria nel dibattito parlamentare di ferragosto contro Matteo Salvini, j’accuse e dileggi dell’ex Premier e ex Segretario del Pd rischiano di fallire e di infrangersi sugli scogli di una ulteriore maratona parlamentare a reti unificate per verificare la fiducia dell’esecutivo.

Per Renzi il rischio boomerang è evidente e viene confermato dalla reazione di Forza Italia che in sintesi con Gabriella Giammanco, dice chiaro e tondo: “con Renzi? Perché no ? Se condivide le nostre idee…lavoriamo ad un governo fra centrodestra e Italia Viva.”Messinscena di crisi annunciata ma da fare aprire ad altri

La misura è colma, replica il Segretario Pd Nicola Zingaretti che dichiara lapidario: “Chiacchiericcio insopportabile. Io credo che qualcuno, agli italiani, se continua così, gli farà venire il mal di testa con questo chiacchiericcio insopportabile del quale non si capisce il fine”.

La nuttata insomma sembra destinata a dilungarsi e ad alimentare  le discrete verifiche in corso di maggioranze e governi alternativi.Messinscena di crisi annunciata ma da fare aprire ad altri

A cominciare dall’esecutivo istituzionale, evocato con convinzione dallo stesso Renzi in funzione liberatoria nei confronti di Conte, e spesso richiamato al contrario allo scopo di bruciarlo dal leghista Giancarlo Giorgetti.

In proposito, nei palazzi istituzionali in molti si stanno chiedendo se e quante volte ha squillato e squillerà ancora in questi giorni il telefono nel casale di famiglia di  Mario Draghi in Umbria,  sulle colline che circondano il Lago Trasimeno nei pressi di Città della Pieve, in provincia di Perugia.

E per quanto tempo l’ex Presidente della Bce dovrà fare ancora ricorso ad un quantitative easing di pazienza per ignorare la deriva della politica italiana.Messinscena di crisi annunciata ma da fare aprire ad altri

 

 

 

 

 

 

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