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Mosca dopo la Cina in campo per la pace i paesi neutrali

A Kiev e a Mosca le due facce di una guerra sbilenca e distruttrice a senso unico, ma che divora intere generazioni, hanno melodie e colori diametralmente opposte.

Nella capitale dell’Ucraina che da un anno resiste alla brutale invasione della Russia di Putin, risuonano in ogni angolo,  come in tutto il paese, le struggenti parole dell’inno nazionale: “Non è ancora morta la gloria dell’Ucraina, né la sua libertà… a noi, giovani fratelli, il destino sorriderà ancora…Daremo anima e corpo per la nostra libertà…”.

La più grande risorsa dell’Ucraina è la sua gente, dimostratasi eroica, intraprendente e creativa. In maniera diametralmente opposta per la Russia la gente è invece un tallone d’Achille: per il pessimismo, l’ossessività della repressione, la continua sottomissione e il regime di terrore e di intimidazione a cui sono sottoposti i russi costretti ad arruolarsi e a morire per una guerra che non è la loro.Mosca dopo la Cina in campo per la pace i paesi neutrali

Nella capitale russa ormai si trattiene il fiato ad ogni passo dell’escalation bellica del Cremlino. Calato il sipario sulle autocelebrazioni giustificazioniste del Presidente russo, il the day after dell’anniversario dell’attacco viene scosso dalle rivelazioni del Financial Times, che ha ricostruito la genesi dell’invasione. Putin fece tutto da solo, afferma l’autorevole quotidiano economico finanziario britannico e pianificò l’ataki, l’ordine in russo, con una ristrettissima cerchia di esponenti dei servizi segreti.

Un attacco reso noto solo dopo che era iniziato, tanto che lo stesso Ministro degli Esteri, Lavrov, ne era all’oscuro. La mattina dopo, riporta il Financial Times, diverse decine di oligarchi si riunirono al Cremlino consapevoli che l’invasione avrebbe scatenato sanzioni occidentali che avrebbero potuto distruggere i loro imperi economici. “Tutti erano fuori di sé “, racconta uno dei partecipanti all’evento, ma quando chiesero spiegazioni a Lavrov capirono che il Ministro degli Esteri ne sapeva meno di loro. Come è possibile? Chiesero. Risposta testuale di Lavrov: “Putin ha tre consiglieri: Ivan il Terribile. Pietro il Grande. Caterina di Russia”.

Ucraini e russi vittime del doppio massacro di Putin
Vertice al Cremlino fra Putin il Direttore del FSB Alexander Bortnikov, il capo dei servizi di intelligence esterni, Sergei Naryshkin ed il Ministro degli Esteri, Sergej Šojgu e Sergej Lavrov

Una ricostruzione che ricollegata alle decine di successivi “suicidi” e di morti misteriose, in Russia e all’estero,  di oligarchi e di vertici di grandi aziende statali, offre uno spaccato della cupa atmosfera moscovita degli ultimi 12 mesi.

Sul fronte dell’Ucraina orientale, dove la Russia occupa il 18% del territorio ed è inchiodata su una linea del fuoco lunga quasi mille chilometri da est a sud, i combattimenti più duri sono sempre attorno a Bakhmut. Non c’è stata in questi giorni, neanche dimostrativamente per la propaganda moscovita, la grande offensiva temuta da parte occidentale.Mosca dopo la Cina in campo per la pace i paesi neutrali

Sono le truppe di Mosca, anzi, che temono la controffensiva Ucraina, che potrebbe scattare fra la  primavera e l’inizio dell’estate, non appena le forze di Kiev  potranno schierare i carri armati Leopard e tutti i sistemi missilistici avanzati e le artiglierie a lunga gittata  Usa ed europei in via di consegna. Gli analisti notano che le capacità dell’armata russa sembrano essere in declino, sebbene ora, secondo l’intelligence, disponga di 320.000 soldati in Ucraina, circa il doppio dell’inizio dell’invasione.

“L’esercito russo lancerà in avanti forze poco addestrate e scarsamente equipaggiate” , ha affermato  al Washington Post Max Bergmann, direttore del programma Europa, Russia ed Eurasia del Centro studi strategici internazionali. “Ma é dubbio che saranno in grado di condurre complesse manovre offensive”.Mosca dopo la Cina in campo per la pace i paesi neutrali

Il punto vero è un altro e lo si è capito con la visita di Biden a Kiev: Stati Uniti, l’ Europa e gli alleati occidentali, Gran Bretagna, Canada, Australia e Giappone, hanno acquisito e conservano un vantaggio di diverse ore sul Cremlino e sui vertici militari russi.

Detto in termini generali, la comunità d’intelligence occidentale é penetrata in più punti all’interno della leadership politica russa, dei vertici dell’apparato di spionaggio e dell’esercito, dai livelli superiori alle linee operative. Tutto viene “visto”, decrittato, verificato e constatato, man mano che a Mosca le decisioni vengono assunte e gli ordini diramati.

Un vantaggio decisivo che praticamente impedisce al Cremlino di lanciare un ipotetico first strike nucleare e blitz convenzionali a sorpresa.

Nell’ultimo rapporto dell’intelligence  britannica, si legge che la Russia ha ulteriormente modificato la strategia dell’invasione e ora punterebbe a portare avanti un conflitto a lungo termine per ridurre allo stremo l’esercito di Kiev e la popolazione ucraina.

Al netto della propaganda, il capo dell’intelligence militare ucraina, generale Kyrylo Boudanov, in un’intervista pubblicata sul quotidiano Le Monde sostiene che “la Russia sarà costretta a breve, per evitare il crollo del regime, a ritirare le proprie truppe sotto alla pressione militare, a causa di processi politici interni e per la spinta della diplomazia internazionale” .

Sul piano internazionale, un anno di guerra ha intanto profondamente cambiato il mondo nei suoi assetti geopolitici e negli equilibri fra le superpotenze. Soprattutto quelli fra Stati Uniti e Cina, avvitatisi pericolosamente per il caso dei palloni spia e solo nell’ultima settimana quasi normalizzatisi sul consueto binario di reciproco sospetto, in vista del tentativo di Pechino di proporre un piano di pace.

Le proposte cinesi sono risultate tuttavia talmente anodine da scontentare tanto il grande invasore, Putin, quanto il principale difensore, Biden, che soprattutto la vittima dell’aggressione, Zelensky.  Prima di rigettare il piano tuttavia il Presidente ucraino ha chiesto di incontrare il leader cinese Xi Jinping.

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Zelensky e Xi Jinping

Più che l’effimera mediazione cinese, alle Nazioni Unite sta lievitando invece  l’iniziativa di un gruppo di Paesi neutrali. “In un momento in cui l’umanità, alle prese con tante sfide, ha bisogno di pace, é urgente che un gruppo di Paesi, non coinvolti nel conflitto, si assuma la responsabilità di avviare un negoziato e Brasile, India e Indonesia  possono avere un ruolo fondamentale” ha twittato  il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva.

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Lula e Biden alla Casa Bianca

Lula ne ha già parlato con Biden ed ha  annunciato di voler fare lo stesso in occasione del prossimo incontro bilaterale con il presidente cinese, previsto a Pechino a fine marzo.

”Prima Putin si renderà conto che non raggiungerà il suo obiettivo imperialista, maggiori sono le possibilità di porre fine alla guerra” ha risposto al Presidente brasiliano il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

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Scholz e Putin

Assieme ai venti di guerra si muovono piccoli, ma concreti passi di pace che procedono tutti nella stessa direzione: Mosca, “dove è iniziato tutto e dove tutto dovrà aver fine” ha sintetizzato alle Nazioni Unite il Segretario di Stato americano Antony Blinken.

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Biden e Blinken
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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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