Myanmar: l’antitesi fra democrazia e forze armate

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Myanmar l’antitesi fra democrazia e forze armate
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La storia processa se stessa, dal Cile al Myanmar. Le Forze Armate difendono la libertà e la  democrazia, non le soffocano. Un concetto che nel nostro Paese è ormai scontato, oltre che costituzionalmente esaltato anche dall’esempio delle Forze Armate nella lotta contro la mafia e dal ruolo fondamentale a sostegno della protezione civile durante le calamità e, attualmente, nella campagna di vaccinazione anticovid. Ma anche un concetto sedimentatosi soltanto negli ultimi decenni.

Myanmar l’antitesi fra democrazia e forze armate
L’immagine simbolo della rivolta popolare in Myanmar: suor Ann Nu Thawng inginocchiata in segno di pace davanti alla polizia e ai soldati

Non era mai accaduto infatti che i Ministri della Difesa e le forze armate di 12 paesi – tra i quali l’Italia – condannassero senza mezzi termini i massacri di civili per reprimere le proteste popolari contro una dittatura militare.

Non era successo neanche per l’invasione sovietica dell’Ungheria e della Cecoslovacchia, per i colpi di stato in Grecia e in Cile e il massacro di Piazza Tienanmen.

Myanmar l’antitesi fra democrazia e forze armate
Pechino 1989 la strage degli studenti compiuta dai carri armati cinesi

Golpe e carri armati, militari e dittatura scandivano all’uniscono gli slogan che per generazioni hanno condannato l’intervento dei soldati per soffocare le democrazie.

Invece c’é un’ulteriore caratterizzazione democratica nello sdegno che  sta scuotendo le coscienze in tutto il mondo libero per la strage quotidiana in Myanmar di centinaia di giovani e cittadini disarmati che coraggiosamente chiedono da settimane il ripristino del governo civile, deposto lo scorso 1 febbraio dall’esercito, che ha arrestato la leader e Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, e decine di politici.Myanmar: l’antitesi fra democrazia e forze armate

Aung San Suu Kyi

Indignazione e rabbia che hanno spinto i Ministri della Difesa ed Capi di stato maggiore di Usa, Canada, Regno Unito, Germania, Italia, Grecia, Danimarca, Paesi Bassi, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda a protestare ed a invocare lo stop immediato dei massacri in Myanmar. “

“Come capi della Difesa, condanniamo l’uso di forza letale contro persone disarmate da parte delle forze armate birmane e dei servizi di sicurezza associati”, si legge nell’inedito e significativo comunicato dei vertici militari dei 12 paesi.  “Un esercito professionale segue le regole di condotta internazionale e la sua responsabilità è proteggere, non colpire, il popolo che serve” – prosegue la nota – “esortiamo le forze armate del Myanmar a lavorare per ripristinare il rispetto e la credibilità persa con le loro azioni di fronte al popolo birmano”.Myanmar l’antitesi fra democrazia e forze armate

L’appello delle forze armate internazionali è un forte segnale che invita i militari birmani a interrompere immediatamente il bagno di sangue e a disimpegnarsi dal colpo di stato. Isolate dagli stessi colleghi in divisa dei maggiori paesi occidentali, le Forze Armate del Myanmar sono intanto sempre più circondate dalla disperata protesta popolare che, incurante dei massacri, scende quotidianamente in strada per protestare e commemorare le vittime. Una sanguinosa catena senza fine che dalla ex capitale Yangon si è estesa anche alle città di Bago e a Moe Kaung, nello Stato del Kachin. Un nuovo fronte di proteste si è aperto anche nel Nord Est, dove l’esercito birmano ha bombardato le posizioni della minoranza Karen, causando morti e feriti.Myanmar: l’antitesi fra democrazia e forze armate

Quella contro le minoranze etniche dei Karen, dei Rohingya, Kachin e Shan è una repressione nella repressione che va avanti da circa 70 anni e che ora è confluita nella lotta  contro l’ultimo colpo di stato militare.

A fare da contraltare allo sdegno e alla protesta delle forze armate dei 12 paesi occidentali, la presenza alla grande parata militare per la festa nazionale svoltasi nella capitale Naypyidaw delle delegazioni di  Cina e Russia. Presenza che  evidenzia le alleanze strette dai golpisti bormani.

Mentre era in corso la strage dei manifestanti, le immagini televisive hanno mostrato il viceministro della Difesa russo, Alexander Fomin, tra i principali invitati della parata, accanto al  generale Min Aung Hlaing, autoproclamatosi Presidente del Consiglio di Amministrazione dello Stato, l’organo esecutivo della giunta militare.

Nel regimi, insomma, il  militarismo fa sempre rima con comunismo o fascismo.Myanmar: l’antitesi fra democrazia e forze armate

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