Pajno bilancio provvisorio di un uomo di Stato baricentro fra giustizia e società

0
Condividi

Pubblichiamo la versione originale dell’intervista sui temi delle giustizia amministrativa rilasciata al Giornale di Sicilia dal Presidente uscente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno

Pajno bilancio provvisorio di un uomo di Stato baricentro fra giustizia e società Pajno bilancio provvisorio di un uomo di Stato baricentro fra giustizia e società

E’ l’esempio più alto del servitore dello Stato. Del prestigioso civil servant all’inglese. Indipendenza e scrupolosa osservanza di Costituzione e leggi, le costanti essenziali che connotano tutti i ruoli e gli incarichi istituzionali ricoperti da Alessandro Pajno. Incipit da Avvocato dello Stato e, a partire dal 1987, consigliere giuridico e Capo di Gabinetto dell’allora Ministro dei Rapporti col Parlamento e poi della Pubblica Istruzione Sergio Mattarella. Successivamente Capo di Gabinetto dei Ministri Russo Iervolino e Ciampi,  Segretario Generale a Palazzo Chigi e Sottosegretario all’Interno nel 2006 col Governo Prodi. Fino alla Presidenza del Consiglio Stato.     

  • Sandro Pajno day after 70: pronto per il prossimo incarico?

“La verità è che non si è mai pronti per nulla…”

  • Bilancio di due anni alla Presidenza del Consiglio di Stato? 

“Saranno gli altri a dirlo. Io lo reputo positivo. L’obiettivo è sempre stato quello di rendere la giustizia più accessibile e più veloce. Inoltre, abbiamo rilanciato il ruolo delle funzioni consultive e abbiamo digitalizzato il processo amministrativo, oggi interamente “dematerializzato”. Abbiamo introdotto la sinteticità degli atti, fatto partire l’ufficio del processo e abbiamo adottato un piano straordinario per l’abbattimento dell’arretrato.”

  • Che visione d’insieme dell’Italia si ha dal vertice della giustizia amministrativa?

“La giustizia amministrativa è certamente un osservatorio qualificato, perché si colloca all’incrocio tra l’esercizio del potere pubblico e la vita dei cittadini. Da qui, si scorge un’amministrazione in affanno, afflitta dalla “paura di decidere”, ma anche sovracaricata dalle troppe leggi. E questa combinazione crea senso di frustrazione nei cittadini, che si sentono ingiustamente vessati. Anche per questo, forse, più che in passato tendono a contestare decisioni pubbliche prima più accettate. Si pensi alle bocciature scolastiche. Il raggio d’azione del giudice amministrativo, negli ultimi anni si è espanso. Dall’impugnazione sistematica degli atti relativi a grandi infrastrutture – dalla TAP all’ILVA – alla nomina dei direttori dei musei, al divieto di transito delle navi nella Laguna di Venezia, fino alla riammissione dei centurioni nel centro storico di Roma….”

  • Quanto incide la burocrazia?

“Servirebbe certo una burocrazia più snella, ma anche operare con il “taglia-leggi”. Siamo di fronte ad una burocrazia inefficiente, ma anche ad una bulimia legislativa. La burocrazia di conseguenza si deve districare tra un eccesso di norme, non sempre organiche e coerenti e una selva di fonti.”

  • Cosa fare per sburocratizzare il Paese? 

“Modernizzazione, formazione, digitalizzazione. Meno vincoli giuridici e più attenzione all’impatto economico su cittadini e imprese. Monitoraggio delle riforme amministrative che via via vengono approvate. Ma serve anche porre fine all’ipertrofia normativa e più attenzione alla qualità delle leggi. La burocrazia non è un’entità astratta, è anima e sangue. Donne e uomini che spesso non decidono, terrorizzati dall’essere chiamati a rispondere delle proprie azioni in un modo in cui il diritto è spesso incerto. Per questo ormai, sempre più spesso si amministra per legge o per sentenza.”

  • Quanto risponde alle esigenze della società e quali i punti critici della giustizia?   

 “Rispondo solo riguardo alla giustizia amministrativa. Per noi parlano i numeri. In tema di appalti, da quando viene presentato il ricorso fino alla decisione definitiva di secondo grado, TAR e Consiglio di Stato, passano tra i 14 e i 15 mesi, in media. Nelle materie economicamente sensibili i tempi di definizione di un’istanza cautelare in primo grado sono di circa 40 giorni. Il primo grado nel merito lo definiamo anche in 120 giorni, l’appello in Consiglio di Stato è ancora più rapido. In massimo due anni il procedimento è chiuso, in entrambi i gradi di giudizio. Il punto critico è sempre la zavorra del passato.”Pajno bilancio provvisorio di un uomo di Stato baricentro fra giustizia e società

Condividi