Pajno: Piersanti Mattarella un esempio da ripercorrere

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Il giallo di Piersanti Mattarella e la palude dei tre Vito
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“La lezione politica di Piersanti Mattarella è talmente attuale da imporre l’urgenza di ricominciare dal suo esempio” sottolinea Alessandro Pajno, già Presidente del Consiglio di Stato e fin da studente amico e collaboratore di Piersanti e Sergio Mattarella.

Pajno Piersanti Mattarella un esempio da ripercorrere
Piersanti Mattarella

Sottosegretario all’Interno, Segretario Generale a Palazzo Chigi, capo di Gabinetto e consigliere giuridico in vari ministeri del futuro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per la prima volta Alessandro Pajno esce dallo stretto riserbo della cerchia dei più stretti collaboratori del Capo dello Stato e ricorda con particolare commozione il quarantesimo anniversario del martirio del Presidente della Regione Siciliana, assassinato la mattina del 6 gennaio 1980 in via Libertà, a Palermo.

Pajno Piersanti Mattarella un esempio da ripercorrere
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Alessandro Pajno

“La lezione politica ed istituzionale di Piersanti Mattarella – afferma Pajno – è non solo attuale, ma anche necessaria per ripristinare la qualità della nostra vita pubblica e della vita civile e sociale nel suo complesso.”

  • Come può essere sintetizzata la lezione politica di Piersanti Mattarella: per coglierne l’attualità e forse anche la necessità per i nostri giorni? 

“Credo con poche parole: progettualità, buon governo, carte in ordine, mezzogiorno.Pajno Piersanti Mattarella un esempio da ripercorrere

Progettualità: la politica ha bisogno di un progetto, della capacità di vedere lontano,di interpretare le esigenze che vengono dalla società ma anche di offrire soluzioni concrete, praticabili, non  illusorie, capaci di inserirsi in un disegno complessivo.Non è possibile elaborare un progetto solo mirando ad un facile consenso: le risposte rischiano di essere parziali e contraddittorie se non sono inserite in un disegno più ampio,fondato sui valori espressi dalla Costituzione repubblicana e dalla dimensione europea. Piersanti Mattarella  – mette in evidenza Pajno – aveva un progetto per la Sicilia che, in qualche modo, era anche un progetto per l’intero Paese  e per il suo futuro. Riscoprire questa progettualità, questa capacità di leggere il futuro, ma anche di indicare concretamente le linee del progetto destinate ad incarnarsi nel concreto è indispensabile ai nostri giorni; diversamente, non sarà possibile uscire da una politica fatta di declamazioni, di aggressioni, di paure.

Buon governo: significa distinzione se non separazione, tra politica ed amministrazione; significa comprendere che i valori costituzionali rischiano di rimanere scritti sulla carta se non sono accompagnati da un sistema amministrativo autorevole ma efficace. L’amministrazione è, infatti, un sistema di servizi per l’attuazione della cittadinanza sociale e delle libertà, anche economiche. Oggi la questione amministrativa è centrale per la vita e lo sviluppo del Paese, di cui è in gioco la stessa competitività. Queste cose erano chiare a Piersanti Mattarella che, nel giro di pochi anni, introdusse riforme fondamentali nel sistema istituzionale ed amministrativo regionale. Basta ricordare, in proposito, la legge regionale sulla programmazione, in quel tempo vero punto di svolta nel rapporto tra politiche pubbliche ed economia, la legge regionale del 1979 sull’attuazione delle autonomie locali, la legge urbanistica dello stesso anno, volta a rilanciare una cultura della città ed a ridurre gli spazi non per la libera iniziativa, ma per gli oscuri interessi speculativi legati all’attività edilizia. Lo stesso Mattarella era consapevole del fatto che riformare non significava soltanto proporre, elaborare ed emanare nuove leggi ma soprattutto curarne pazientemente l’attuazione e  l’implementazione,con un monitoraggio continuo dell’azione amministrativa, con l’individuazione di soggetti responsabili del processo di costruzione delle riforme, con la realizzazione progressiva di una cultura condivisa delle stesse riforme.

Carte in ordine: si tratta di una espressione con cui Piersanti Mattarella indicava contemporaneamente due cose: l’esigenza di comportamenti personali coerenti con i valori alla base del progetto e l’esigenza di una azione amministrativa, efficiente, attenta agli obiettivi assegnati dalla legge e rigorosa con se stessa prima ancora che con gli altri .Soltanto se si avevano le “carte in ordine” si poteva andare dinanzi al Governo nazionale non con il “cappello in mano”, ma a rivendicare con dignità e determinazione i diritti dell’Isola e dei suoi cittadini.

Mezzogiorno: consapevolezza, cioè, che quella meridionale costituisce una questione nazionale, non semplicemente locale, ed anzi una opportunità per tutto il Paese, un modo per unire e non per dividere. Piersanti Mattarella era consapevole  del fatto che dietro la questione del mezzogiorno  c’erano antichi squilibri strutturali, il cui superamento era decisivo per l’unità del Paese e per la qualità della vita comune, ma anche del fatto che tali obiettivi non potevano essere realizzati se non in una prospettiva nazionale, anche attraverso il dialogo con le grandi regioni del nord produttivo.

La lezione di Mattarella ci dice, pertanto – ribadisce Pajno – da  che cosa bisogna ripartire:  da un progetto fondato sul dialogo e sull’inclusione, non sulla paura, da una politica di sviluppo consapevole della necessità del recupero delle disparità, ma anche della necessità di una autentica cultura industriale e del lavoro, dalla diminuzione del numero delle leggi e dal rilancio dell’amministrazione come sistema di servizi per i cittadini e per le imprese, da una nuova cultura meridionalista fondata sulla formazione di classi dirigenti di qualità e su una autentica capacità imprenditoriale”

  • Perché in gran parte è andata dispersa la lezione di Piersanti Mattarella ?

“A quaranta anni dal sacrificio di Piersanti Matterella occorre prendere atto che, purtroppo, si è tornati indietro. Questo è vero per la Sicilia, ma probabilmente anche per l’Italia.  Nel periodo che va dal 1996 al 2000 si aveva avuto la sensazione che il Paese potesse svoltare; questo processo, tuttavia, si è interrotto e si è tornati indietro, mentre hanno trovato affermazione diverse forme di populismo. Il populismo mette talvolta a nudo problemi reali, che sono stati trascurati, ma fornisce quasi sempre risposte sbagliate a questi problemi”.

  • Le istituzioni, la politica, hanno superato la deriva di quegli anni? sono  in grado di far luce fino in fondo sull’agguato dell’Epifania dell’80?

“Quello che ha visto l’uccisione di Piersanti Mattarella, di Gaetano Costa, di Rocco Chinnici, di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, di tanti altri servitori dello Stato, di  imprenditori  come Libero Grassi, di Don Pino Puglisi, è stato un periodo terribile ed orribile per il Paese, per le sue istituzioni e per tutti i cittadini; tuttavia, le istituzioni hanno  resistito ed in qualche modo si sono dimostrate più forti del processo distruttivo che ha attraversato  la nostra società. Credo, per questo, che nonostante le difficoltà, sarà possibile far luce su quanto è avvenuto in quegli anni terribili. In questa prospettiva, un contributo decisivo viene dalla magistratura e dalla sua indipendenza. Questo concetto va ribadito oggi con forza, in un momento in cui, talvolta, si guarda con qualche riserva ai poteri indipendenti, che sono invece essenziali per la democrazia e per il suo equilibrio.”Pajno Piersanti Mattarella un esempio da ripercorrere

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