Parigi chiama Teheran: il 1968 dell’Iran

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    Università e città in rivolta in Iran                                                Parigi chiama Teheran il 1968 dell'Iran

Studenti e lavoratori in rivolta in Iran. Parigi chiama Teheran. A cinquanta anni dal 1968 parigino, la contestazione giovanile e lo spirito libertario riemergono come un fiume carsico nelle città di uno dei regimi più oscurantisti e repressivi del fondamentalismo islamico.

A innescare la miccia delle manifestazioni, iniziate il 28 dicembre nella grande città di Mashad, è stato l’ aumento del 50% dei prezzi delle uova e della carne di pollo. Proteste che hanno subito assunto connotazioni politiche contro la disoccupazione e soprattutto contro le guerre per procura che gli Ayatollah combattono da anni in Siria e in Yemen.  Conflitti in cui Teheran dilapida ingenti risorse e le vite dei giovani iraniani.Parigi chiama Teheran il 1968 dell'Iran

Che le proteste siano estese e generalizzate anche a Teheran , dove i manifestanti  hanno occupato un edificio pubblico, a Doroud, Khorramabad, Zanjan e Ahvaz e in diverse altre città lo dimostrano i video diffusi sui social network.

Le immagini mostrano folle, spari della Guardia Rivoluzionaria, vittime, feriti e sangue per le strade. Non c’è, e probabilmente vi sarà mai, un bilancio ufficiale dei morti, ma fonti locali denunciano almeno una ventina di vittime e numerosi feriti.

Altra conferma dell’estensione delle proteste e della violenza della repressione viene dal blocco delle connessioni a Internet. A riferirlo vari siti di informazione, fra cui Amadnews, un canale Telegram che ha trasmesso in questi giorni diverse notizie sulle proteste in corso in tutto l’Iran. Lo stesso canale Telegram ora non è più accessibile in tutto il paese.

Parigi chiama Teheran il 1968 dell'Iran

Internet e smartphon rappresentarono l’onda d’urto e di propagazione delle primavere arabe. Scintille libertarie, che assieme ai ricorsi storici del ’68 parigino, sembrano rivivere nei cieli sopra l’ex impero persiano dove studenti e  ceto medio stanno tentando disperatamente  di uscire dall’ inverno che in Iran congela da decenni libertà e democrazia.

“Ce n’est qu’un début, continuons le combat” non è che un inizio, la battaglia continua !  scandivano gli studenti del 1968 pariginoParigi chiama Teheran il 1968 dell'Iran

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