Ormoni & neuroni
domande e risposte sull’amore
by Maggie S. Lorelli
Dopo diversi anni ho rincontrato un mio amico molto carino. Sembra ancora un angelo; la bellezza maschile mi fa sognare, ma mi limito a questo. Al primo sorso del tè aveva già premesso che convive da molti anni con la stessa donna. Musicista come me (e in quell’istante mi si affastellano in testa una marea di perplessità: più bella, più brava, più affascinante di me? E soprattutto: perché lei e non me?). Te pareva, farfuglio sottovoce. Abbiamo intrapreso una discussione di circa tre ore sulle relazioni durature. Io sostenevo – fingendomi esperta, forte di tante relazioni fallimentari – che man mano che si va avanti con l’età si ha bisogno di maggiori rassicurazioni, e che quindi sarebbe il caso, prima di intraprendere una nuova relazione, di firmare una sorta di patto ideale, mettendo al primo punto dei dieci copulamenti: “Non tradire”. Il mio amico sosteneva invece che il rapporto a due deve definirsi cammin facendo, senza certezze preliminari, lasciando scaturire dalle nebulose dell’ignoto l’eventuale tranvata. Io ancora replicavo con insistenza, dall’alto della mia inesperienza, che sarebbe meglio non cedere alle lusinghe dell’infatuazione iniziale, né tantomeno alle malie dell’attrazione fisica, ma valutare razionalmente le dichiarazioni d’intenti estorte all’altro che, presumibilmente, è interessato anzitutto alla copula, e poi al massimo si vede il da farsi. Chiedo all’esperto: l’amore è un volo pindarico senza paracadute in cui ci si assume il rischio di cadere a costo di farsi parecchio male, o potremmo considerarlo una sorta di piccola società a due in cui si fissano delle regole di coppia e patti chiari di mutua fiducia?

