Quirinale: meno schede bianche e tre nomi al mittente

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Quirinale: meno schede bianche e tre nomi al mittente
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Quirinale atto secondo. L’impatto delle schede bianche (527) calate di 145 rispetto al primo voto, viene contrappuntato dai nomi di Mattarella (39), del deputato genovese Cassinelli di Fi (18), Cartabia (8), Giorgetti (8 ) e dei magistrati Maddalena e Gratteri, che assieme ad una variegata congerie di nomi hanno caratterizzato lo spoglio dei voti della seconda seduta del Parlamento per l’elezione del Presidente della Repubblica. Ma a differenza delle lungaggini e del black out telematico di lunedì, i corti circuiti oggi sono stati esclusivamente politici. A cominciare dalla discovery della lista unitaria dei candidati del centrodestra.e da settimane facevano parte del novero dei probabili candidati del centrodestra.

Tre nomi, il magistrato, Carlo Nordio, l’ex Ministro Letizia Moratti e l’ex Presidente del senato Marcello Pera, rispediti al mittente dal centrosinistra con il timbro di “non condivisibili perché non super partes”.

 A parte la conferma non scontata di Letizia Moratti, ” una Letizia di notizia” è la battuta subito circolata in transatlantico, più che la terna dei candidati presentata dal centrodestra, la sorpresa riguarda anche i nomi mancanti: quelli di Pierferdinando Casini, Elisabetta Casellati e Franco Frattini. Nomi che da settimane facevano parte del novero dei probabili candidati del centrodestra.

L’effetto della terna del centrodestra è talmente negativo che in meno di due ore viene rimbalzato dal centrosinistra con un comunicato firmato da Enrico Letta, Conte e Speranza. Il muro contro muro alla ricerca di un candidato condiviso insomma persiste. Comunque, digeriti i mal di pancia,  i nomi dei veri candidati, secondo gli ambienti parlamentari, potrebbero cominciare a lievitare fin dallo terzo scrutinio. Oppure eclissarsi al sorgere della candidatura trasversale di Draghi o dinnanzi la resurrezione del fantasma del bis di Mattarella.Quirinale meno schede bianche e tre nomi al mittente

Oltre ad essere favorita dall’unanime consenso di Washington e delle Capitali europee, la candidatura del Premier potrebbe rendersi ancora più necessaria a causa della critica situazione di tensione fra Russia e Occidente, per la crescente minaccia di Mosca di invadere l’Ucraina.

Le troppe dita sui grilletti di armi devastanti, potrebbero inavvertitamente far partire un colpo e scatenare un conflitto che, assieme alle tragiche conseguenze, devasterebbe l’economia europea. ” Ma con un Draghi nel motore l’Italia sarebbe più sicura”, sottolinea uno dei molti parlamentari che evoca alla Camera il nome del Premier.  e da settimane facevano parte del novero dei probabili candidati del centrodestra.

In attesa dell’esito del voto del secondo scrutinio in transatlantico abbondano intanto i latinismi. Il più gettonato è “primun Quirinale, deinde governare“, traslazione maccheronica riferita alla necessità di eleggere prima il nuovo inquilino del Colle e successivamente di  mettere mano al Governo.

Alibi o meno, l’assetto dell’esecutivo è al primo posto fra le richieste avanzate da Matteo Salvini nell’ambito della girandola di incontri e dei contatti che il leader della Lega ha avuto e continua ad avere con tutti, da Draghi a Berlusconi a Letta a Conte. Garanzie di ministeri e di ruoli personali che riguardano il Ministero dell’Interno e probabilmente anche la vice presidenza del Consiglio.

Una sorta di “restitutio in integrum“, secondo un’altra formula latina che circola alla Camera, che consentirebbe a Salvini di apporre l’etichetta della Lega al nuovo Governo post Draghi che nel frattempo potrebbe assurgere alla  candidatura del Quirinale. Nonostante la tensione per il botta e risposta che ha bruciato sul nascere il  tris  di candidati del centro destra, c’è dunque attesa per la nuova tornata di incontri già previsti fra leader e protagonisti delle forze politiche. Del resto, gli accordi consistono nel conciliare cose contraddittorie.Quirinale meno schede bianche e tre nomi al mittente

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