

Che l’amore fosse una faccenda di cuore e non di testa, ci è stato inculcato fin da piccoli, dapprima attraverso le fiabe e i cartoni di Disney, e poi coi romanzi e buona parte dei film hollywoodiani.




Siamo dunque completamente in balia della biochimica? Non proprio. L’amore presenta infatti connotazioni di consapevolezza che le scienze naturali non sempre riescono a spiegare. Sarebbe, secondo il filosofo Paul Griffiths, fra le “emozioni cognitive superiori” che, a differenza delle emozioni di base, non sono automatiche, ma, per essere elaborate e processate, hanno bisogno dell’apporto del neoencefalo, ossia di quella parte del cervello che presiede alle abilità cognitive più complesse. Tali emozioni possono essere maggiormente influenzate dai pensieri di natura cosciente, il che spiega le variazioni di natura culturale che caratterizzano l’amore nelle varie epoche storiche, nei diversi individui e nelle diverse civiltà. Anche le emozioni cognitivamente superiori, in aggiunta alle emozioni fondamentali, condizionano i nostri comportamenti e ci guidano nelle decisioni da prendere, dando vita alla fitta rete di relazioni che caratterizzano la società umana.


Sono invece assai più impietose alcune teorie psicologiche che, richiamandosi a Freud, considerano l’innamoramento come segno di immaturità e di regressione a uno stato di dipendenza non più dalla madre ma da una figura che ne prende il posto nel transfert affettivo conservando un rapporto stabile con il suo “oggetto sessuale”. Peraltro, secondo Freud, l’amore muore con l’estinzione della pulsione sessuale, e ha possibilità di sopravvivere solo quando la sessualità viene “sublimata” arricchendo il rapporto di fattori estrinseci come l’affetto, la stima, il mutuo soccorso.
Le dinamiche alla base dell’innamoramento sono ancora argomento del contemporaneo dibattito scientifico poiché influiscono numerosi fattori, riguardanti una molteplicità di discipline quali la biologia, la psicologia e la sociologia. Sul versante sociologico Francesco Alberoni ha elaborato una vera e propria teoria dell’innamoramento come stato nascente di un movimento collettivo formato da due sole persone che porta alla formazioni di quella comunità che chiamiamo coppia.
Vorrei concludere questa libera divagazione sull’amore, tornando alla più spiccata specificità umana rispetto alle altre specie biologiche: l’accudimento della prole e, attraverso esso, le capacità accuditive di protezione e cura personale e le complesse dinamiche affettive che ne derivano.
In perfetto equilibrio fra cultura, razionalità e rappresentazione di contesti sociali storicamente sedimentati, Maggie S. Lorelli delinea un approfondito saggio su quello che la storia, la letteratura, la teologia, la scienza e la psicologia definiscono amore. E che in realtà è l’essenza dell’evoluzione della vita umana. “Se sulla Terra prevalesse l’amore, tutte le leggi sarebbero superflue” sosteneva Aristotele.