Uno nessuno e centomila del fascismo di Pirandello

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Uno nessuno e centomila del fascismo di Pirandello
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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Antonino Cangemi

Tra Pirandello e il fascismo fu vero amore? L’adesione del drammaturgo agrigentino al regime mussoliniano fu frutto di convenienza, di debolezza o di condivisione della sua ideologia?

Buona parte dei biografi del premio Nobel sostengono che la sua iscrizione e partecipazione al partito del Duce non fu accompagnata da una piena approvazione dei suoi ideali e che comunque divenne flebile col tempo.

Uno nessuno e centomila del fascismo di Pirandello
Luigi Pirandello

Leonardo Sciascia, per il quale il suo tesseramento al Fascio rivela una fragilità caratteriale dell’autore di “Uno, nessuno, centomila”, osserva che nella novella  “C’è qualcuno che ride” in cui è di scena una misteriosa e seriosa festa – che tanto somiglia alle adunanze mussoliniane – interrotta da fragorose risate, quel qualcuno sghignazza contro il regime: contro la sua ipertrofica retorica e ridicola magniloquenza.

Di recente Pietro Meli ha dato alle stampe per le edizioni Sciascia di Caltanissetta il breve saggio “Luigi Pirandello: ‘Io sono fascista’ ”. Per confutare, con diverse argomentazioni, la tesi prevalente secondo la quale Pirandello fu un tiepido seguace del fascismo.Uno nessuno e centomila del fascismo di Pirandello

Secondo Meli Pirandello fu un adepto entusiasta del regime mussoliniano. Tante, a suo dire, le prove. L’essersi iscritto al partito nel 1924, l’anno dell’omicidio di Matteotti, per sottolineare il suo consenso alla politica del Duce nel momento in cui rivelava la sua spregiudicatezza. Le tante dichiarazioni rese alla stampa nelle quali faceva propri i principi, anche estetici-filosofici (l’idealismo gentiliano), del Fascismo. La simpatia esternata in diverse circostanze per Mussolini. “Se non lo era Pirandello, fascista, chi lo era?” conclude Meli asserendo persino che Gentile e altri uomini di cultura fascisti si sono adoperati per il conferimento del Nobel.

Ma proprio diverse circostanze legate al Nobel mettono in dubbio le certezze di Meli, sebbene l’autore del saggio tenti di giustificare (goffamente) l’oggettivo scarso entusiasmo del regime nei giorni che precedettero e seguirono la cerimonia a Stoccolma. Un Pirandello provato dalle avversità della vita e deluso dalla mancata corrispondenza del suo folle amore per Marta Abba, si recò quasi solo col treno a Stoccolma.

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Marta Abba e Luigi Pirandello

Con lui non vi erano i gerarchi mussoliniani. Nel discorso pronunciato l’indomani del Nobel non vi fu alcun ringraziamento né cenno a Mussolini e al fascismo. E quando ritornò in Italia, dopo una tournée all’estero, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera e dai suoi biografi, ad attenderlo non c’erano Mussolini e i federali fascisti: solo il suo amico Massimo Bontempelli con la sua donna, scrittrice anche lei, Paola Masino. Ben diverso, come Meli stesso riconosce, erano la consonanza di spirito e l’acclamazione del regime rispetto a D’Annunzio.

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Mussolini e Gabriele D’Annunzio

Su un punto poi il libro di Meli mostra i suoi limiti. Che poi è il punto fondamentale: nel non volere riconoscere che, ammessa l’adesione di Pirandello al fascismo, le sue pagine di altissima letteratura sono del tutto estranee all’ideologia fascista.Uno nessuno e centomila del fascismo di Pirandello

 

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