Vince Mengoni ma Sanremo è una telenovela

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Rubrica di critica recensioni anticipazioniVince Mengoni ma Sanremo è una telenovela

by Adriana Piancastelli

Se anche Lucio Presta, esperto di spettacolo e super manager di artisti televisivi molti dei quali hanno movimentato le quinte dell’Ariston, ha sostenuto che il Festival di Sanremo è diventato un serial TV, qualcosa di irrimediabilmente ripetitivo con il senso del deja vu ha effettivamente reso meno vivido il prisma dei colori della 73esima edizione del Festival.Vince Mengoni ma Sanremo è una telenovela8

Nonostante l’aulicita’ di alcuni spunti istituzionali, la ritualità delle canzoni come sempre tra l’orecchiabilità e l’ermetismo, ha vinto la banalità oscillante tra il politicamente corretto e il finto trasgressivo.

La sensazione costante é di trovarsi davanti al gigantesco cilindro di un mago senza tempo dal quale ognuno può estrarre il coniglio che vuole: bianco, nero, rosso, a pelo lungo o rasato, con le orecchie lunghe o corte, ma sempre di coniglio trattasi.

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Roberto Benigni

Si parte con un Benigni sottotono che recita un copione pseudocostituzionalista travestito da attore giurista di fronte alla fugace presenza del Presidente della Repubblica, seguito da un Gianni Morandi fuori tono che prova a vestire di musica quasi leggera l’inno nazionale.

Non è invitata al Festival l’idea della pace.Vince Mengoni ma Sanremo è una telenovela2

Nessun accenno alla necessità di pace nel mondo, nessun auspicio costruttivo per il concetto di pace nelle parole della lettera di Zelensky salomonicamente declamata da Amadeus – non l’Ucraina conquisterà la pace, ma l’Ucraina vincerà la guerra – e neppure nelle parole del leader della band Ucraina che si è esibita subito dopo la lettura:”….l’Ucraina combatte, l’Ucraina resiste, l’Ucraina vincerà la guerra”.

Solo cannoni senza fiori , grazie.

È una kermesse in cui il kitch si alterna a contenuti seriosi .

Si  ribadisce la libertà del diritto ad essere donne declinata e gridata comunque in ogni serata, ma si guarda con simpatia al gender fluido in gonna di pelle grondante fondo tinta e rossetto.

L’esigenza di spettacolo richiama eccessi anagrafici: ectoplasmi di cantanti tra i settanta e i novanta, ombre patetiche dei cantautori geniali o degli interpreti brillanti che furono. Capelli tinti e ottave abbassate lasciano una tenerezza triste che si accompagna alla sensazione di assistere ad un revival del come eravamo in una casa di riposo per artisti.Vince Mengoni ma Sanremo è una telenovela8

Non che i cosiddetti giovani esplodano di originalità: Blanco recita il copione del bimbo capriccioso distruggendo, come nei concerti e nei video promozionali, isole di rose ( come da titolo del pezzo) e opere predisposte all’uopo dai pazienti floricultori sanremesi.

I magnifici Who più o meno 60 anni fa hanno dato il via alla distruzione degli strumenti alla fine dei concerti, ma era sesso, droga e rock and roll e qui siamo alle trasgressioni di capezzoli ricamati sui vestiti, alle ostentazioni di capezzoli maschili  da appositi oblò nella camicia e di sex toys esibiti come scettri.

Professionale e professionista Amadeus cui hanno giovato anni di radio e la libertà di creare un contenitore di tutto, fino a reinventarsi “bravo presentatore “.Vince Mengoni ma Sanremo è una telenovela8

La attesissima serata dei duetti è sfumata tra le parole dimenticate di Eros Ramazzotti e quelle moltiplicate, urlate come un mantra disperato di Gianluca Grignani e Arisa.

Cosa si è salvato alla fine del 73esimo Festival di Sanremo?

Non moltissimo.

Il potere ipnotico della ribalta, l’aspetto vincente e avvincente dei social, la forza della ripetitività dell’evento e qualche bella prova canora come lo show di Giorgia ed Elisa.

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Marco Mengoni

Il messaggio subliminale fisso e’ promozione commerciale di tutto, dal prodotto Instagram all’autoproduzione, dal concetto metapolitico a quello pseudo sociale, dalla trasgressione all’ humour da sagrestia anni ‘60, un po’ malandrini, un po’ bravi ragazzi.

Ha vinto, come previsto, Marco Mengoni, melodia non strepitosa, un certo fascino fluido, completi di pelle – seconda pelle – e barba curata, un occhio strizzato al fetish ed uno allo stile classico.

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Lucio Presta

D’altronde Lucio Presta è un imprenditore dello spettacolo, profondo conoscitore del mondo degli artisti che promuove e dei serial televisivi: è probabile che l’auspicata futura costruzione di un Palafestival possa recuperare il senso reale dell’evento Sanremo….

Sono solo canzonette, davvero solo canzonette come cantava un architetto napoletano prestato al blues e al rock qualche anno fa con molto senso del vero.Vince Mengoni ma Sanremo è una telenovela

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