Zes: anatomia di un suicidio burocratico ed economico

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Zes: anatomia di un suicidio burocratico ed economico
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by Francesco Russo*

Lo sviluppo tecnologico accelera, i governi passano, ma incompetenza, tempo e burocrazia rimangono i principali fattori speculari che strangolano sul nascere le chance di crescita. In particolare nelle regioni del Mezzogiorno, già storicamente in forte ritardo economico e con un divario in continuo aumento rispetto al resto del Paese.Zes: anatomia di un suicidio burocratico ed economico

Emblematico l’esempio delle ZES, le Zone Economiche Speciali che si sono affermate nel mondo come poli d’attrazione degli investimenti e come incubatori di innovazione, ma che nel sud Italia rischiano di fallire fin dalla nascita.

Uno degli obiettivi principali delle ZES, è l’incremento delle esportazioni. Strumento decisivo per questo obiettivo è abbattere i tempi per effettuare un’esportazione, in modo da rendere competitive le imprese che localizzano gli impianti nelle ZES.Zes: anatomia di un suicidio burocratico ed economico

La World Bank presenta fin dal 2013 il documento “Doing Business 2014”, in cui si indica come fondamentale per l’export di un Paese il tempo necessario per effettuare un’esportazione. Tempo per la preparazione dei documenti, tempo per la movimentazione nei porti, tempo per la dogana.

La Presidenza del Consiglio nel 2014, approfondendo il documento della World Bank, presenta un’ “Iniziativa di studio sulla portualità italiana”, in cui vengono messi a confronto i tempi medi per l’esportazione da differenti paesi europei che competono sugli stessi mercati. La statistica indica: 19 giorni per l’Italia; 9 giorni per Germania e Belgio; 7 giorni per l’Olanda.

Zes: anatomia di un suicidio burocratico ed economico

Per effettuare una esportazione dall’Italia sono dunque necessari 10 giorni in più della Germania e 12 giorni in più dell’Olanda.

Oltre al tempo d’esportazione, per raggiungere le destinazioni le merci in partenza dai porti europei necessitano anche di un tempo di navigazione.

Immaginiamo una partita di merci in partenza da un porto italiano, ad esempio Taranto o Augusta, e un’altra spedizione di merci che si muova da un porto olandese, ad esempio Rotterdam.

Si può calcolare il tempo sino a Suez, perché da Suez verso l’Oriente ed il Golfo, i tempi sono uguali.

Per raggiungere Suez da Taranto si impiegano due giorni di navigazione. Complessivamente sono necessari: 2 giorni di navigazione e 19 giorni per l’esportazione, cioè 21 giorni.Zes: anatomia di un suicidio burocratico ed economico

Per raggiungere Suez da Rotterdam saranno necessari: 5 giorni di navigazione per circumnavigare l’Europa e 2 giorni dal centro del Mediterraneo a Suez. Complessivamente sono necessari: 7 giorni di navigazione e 7 giorni per l’esportazione, cioè 13 giorni.

Quindi dall’Olanda (pur con uno svantaggio di 5 giorni di navigazione in più) si impiegano 7 giorni meno. Il vantaggio “fisico” di partire dal centro del Mediterraneo viene annullato dai tempi italiani per effettuare un’esportazione.Zes: anatomia di un suicidio burocratico ed economico

Ancora più gravi gli esempi riguardanti la contraddittorietà delle scelte politiche.

Nel 2015 la Calabria presenta la proposta di legge nazionale per la ZES, in cui viene definito un ruolo centrale per l’Autorità Portuale. Centralità che é il fondamento delle ZES perché attraverso l’accelerazione del potere d’iniziativa e decisionale dei Presidenti delle Autorità Portuali si ridurrebbero sensibilmente i tempi d’esportazione.

Tra il 2017 ed il 2018 viene emanata la legge ZES ed il regolamento dal Ministro De Vincenti. Viene istituito un Comitato di indirizzo di ogni ZES con a capo il Presidente dell’Autorità. Le ZES fanno capo ai porti del Sud riconosciuti di primo livello nella rete europea: Augusta, Bari, Cagliari, Gioia Tauro, Napoli, Palermo, Taranto. La legge prevede anche un ruolo importante dei Segretari generali delle Autorità portuali e di tutto il personale delle Autorità portuali. A questo punto però, oltre alla politica, entra in campo la burocrazia e i Governi successivi intervengono sulle ZES ridisegnandone le norme.

Con il Governo Conte 1 si mettono a disposizione delle ZES 300 milioni, oltre quelli stanziati con la legge istitutiva, ma viene rimosso l’indirizzo di base che era quello di finanziare le imprese con il credito di imposta, e viene reinserito il finanziamento con i canali usuali. In pratica vengono messi altri Enti nella gestione delle ZES, oltre le Autorità Portuali.

Con il Governo Conte 2 viene identificato un Commissario di Governo per presiedere il Comitato di indirizzo in una persona diversa dal Presidente dell’Autorità portuale. Cioé viene imposto un altro vertice della ZES, azzerando l’unificazione delle responsabilità decisionali dei tempi di processo all’interno delle ZES, e quindi anche dei tempi delle esportazioni.Zes: anatomia di un suicidio burocratico ed economico

Con il Governo Draghi si procede alla rinomina di alcuni Commissari e si attribuisce a Eutalia, una società del Ministero di Economia e Finanza, il ruolo di fare concorsi per il personale delle ZES, quindi fuori e distinti dalle Autorità portuali.

Tutti provvedimenti che hanno limitato sempre più il ruolo delle Autorità Portuali, costruendo nuove entità, e svuotando il contenuto profondamente riformatore delle ZES nate per spingere l’export.

Che fare?  E’ decisivo rimettere mano alle ZES, perché finora non è stato erogato nessun finanziamento significativo previsto dalla legge istitutiva.

Ma é essenziale soprattutto che Governo decida cosa fare: seguire l’inversione di direzione e trasformare le ZES nell’ennesimo gruppetto di enti appaltanti, oppure riprendere le fila della legge istitutiva e rilanciare con le ZES lo sviluppo delle esportazioni dal Sud ?Zes: anatomia di un suicidio burocratico ed economico

È utile una notazione finale: i 19 giorni di tempi per esportare le merci sono il valore medio tra tutti i porti italiani del Nord e del Sud. Riuscire a mettere in campo buone pratiche per ridurre i tempi dei porti ZES significa poter riportare queste buone pratiche nei porti del Nord e quindi rendere più competitivo tutto il Paese.

Zes: anatomia di un suicidio burocratico ed economico
*Francesco Russo è Professore  di Ingegneria dei Sistemi di Trasporto all’Università di Reggio Calabria

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