Zingarella per sempre: l’infanzia della conduttrice

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Zingarella per sempre: l'infanzia della conduttrice
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Cuore & Batticuore
Rubrica settimanale di posta Storie di vita e vicende vissute

by Valeria D’Onofrio

Mi chiamava affettuosamente “zingaré”, zingarella, perché quando veniva a casa nostra mi trovava sempre scalza e scapigliata. Era Sebastiano, un caro amico di mio padre. Di lui ricordo pochissimo, solo che era calvo e aveva un sorriso affettuoso, interrotto da una finestrella tra gli incisivi. “Che fai, Zingaré?”… Avevo meno di cinque anni e quello fu il mio primo soprannome. Poi ne arrivarono altri: ‘capa di gettone’, ‘Zelig’… (ma sono altre storie), nessuno, però, tenero e (s)calzante come quello.

Zingarella per sempre: l'infanzia della conduttrice
Valeria D’Onofrio da bambina

Detestavo pettinarmi e le scarpe erano una costrizione insopportabile. È per questo che i miei piedi erano perennemente neri e, dietro la nuca, mi si materializzavano quelli che mia madre chiamava “nidi di capelli” che, ciclicamente, era costretta a districare con stoica pazienza (lo avrei fatto anche io in seguito con mia figlia).

Sono trascorsi più di cinquant’anni da allora e molti sono stati i tentativi correttivi che la mia transizione da bambina a donna mi ha, nel tempo, suggerito. Tutti miseramente falliti. Ogni tanto ho azzardato un taglio nuovo, una permanente. Persino una messa in piega! Per non parlare poi delle scarpe che hanno riempito, con strascichi ancora evidenti, la mia scarpiera! Niente da fare. Anche mentre esco dal parrucchiere con un sandalo di Chie Mihara sono ‘scalza e scapigliata’.

Stivali, décolleté,  snikers… trascorro interminabili sequenze di minuti, percorrendo chilometri tra le pareti domestiche (anche non mie), per ricostruire dove ho lasciato scarpe… Giardino? Bagno? Garage? Sì, anche garage, perché, appena posso me le sfilo, non importa dove, né con chi. Oppure a cercare l’elastico dei capelli che, in un attimo di rigurgito di cura di me stessa, ho incoscientemente sfilato dal polso dove, da sempre, condivide lo spazio con monili di varia fattura. Mal me ne incolse!

Zingarella per sempre: l'infanzia della conduttrice
Valeria D’Onofrio

Un pò di anni fa la madre di un amico, guardando un mio collegamento televisivo disse: “Accipicchia, bava! Peccato per quei capelli ‘tutti pisciati’…”

Oggi guardo queste foto e ci ritrovo dentro tutta quella bambina di meno di cinque anni, e prendo atto che, per quanti tentativi possa fare, scalza e scapigliata lo sarò sempre. Perché lo sono dentro. Perché ‘scalza e scapigliata’ non è tanto un modo di essere, quanto un modo di sentire. Di sentire la Vita. Disordinato, primordiale, selvatico. Incorreggibile.

Zingarella per sempre: l'infanzia della conduttrice
Valeria D’Onofrio

La mia scarpiera ancora trabocca di scarpe di tutti i tipi, pronte per essere seminate alla prima opportunità, e nel bagno ho spazzole di setole e a chiodi, una piastra e un arricciacapelli… ma l’elastico, in assenza di rigurgiti, è sempre al polso. Una parte di me chiederebbe ordine, ma le mie massime estremità, piedi e capelli, radici e fronde, le si oppongono fermamente.

Sarò ‘scalza e scapigliata’ per sempre, caro Sebastiano, proprio come una Zingarella, anzi, una Zingaré, come mi chiamavi tu con affetto, più di cinquant’anni fa, e quel sorriso dolce interrotto da una finestrella tra gli incisivi…Zingarella per sempre: l'infanzia della conduttrice

maggiemusic@gmail.comCome l’amore il primo fan non si scorda mai. La grinta professionale traspare fin dall’infanzia della giornalista Valeria D’Onofrio. Ma nella malinconia dei ricordi traspaiono anche tutti i riflessi del contesto interpersonale ed emotivo, nonché dei fattori ambientali e delle traiettorie evolutive, di una bambina scanzonata che la passione e la rigorosa  preparazione professionale hanno trasformato in una affermata e apprezzata conduttrice radiotelevisiva, con una particolare dedizione fin dal 1978 per la Radio, da quando, appena tredicenne, iniziò a condurre programmi…

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