Scienza acchiappa fantasmi
Defantasmizzare è il neologismo che indica come scienza riesca a spiegare a cosa si devono in realtà le apparizioni misteriose e tutti quei fenomeni strani, come le ombre sul soffitto o la sensazione di presenze che aleggiano attorno a noi mentre dormiamo.
A tutti è capitato di avere incubi, magari dopo un film horror. E l’incapacità di muoversi moltiplica la paura: ci si sente come inchiodati al letto e prigionieri del proprio corpo. “Il 20% della popolazione sperimenta episodi di paralisi del sonno. E in queste occasioni a volte si vedono esseri misteriosi” conferma Baland Jalal, ricercatore del Behavioural and Clinical Neuroscience Institute e del Department of Psychiatry della Cambridge University, che per spiegare i fantasmi notturni chiama in causa i neuroni specchio.
Assieme ad un altro ricercatore, Vilayanur S. Ramachandran del Center for Brain and Cognition, University of California at San Diego, il Prof. Jalal descrive la sua ipotesi su Frontiers in Human neuroscience. Al centro del lavoro c’è una sorta di paralisi notturna e soprattutto i neuroni specchio scoperti dall’italiano Giacomo Rizzolatti.
Si tratta di una classe di neuroni che si attiva quando un individuo compie un’azione, ma anche quando osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto. Un meccanismo complesso a livello cerebrale aprirebbe la strada alla visione di fantasmi ed esseri misteriosi in camera da letto. “Il sonno Rem per buone ragioni viene definito sonno paradossale: la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e la respirazione aumentano. E anche l’elettroencefalogramma mostra un modello peculiare” spiegano i ricercatori.
Infatti, il pattern, lo schema ricorrente della maggior parte dei neuroni durante il sonno Rem è simile a quello della veglia, e in alcuni casi i neuroni si attivano in modo ancora più intenso.
“Non è una novità che i sogni più vividi ed emozionanti si verificano durante il sonno Rem e che per evitare choc emotivi o addirittura crisi cardiache – evidenziano gli scienziati – il nostro cervello adotta una soluzione ingegnosa: ci lascia temporaneamente paralizzati dalla testa ai piedi”.
A volte ci si inizia a svegliare mentalmente, mentre si è sotto l’effetto della paralisi Rem. Il risultato è una condizione di immobilità onirica in cui si è come intrappolati. Non ci si può muovere o parlare, ma il sistema sensoriale è attivo, gli organi oculari e i movimenti respiratori rimangono vigili in uno stato di semi-coscienza.
Mentre prima si riteneva che tali situazioni si attivassero solo nel contesto della narcolessia, un raro disordine del sonno autoimmune che colpisce meno dell’1% della popolazione, ora è stato accertato che il 20% delle persone ha episodi di paralisi del sonno.
Durante la paralisi notturna, però, i sogni vivi e talvolta terrificanti del sonno Rem si trasformano in allucinazioni ipnotiche o ipnopompiche: così abbiamo esperienze fuori corpo, percepiamo la presenza di estranei minacciosi nella stanza e abbiamo la sensazione di scorgere fantasmi che aleggiano sul letto.
Un’ipotesi che gli scienziati ritengono debba essere esplorata usando lo scanner per esaminare l’attivazione cerebrale dei neuroni specchio proprio mentre un sonnambulo è in piena fase Rem.
“I sogni sono una breve pazzia, e la pazzia un lungo sogno” filosofeggiava Arthur Schopenhauer.