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Ciak si gira: tutte le dissolvenze del caso Lollobrigida

Bomba a grappolo politica. Il bombardamento di titoli, articoli, commenti e vignette sulla fermata sollecitata e subito ottenuta dal Ministro Francesco Lollobrigida al sedicente treno ad alta velocità sul quale viaggiava, rischia di far passare inosservate tutte le altre indigeribili realtà messe a nudo dall’ultimo, che già viene unanimemente considerato come il penultimo, inciampo del titolare del dicastero dell’Agricoltura, nonché cognato della Premier Giorgia Meloni. Ciak si gira: tutte le dissolvenze del caso Lollobrigida

Criticatissima e definita polemicamente un’arroganza, un abuso di potere e così via, fino alle iperboli del “Freccia Lollo” e del “Marchese del Lollo“, l’imposizione della fermata ad un treno ad alta velocità, in ritardo di quasi due ore, poi soppresso senza essere mai arrivato a destinazione, a Salerno, fa crollare il muro di pubblicità dietro il quale viene occultato sui media il disastro del trasporto ferroviario in Italia.

Un disastroso esempio d’inefficienza, soprattutto nelle regioni meridionali, che inghiotte annualmente circa decine e decine di miliardi fra finanziamenti diretti, statali e regionali, ed investimenti.  Ciak si gira: tutte le dissolvenze del caso Lollobrigida

Al moltiplicarsi dell’effetto domino dei ritardi provocati da piccoli e grandi incidenti, determinati spesso dalla mancata o inadeguata manutenzione, si aggiunge l’insostenibilità concorrenziale del trasporto merci a causa del mancato ammodernamento della rete.

Non a caso sui quotidiani, accanto alle notizie sul caso Lollobrigida,  campeggiava la notizia dell’unico macchinista di un treno merci che accortosi del guasto dei freni si era lanciato dal convoglio in marcia. Episodio fortunatamente conclusosi senza conseguenze per il rallentamento e il successivo blocco del treno.

L’altra notizia  a scoppio ritardato riguarda la tenuta del governo che, per restare nell’ambito ferroviario, rischia di deragliare. Ciak si gira: tutte le dissolvenze del caso Lollobrigida

Al coro dei quotidiani difensori d’ufficio del centrodestra e dei parlamentari di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, che hanno rispedito al mittente le accuse e le richieste di dimissioni nei confronti del Ministro Lollobrigida, mancava infatti un commento, una frase, una parola di solidarietà oppure di comprensiva interpretazione dei fatti del Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, o quanto meno di un esponente della Lega. Un silenzio assordante e politicamente pesante.

Oltre ai calci negli stinchi per le impossibili riduzioni fiscali, il Segretario della Lega ha collezionato nel corso del primo anno di Governo Meloni una lunga serie di no: niente autonomia regionale, niente ponte sullo Stretto, niente separazione delle carriere dei magistrati, niente emendamenti alla legge di bilancio, nessuna rottura con l’Europa sui migranti, prosecuzione incondizionata dell’appoggio all’ Ucraina  e ad Israele.

Il destino politico di Salvini sembra essere ormai affidato all’esito della crescente autoanalisi della Lega che dai Presidenti di Regione, Zaia e Fedriga all’elettorato del nord si stanno interrogando su come voltare pagina. Ciak si gira: tutte le dissolvenze del caso Lollobrigida

Secondo gli ambienti politici, la crisi fra la Lega e la Premier Giorgia Meloni potrebbe essere dietro l’angolo dell’approvazione, a colpi di fiducia, della legge di bilancio.

Messo con le spalle al muro nel Governo e all’interno della stessa Lega, Salvini sarebbe in pratica costretto ad auto-sfrattarsi dall’esecutivo. Anche se ipotetico, questo scenario prevede che, invece di lasciarsi logorare fino alle Europee e rischiare un’altra pesante sconfitta elettorale, il Segretario Ministro giochi d’anticipo, lanci secondo il suo solito stile d’invettive retoriche una raffica di ultimatum, accusando  la Premier e il Governo di volere penalizzare la Lega e, fra gennaio e marzo, provocare la crisi di governo.  Ciak si gira: tutte le dissolvenze del caso Lollobrigida

In realtà é proprio quello che si auspicherebbe Giorgia Meloni, che in questo caso non potrà che rimettere il mandato al Capo dello Stato e se non riuscirà a formare un nuovo esecutivo con Forza Italia, ma anche col concorso di parte del Pd, dei centristi, dei gruppi di Azione e Italia Viva e, non é da escludere, anche con esponenti dei 5Stelle, sarà costretta a chiedere le elezioni anticipate da abbinare alle europee di giugno.

Elezioni con un esito che, anche in relazione alla situazione internazionale e alla conseguente crisi economica,  tutti i sondaggi prevedono nettamente favorevole alla maggioranza e all’aggregazione politica guidata da Giorgia Meloni. Come sui campi di battaglia anche in politica, le bombe a grappolo hanno effetti collaterali.Ciak si gira: tutte le dissolvenze del caso Lollobrigida

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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