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L’oblio dell’antimafia

C’è un contesto per svariate ragioni inesplorato, tanto della lotta contro la mafia, quanto della stessa antimafia: quello dell’inspiegabile assenza di giustizia e di memoria per molti omicidi che investigativamente evidenziano tutti gli elementi essenziali per completo riscontro dei fatti. Come se imprescrutabili circostanze alterassero l’iter di conclusioni unanimemente condivise.L’oblio dell’antimafia

Emblematico e allo stesso tempo mortificante per lo Stato é il clamoroso caso, taciuto per 58 anni, di uno dei primi magistrati antimafia di Palermo, Antonino Giannola, assassinato il  26 gennaio del 1960 durante un’udienza all’interno del Tribunale di Nicosia del quale era Presidente.

L’oblio dell’antimafia
il giudice Antonino Giannola

Inghiottita dall’oblio, la tragedia dell’assassinio del giudice Giannola, nato a Partinico nel 1906, é finita nel dimenticatoio fino a quando, nel 2018, dopo l’ennesima  sollecitazione dei figli, al termine di ricerche d’archivio avviate da Anm, Csm e Ministero della Giustizia, il suo nome é stato inserito nell’elenco delle Rose Spezzate dell’Anm e sulla targa d’ottone affissa davanti all’aula magna della Corte di appello di Palermo  per ricordare tutti i magistrati uccisi nell’esercizio delle funzioni, dalla mafia, dal terrorismo e dalla criminalità.

L’oblio dell’antimafia
Nicola Gioitta

Ancora irrisolto resta invece, a distanza di 33 anni, il caso del 29enne gioielliere Nicola Gioitta ucciso con due colpi di pistola e poi sgozzato il 21 marzo del 1990 all’interno della sua oreficeria in pieno centro a Niscemi. Appare da subito evidente che non si tratta di una rapina finita male, ma di un’esecuzione mafiosa per il probabile rifiuto di pagare il “pizzo” al racket delle estorsioni gestito nelle province di Agrigento, Caltanissetta e Ragusa, dalla Stidda di Gela, la spietata organizzazione criminale locale concorrente di cosa nostra.

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Niscemi

Tesi della vendetta mafiosa riconosciuta dalla Prefettura di Caltanissetta. “Ad avviso di questa Prefettura, il defunto Gioitta può ritenersi vittima innocente della mafia, nella considerazione che la vittima, al tempo dell’evento, risultava estranea ad ambiente e rapporti delinquenziali. Inoltre l’efferatezza e la modalità del delitto possono, a ragione, annoverarsi tra le tipiche esecuzioni mafiose tendenti all’immediata eliminazione della vittima, il cui gesto serviva a intimidire gli operatori economici del luogo” scrive la Prefetta dell’epoca, Isabella Giannola, figlia del magistrato assassinato nel 1960 mentre presiedeva l’udienza di un processo all’interno del Palazzo di giustizia di Nicosia.

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Il Prefetto Isabella Giannola

Eppure, come rivela l’agenzia Agi, che intervista il figlio della vittima, il 34 enne Salvatore Gioitta, nei tre decenni successivi all’omicidio non soltanto, nonostante l’evidente riconoscibilità delle modalità dell’esecuzione mafiosa, non sono stati individuati gli assassini, ma al gioielliere non é stato mai riconosciuto lo status di “vittima di mafia”.

Secondo varie ipotesi investigative e gli accertamenti dei familiari della vittima, che lo hanno denunciato in una lettera inviata al Ministero dell’Interno, il killer che avrebbe sparato due colpi, uno dei quali alla testa da distanza ravvicinata, a Nicola Gioitta sarebbe stato Liborio Trainito, definito criminale efferato come pochi, appartenente prima alla mafia e poi al clan della Stidda. Il sicario usava firmare i delitti colpendo le vittime a bruciapelo e poi tagliando loro la gola. Le identiche feroci modalità d’esecuzione del giovane gioielliere che un collaboratore di giustizia Luigi Di Modica conferma siano da attribuire a Liborio Trainito.L’oblio dell’antimafia

“Abbiate pietà, cuore e compassione! Se lo merita mio padre per il suo sacrificio. Come fa lo Stato, che sia un Giudice, un Prefetto o chiunque altro a rappresentarlo, a non chiedere mai nulla in merito all’omicidio di mio padre. Come fa?”. Implora ora nell’intervista all’Agenzia Italia Salvatore Gioitta che chiede la riapertura delle indagini e il riconoscimento del padre come vittima della mafia.

Chi si assume la responsabilità, se non altro morale, di non rispondere?L’oblio dell’antimafia

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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