Conte e lo psicodramma post scissione dei 5Stelle 

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Conte e lo psicodramma post scissione dei 5Stelle 
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Giuseppe Conte tace o si limita a rispondere con delle domande alle domande dei giornalisti: “la scissione di Di Maio segna la fine del M5S? I nostri principi e i nostri obiettivi non sono più validi? State scherzando?” chiosa.

“Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche”, sosteneva il filosofo Jean Paul Sartre e l’imbarazzato silenzio tombale che a 24 ore dalla valanga della Louis split, la scissione di Luigi Di Maio, una valanga in progress che sta dimezzando il Movimento 5Stelle, rivela il profondo disagio e le difficoltà del vertice di quel che resta dell’armata parlamentare grillina.

Conte e lo psicodramma post scissione dei 5Stelle 
Di Maio e Conte

Il leader e tutto il gruppo dirigente pentastellato sono in realtà protesi ad arginare le falle nei gruppi parlamentari, a contattare uno per uno deputati e senatori per scongiurare ulteriori defezioni e lo stillicidio di passaggi ad “Insieme per il futuro”. Ai 51 deputati ed ai 12 senatori delle prime ore si sono già aggiunti anche due parlamentari europei, Daniela Rondinelli e Chiara Gemma, che fanno scendere a 5 il numero degli europarlamentari 5Stelle.

Ma a Montecitorio e a Palazzo Madama i grillini indecisi sono dati in aumento perché – osservano gli ambienti parlamentari-  c’é una consistente “area di mezzo” di quanti non parteggiano né per Di Maio e né si schierano a prescindere con Conte.

Dal quartier generale del Movimento, in Campo Marzio,alle spalle di Piazza del Parlamento, dove si susseguono vertici con Paola Taverna, Stefano Patuanelli, Carlo Sibilia, Mariolina Castellone, Nunzia Catalfo ed altri esponenti collegati da remoto, trapela che Conte lancerà un invito alla chiarezza: “O si é dentro o si é fuori al Movimento e al Governo, un’altra strada non paga” sarebbe il refrain.Conte e lo psicodramma post scissione dei 5Stelle 

Gli effetti del martedì nero e della triplice sconfitta di Conte sul piano politico, parlamentare e della leadership, sono destinati a protrarsi e a lievitare ulteriormente fino alla fine della legislatura, con evidenti riflessi sulla credibilità politica personale e sulla capacità di manovra e l’incidenza del Movimento.

A mettere al tappeto l’autoproclamato avvocato del popolo è stata la notevole efficacia tattica e strategica dei tempi e dei modi della scissione di Di Maio, che ha atteso la totale marcia indietro di Conte sulla politica estera del Governo e il disco verde del Senato a Draghi e poi, prima di annunciare la scissione, è andato al Quirinale ed ha illustrato al Presidente Mattarella le motivazioni e le cause di una divaricazione ormai insanabile.

Un altro errore fatale di Conte e del vertice dei 5 Stelle è stato quello di  fare affidamento alla iniziale sponda di Salvini su una linea di discontinuità riguardo l’invio delle armi a Kiev. Quando messo alle strette dai suoi ed ha capito di non avere altenative, Salvini invece si é defilato, tanto da non prendere neanche la parola nel dibattito al Senato, ha lasciato soli i grillini, che al quel punto hanno dovuto scegliere se uscire dal governo o arrendersi. Ed hanno scelto la resa.Conte e lo psicodramma post scissione dei 5Stelle 

Nel caos della ritirata l’ex enfant prodige di 5 Stelle Di Maio ha assestato il colpo di maglio della scissione, funzionale alla formazione di un’aggregazione di centro con vari esponenti del panorama politico: dal Sindaco di Milano Beppe Sala, all’europarlamentare e leader di Azione Carlo Calenda, ai gruppi parlamentari che fanno capo al Presidente della Liguria Toti e al Sindaco di Venezia Brugnaro, ad Italia Viva di Matteo Renzi, a più Europa, fino a lambire Forza Italia ed in particolare i ministri Brunetta, Carfagna e gelmini.IL PROFESSORE MARIO DRAGHI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI: COMUNICAZIONE E REPLICA

La prospettiva, come ha annunciato Calenda, è quella di una convention programmatica a Milano. Un orizzonte che a Montecitorio delinea l’ulteriore rafforzamento del Governo Draghi, che ha ottenuto un nuovo e più ampio disco verde, con 410 voti favorevoli, 29 contrari e 34 astensioni, per confermare al Consiglio europeo la politica estera dell’Italia a difesa dell’Ucraina e a sostegno della resistenza armata contro l’ingiustificata e devastante invasione perpetrata dalla Russia di Putin. Ancora una genuflessione dei 5 Stelle a favore del Premier che lascia Conte col cerino acceso in mezzo ad un caotico movimento sempre più evanescente e ingovernabile.Conte e lo psicodramma post scissione dei 5Stelle 


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