Credito cooperativo a rischio effetto domino per le banche

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Lo stallo sindacale del credito cooperativo e  il rischio effetto domino per le banche

Credito cooperativo a rischio effetto domino per le banche

Il credito cooperativo italiano, vale a dire quel complesso di banche che eravamo abituati a conoscere con il nome di Casse Rurali e Artigiane, è alla vigilia di una rivoluzione. Una totale ridefinizione interna. La partita maggiore è costituita dall’obbligo di accorpamento, imposto dalla legge di riforma, in gruppi bancari di considerevole dimensione, capaci di approvvigionarsi sui mercati e di consolidare una dotazione patrimoniale in grado di far fronte agli investimenti necessari e al peso dell’insieme dei crediti deteriorati che, al netto degli accantonamenti, a fine 2015 pesava complessivamente sul sistema Bcc per circa 15,2 miliardi. I gruppi nazionali in fase di costituzione sono due, trasversali all’intero tessuto nazionale, ma va considerato anche che l’Alto Adige condurrà una terza partita a sé stante.

Dal lato occupazionale, come zerozeronews ha già sottolineato, l’età media di 50 anni dei circa 37 mila dipendenti del credito cooperativo limita il ricorso ai prepensionamenti e agli incentivi e lascia intravedere lo spauracchio di licenziamenti, esodi e trasferimenti forzati.Credito cooperativo a rischio effetto domino per le banche

La situazione è ulteriormente complicata dal mancato rinnovo del contratto di settore, scaduto a fine 2013, e per il quale  sino ad ora è stato pressoché impossibile avviare un vero confronto  fra le parti.

Eppure, come ha sottolineato  il Segretario Generale della First Cisl, Giulio Romani, “il mondo della cooperazione potrebbe rappresentare, se ben amministrato, il vero contrappeso di un sistema bancario che sembra aver dimenticato i principi etici indispensabili a farlo essere propulsore di sviluppo equilibrato e sostenibile”.

https://www.zerozeronews.it/credito-cooperativo-riforma-o-rischio-implosione giulio romani

Giulio Romani Segretario Generale First Cisl

Fonti sindacali e giornalistiche hanno recentemente fatto riferimento a 7 mila dipendenti che potrebbero avere i requisiti per uscire dalle Bcc attraverso il fondo di solidarietà. “Ricostruzioni infondate “ afferma  Alessandro Spaggiari, responsabile CooperFirst, il comparto della First Cisl dedicato al credito cooperativo.

“ In realtà – aggiunge Spaggiari- nessuno ha mai dichiarato numeri di esuberi circostanziati in sede negoziale ufficiale al tavolo di confronto tra il sindacato e Federcasse. Non so se se ne sia parlato in altre sedi,  ma i numeri che leggiamo sono spropositati e mutano continuamente nella composizione assoluta e qualitativa relativa alle ipotetiche necessità di riqualificazione.  Non mi pare un modo responsabile di trattare la questione.”

https://www.zerozeronews.it/credito-cooperativo-riforma-o-rischio-implosione/ alessandro spaggiari

Alessandro Spaggiari CooperFirst

  • Quindi non ci saranno eccedenze occupazionali e il credito cooperativo potrà continuare a operare come al solito?

“Purtroppo non è così. Siamo all’alba di una grande trasformazione. Noi siamo pronti a discuterne da tempo, a condizione che non vengano riproposti ragionamenti che si fondano su stime semiserie delle eccedenze occupazionali, indistinti risparmi sulle retribuzioni e indifferenza all’andamento più complessivo dei costi e di alcune retribuzioni apicali che, viceversa, richiedono un governo con strumenti concordati e rigorosa trasparenza.

  • Quali sono i temi più delicati da affrontare?

“Vogliamo parlare di futuro, di progetti, di coinvolgimento, di partecipazione, di corresponsabilizzazione, di investimenti, di governo dei fenomeni e delle ricadute, di equità e di mitigazione del disagio, di differenza della missione mutualistico-cooperativa rispetto alle altre realtà bancarie, anche di sacrifici se e quando necessari, ma purché siano di tutti, e per obiettivi che siano chiaramente definiti, misurabili e a beneficio di ciascuno. Aggiungerei anche condivisi. Buon senso vorrebbe  che questa discussione venisse avviata  quando si saranno chiaramente delineati i progetti industriali dei gruppi in gestazione”.

  • Perché allora sui quotidiani economici si continua a ipotizzare che l’ammortizzatore sociale di settore, il fondo esuberi, presenterebbe  uno squilibri tra costi e prestazioni rispetto a quello che viene utilizzato nelle banche aderenti all’Abi?

“Il fondo esuberi ha senz’altro bisogno di manutenzione, ma non per le ragioni citate. Ad esempio occorre chiarire il funzionamento della “solidarietà”, che importanti sorprese negative ha riservato a molti colleghi di banca Sviluppo. Una vicenda passata in sordina e ignota ai più, ma che meriterà approfondimenti. Non corrisponde al vero che il fondo sia squilibrato. Non è neppure vero che non sia stato utilizzato, come lascia intendere qualcuno. Certo, storicamente è stato utilizzato di meno rispetto al fondo Abi, ma questo è avvenuto per ragioni di politica industriale, non altro. Negli ultimi anni sono state attivate più di 100 procedure contrattuali nelle BCC e nel Gruppo Iccrea, a fronte delle quali si è ridotta l’occupazione di oltre 1000 unità quasi sempre attraverso l’utilizzo del Fondo Esuberi, spesso in parallelo con la riduzione delle retribuzioni se in presenza di situazioni di squilibrio economico-patrimoniale delle aziende interessate. Non capisco perché questo dato si eviti sempre di citarlo. E a questo proposito è bene puntualizzare che per intercettare parte dei Fondi “pubblici” messi a disposizione dalla legge di bilancio per concorrere a sostenere le riduzioni di organico nel settore bancario era necessario che le singole BCC facessero accordi sindacali per attivare il Fondo, con effettivo accesso dei colleghi. Da quanto si legge non sembra che tutti ne siano consapevoli.”https://www.zerozeronews.it/credito-cooperativo-riforma-o-rischio-implosione/

  • Intanto però il personale delle Bcc è senza rinnovo di contratto e qualche fonte sembra paventare la possibilità si andare a un contratto unico con le banche aderenti all’Abi. Ne state davvero discutendo?

“Ci è sempre stato ribadito che allo stato attuale non è in discussione l’autonomia del contratto nazionale Federcasse, ma questa non può essere la scusa per imporre rinnovi di contratto da un lato estremamente penalizzanti per i lavoratori e dall’altro privi di analisi serie e circostanziate sul modello che si prospetta. A nostro avviso, Federcasse sta perdendo tempo ed è un atteggiamento che fa nascere legittimi dubbi sulla reale volontà di mantenere l’autonomia contrattuale, che io credo invece abbia ancora un senso di esistere, se si propone di regolare una specificità autentica e non solamente di sforbiciare i trattamenti dei dipendenti da un lato, ed emulare le previsioni del contratto Abi dall’altro. Leggo invece di rincorse a modelli tipici delle banche ordinarie e lo ritengo un grande errore, anche imprenditoriale”.Credito cooperativo a rischio effetto domino per le banche

  • C’è il rischio che si salti un turno di rinnovo contrattuale per i dipendenti delle Bcc?

“Un salto di ciclo negoziale è inaccettabile e chi volesse creare le condizioni per portarci in questo imbuto se ne assumerà la responsabilità. Non è ammissibile che le banche di credito cooperativo non consentano un regolare rinnovo contrattuale, in attesa che il settore assuma un assetto compiuto sul quale poi delineare il proprio contratto. Oggi serve un rinnovo di contratto snello, che dia serenità ai dipendenti e consenta a tutti di concentrarsi sulla delicata transizione in atto. Ci faccia sapere Federcasse cosa vuole fare una volta per tutte. Inoltre, qualcuno ci dovrebbe spiegare il modello industriale e il progetto dei nuovi gruppi, ci dovrebbe dire quanti sono i soggetti imprenditoriali che si stanno davvero costituendo, se si riconoscono o meno sotto una unica regia contrattuale e come governiamo tutti i costi nella fase di transizione e non solamente quelli del lavoro e dei dipendenti”. 

  • Il sindacato non ha responsabilità in questo mancato rinnovo contrattuale?

“I ritardi non sono certo nostra responsabilità. Già dal 2014 noi proponemmo un percorso di rinnovo fondato su un nostro documento di analisi di sistema, respinto con sdegno da Federcasse e rivelatosi invece puntuale nelle previsioni e lungimirante. È un fatto che Federcasse ci abbia costretto alla mobilitazione minacciando di disapplicare la contrattazione di settore. È ancora un fatto che il tavolo di confronto sia stato congelato sino alla tarda primavera del 2017, quando Federcasse si presentò con l’idea di un rinnovo per quanto ci riguarda assolutamente inaccoglibile. Alla ripresa di settembre ci è stato proposto nuovamente lo stesso percorso, che è insostenibile perché scaricherebbe sui lavoratori ulteriori e pesanti oneri a fondo perduto e privi per di più di reale utilità, in quanto l’insieme dei costi non è sotto controllo per la parte extra fattore lavoro. In quella sede abbiamo espresso il nostro dissenso su questa impostazione e avanzata  una proposta articolata, che attende ancora una risposta. In realtà, i problemi del Credito Cooperativo è noto siano ben altri come la legge di riforma insegna e non sono certamente riconducibili al livello medio delle retribuzioni”.

  • Alla luce della riforma voluta dalla legge, che futuro vede per il settore del credito cooperativo?

“Vedo un futuro che riserverà molte opportunità se il credito cooperativo saprà mantenere una identità reale, tipica della propria missione, ammodernandosi e raccogliendo la sfida digitale e per questo occorre che Federcasse abbandoni gli opportunismi, i tatticismi e i personalismi. Su questi temi che riguardano un futuro che dovremmo provare a scrivere assieme eravamo e siamo disponibili al confronto, da subito, tanto che presto attiveremo come da impegno il confronto con i lavoratori anche se la risposta di Federcasse non è mai giunta e auspico non si debba aprire nuovamente una stagione conflittuale”.Credito cooperativo a rischio effetto domino per le banche

 

 

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