Crisi in progress e il banco dei pegni venduto all’asta

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Crisi in progress e il banco dei pegni venduto all’asta

  • Lo strano caso del banco dei pegni venduto all’asta….

Sindacati dei dipendenti Unicredit in agitazione per l’andamento delle trattative per la cessione  alla società austriaca  Dorotheum delle attività di credito su pegno in Italia.

Il tradizionale Banco dei Pegni, ereditato soprattutto in Sicilia dalla Cassa di Risparmio, rappresenta una dei più redditizie attività dell’Unicredit, con beni per diversi miliardi.Crisi in progress e il banco dei pegni venduto all’asta

Fondata a Vienna nel 1707 come Monte di Pietà la Dorotheum si è poi trasformata in una delle principali case d’aste d’Europa, ma rimane  leader in territorio austriaco del business del credito su pegno  con il 90% della quota di mercato ed una trentina di filiali.

Per l’acquisizione delle attività di settore dall’Unicredit  sarà costituita una nuova società denominata Custodia Valore – Credito su Pegno s.r.l, che sarà trasformata in Spa e le cui quote saranno acquisite dal Gruppo Dorotheum . Crisi in progress e il banco dei pegni venduto all’asta

La cessione rientrerebbe nella strategia di UniCredit di valorizzazione degli asset non strategici e coinvolge complessivamente circa 175 dipendenti operanti in 35 filiali distribuite su tutto il territorio italiano.

”I sindacati hanno da sempre  osteggiato l’operazione – affermano in una nota congiunta Gabriele Urzì (FIRST Cisl), Giuseppe Angelini (FABI),  Francesco Re (Fisac Cgil), Salvatore Li Castri (UILCA) e Giuseppe Di Giacinto (Unisin) – perchè Unicredit continua la vendita dei gioielli di famiglia redditizi e nel caso del pegno socialmente utili in quanto ultimo baluardo al ricorso all’usura da parte di clienti di qualsivoglia status sociale che non possono accedere, magari perché non momentaneamente in linea con i canoni della valutazione del merito creditizio, ad altre forme di finanziamento.”Crisi in progress e il banco dei pegni venduto all’asta

La trattattiva si annuncia lunga e difficile in quanto in Austria il settore del credito su pegno è disciplinato da una legge commerciale del 1994 e non  è prevista una specifica licenza bancaria, mentre i sindacati puntano soprattutto ad ottenere reali garanzie sul mantenimento del contratto di lavoro bancario italiano per i dipendenti che passeranno  nell’ organico  dell’azienda austriaca.

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  • Crisi in progress

La crisi sulle spalle delle banche. Secondo wallstreetitalia.com, dal 2011 le banche europee causa l’esplosione del debito sovrano, il declassamento delle agenzie di rating dei Paesi dell’Europa meridionale, vedono ad un indebolimento degli asset detenuti dalle banche, in particolar modo italiane, spagnole, portoghesi, irlandesi e greche.

Lo scenario delle banche italiane rispetto a dieci anni fa, scrive sempre wallstreetitalia.com, ha subito un sostanziale ridimensionamento, con numerose aggregazioni, numerose partecipazioni estere ed un differente modo di interfacciarsi con la clientela, anche per via dell’avanzare del fintech.

Il numero di banche è ancora elevato per la BCE, anche in funzione dei numeri nettamente più bassi dell’economia nazionale. Dunque, conclude  wallstreetitalia.com, la bufera sulle banche italiane non è ancora terminata, a dispetto delle quotazioni di borsa in salita e dei crediti inesigibili in discesa, anche la BCE evidenzia l’eccesso di concorrenza di banche italiane che nei prossimi mesi ed anni, terminate le ricapitalizzazioni saranno costrette ad ulteriori aggregazioni riducendo la platea a 4-6 gruppi.

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