Dalla vecchia politica alla svolta di vaccini ed Europa

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Dalla alla vecchia politica alla svolta di vaccini ed Europa
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Dimissioni con più interpretazioni che soluzioni, quelle di Nicola Zingaretti dalla segreteria del Pd. Inizialmente maliziosamente attribuita ad intenti gattopardeschi, l’uscita di scena dal Nazareno del leader del partito che assomma la tradizione della sinistra e del popolarismo cattolico, segna invece  una ulteriore accelerazione nell’evoluzione della politica determinata dalla formazione del Governo Draghi con una amplissima maggioranza pragmatica.Dalla alla vecchia politica alla svolta di vaccini ed Europa

Una maggioranza sempre meno caratterizzata dai partiti e incentrata  sull’esecutivo. Simile agli effetti della caduta di un grande meteorite sul pianeta Pd, anche per il modo con cui sono state rassegnate, ”mi vergogno del mio partito”, le dimissioni di Zingaretti sono in ogni caso destinate a provocare mutazioni e sconvolgimenti gli assetti della politica e delle istituzioni.

Intanto perché, come gli effetti del meteorite preistorico nei confronti dei dinosauri, la fine della segreteria Zingaretti potrebbe rappresentare anche l’epilogo dell’alleanza con Conte e i grillini.Dalla alla vecchia politica alla svolta di vaccini ed Europa

In secondo luogo perché l’apertura della successione al vertice del Nazareno comporta una profonda modifica degli equilibri interni che dovranno essere ratificati da un congresso sempre più delicato e determinante per un partito che oltre alla leadership è soprattutto alla ricerca di un nuovo progetto politico per il Paese e di moderni metodi di governo per tradurre il progetto in fatti concreti.

Equilibri che dopo l’assestamento di una reggenza o di una segreteria provvisoria, che ruota attorno alle candidature di Piero Fassino, Marina Sereni, Anna Finocchiaro e Roberta Pinotti, potrebbero delineare nuovi scenari riguardanti le candidature alle elezioni di Roma, Torino, Napoli e Bologna, con Milano già predisposta per la ricandidatura del sindaco Uscente Sala.

Nonché prefigurare nuove candidature per le politiche e soprattutto per la prevista transizione alla scadenza del settennato del Presidente Sergio Mattarella.Dalla alla vecchia politica alla svolta di vaccini ed Europa

Nella nebulosa che ancora avvolge le dimissioni di Zingaretti resta inoltre da definire cosa resta e che ruolo avrà la maggioranza dell’ex segretario perché gli effetti collaterali riguardano anche gli alleati grillini.

Nei dintorni del Nazareno,  Grillo, Conte e il Movimento è come se si ritrovassero in mezzo ad un guado nei pressi delle cascate. Per l’ex Premier e il garante dei 5 Stelle, la mancanza della sponda Pd garantita da Zingaretti innesca un duplice rischio: quello della deriva politica e quello dell’assedio da parte dell’ala del movimento che fa capo a Davide Casaleggio e alla piattaforma Rousseau.

Effetti a catena anche per Forza Italia e Lega che senza la sponda e l’alibi del Pd di Zingaretti sul quale scaricare le tensioni con Palazzo Chigi, si vedono sistematicamente bypassati dall’accelerazione delle nomine cardine e dalle iniziative decise dal Premier Mario Draghi: dalla sostituzione del commissario straordinario anti covid Arcuri col generale Figliuolo, dalla nomina del nuovo capo della Polizia Lamberto Giannini allo stop alle esportazioni dei vaccini AstraZeneca verso l’Australia. Una decisione senza precedenti condivisa dalla commissione  Europea.

E’ la rappresentazione geopolitica di come in Europa si sia concluso il ciclo storico politico di Angela Merkel e sia iniziato quello di Mario Draghi. Dall’asse franco tedesco il baricentro dell’Unione europea, con la Premiership di Draghi, si è spostato all’Italia presidente di turno del G20.

Tutto il resto sembra ormai preistoria come appunto quella del meteorite e del destino dei dinosauri o, peggio, provincialismo politico.

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