Dazi sull’acciaio rinviati ma Trump tiene duro soprattutto sulla Cina

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Dazi sull’acciaio rinviati ma Trump tiene duro soprattutto sulla Cina
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Trenta giorni per sperare, un mese per trattare. La Casa Bianca rinvia al 1 giugno la minacciata introduzione dei dazi sull’acciaio (25%) e alluminio (10%)  nei confronti dell’Unione Europea, del Canada e del Messico. Pubblichiamo una sintesi dell’analisi del  Chicago Tribune

Dazi sull’acciaio rinviati ma Trump tiene duro soprattutto sulla Cina

Il Presidente Donald Trump ha rinviato la decisione sull’entrata in vigore dei dazi perché sta cercando di ottenere un maggiore accesso per le imprese degli Stati Uniti in Europa e come parte di una rinegoziazione dell’Accordo di libero scambio nordamericano. Una tregua, sostengono a Washington.

Funzionari canadesi, messicani e statunitensi si incontreranno nei prossimi giorni per avviare i negoziati.

Dazi sull’acciaio rinviati ma Trump tiene duro soprattutto sulla Cina

La strategia con l’Unione Europea è più fluida. Trump  ha elogiato alcuni paesi, come la Francia, ma ha castigato altri, come la Germania, perché  secondo lui deve consentire alle società statunitensi di raggiungere più agevolmente i consumatori tedeschi.

L’annuncio in extremis del rinvio – i dazi sarebbero scattati  alla mezzanotte del 30 Aprile – è l’ultimo colpo di scena dopo quattro mesi di tira e molla nelle relazioni commerciali fra  Stati Uniti ed  una dozzina di paesi. Alcuni dei quali hanno ricevuto un trattamento preferenziale, come la Corea del Sud, che ha accettato di tagliare le esportazioni di acciaio verso gli Stati Uniti del 30 percento. Altri, come il Giappone, sono stati respinti nonostante le ripetute aperture del Premier Shinzō Abe.

L’amministrazione ha raggiunto accordi in linea di principio sul commercio di metalli con l’Argentina, l’Australia e il Brasile e sta prolungando i negoziati con il Canada, il Messico e l’Unione europea per gli ultimi 30 giorni.

I negoziati sui dazi sono stati un test chiave della strategia commerciale e della diplomazia di Trump, ed evidenziano il suo personale stile di contrattazione contro la determinazione dei principali partner commerciali e alleati statunitensi a tenere duro e a varare ritorsioni.

“Siamo in un territorio inesplorato in termini di politica commerciale”, ha dichiarato Chad Bown, senior fellow presso il Peterson Institute of International Economics. “Quello che il presidente Trump ha fatto è rendere tutto incerto nella politica commerciale: non si sa quasi quotidianamente quale sarà la politica commerciale e le imprese trovano molto difficile operare in quel tipo di ambiente”.

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La Casa Bianca ha annunciato che in settimana una delegazione al massimo livello andrà a Pechino per  avviare una trattativa. Della delegazione faranno parte il Segretario del Tesoro Steven Mnuchin, il Segretario al Commercio Wilbur Ross, il Rappresentante per gli Affari Americani Robert E. Lighthizer, il capo del Consiglio Economico Nazionale Larry Kudlow e Peter Navarro, assistente del Presidente per la politica commerciale e manifatturiera.

All’inizio di quest’anno, il Dipartimento del Commercio ha pubblicato un rapporto in cui si sosteneva che la dipendenza degli Stati Uniti dall’acciaio importato e dall’alluminio rappresentava una minaccia per la sicurezza nazionale. A marzo, Trump ha usato questa tesi per annunciare l’aumento delle tariffe nei confronti di  Cina e Giappone, offrendo temporaneamente esenzioni per molti altri paesi.

Nelle ultime settimane, Trump ha incontrato i leader di tre paesi alleati, protagonisti del braccio di ferro sui dazi. Il Presidente francese Emmanuel Macron e la Cancelliera tedesca Angela Merkel hanno sollecitato  a Trump una modifica della posizione dell’amministrazione, che tuttavia ha invece continuato a premere per ottenere concessioni, senza dare alcuna garanzia che l’Unione europea sarà risparmiata.

I leader europei hanno minacciato contromisure se Trump insisterà con i dazi. Le azioni europee riguarderebbero articoli come motocicli e bourbon, prodotti nelle roccaforti elettorali repubblicane.

L’amministrazione Trump ha spinto le nazioni europee ad accettare una trattativa sulle quote, ma i leader europei non vogliono farlo. “Stiamo chiedendo loro di scegliere fra le tariffe o le quote”, ha detto il Segretario al Commercio Wilbur Ross.

Le quote sono più attraenti in qualche modo rispetto alle tariffe  perché i governi dei paesi esportatori ottengono delle entrate vendendo i permessi di esportazione alle proprie aziende senza pagare nulla al governo degli Stati Uniti, che guadagnerebbe entrate dalle tasse su acciaio e alluminio, ma i consumatori pagherebbero prezzi più alti.Dazi sull’acciaio rinviati ma Trump tiene duro soprattutto sulla Cina

Il ruolo della Cina incombe. La Corea del Sud è il terzo esportatore di acciaio negli Stati Uniti e il principale importatore di acciaio cinese, che alcuni esperti del settore dicono che ne hanno fatto un canale per le esportazioni cinesi negli Stati Uniti.

Negli ultimi decenni il governo cinese ha promosso enormi complessi industriali nazionali produttori di acciaio e alluminio, che hanno spedito le loro merci in tutto il mondo in modo tale da spingere verso il basso i prezzi. La Cina rappresenta circa il 3% delle importazioni di acciaio degli Stati Uniti in termini di valore, ma Trump afferma che l’alluvione mondiale di acciaio a basso costo è un fattore che ha portato alla chiusura di numerose fonderie statunitensi e alla perdita di posti di lavoro americani.

“I cinesi hanno creato il problema della sovraccapacità”, ha affermato William Reinsch, consulente senior presso il Centro di studi strategici e internazionali. “È uno dei pochi casi negli affari commerciali in cui è possibile attribuire la colpa e essere precisi. E se è colpa loro non è irragionevole progettare una politica che rimetta il problema su di loro. ”

Trump ha interpretato alla lettera il concetto e ha ribaltato questo approccio dichiarando che avrebbe agito unilateralmente, minacciando di dare uno schiaffo alle tariffe di numerosi alleati statunitensi, non solo della Cina. Dazi sull’acciaio rinviati ma Trump tiene duro soprattutto sulla Cina

 

 

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