La riforma della giustizia c’é. Il Consiglio dei Ministri l’ha approvata all’unanimità. Il Premier Mario Draghi e la Ministra Guardasigilli Marta Cartabia hanno imbrigliato le resistenze dei ministri grillini, che nel prevertice a Palazzo Chigi hanno per oltre due ore ritardato l’inizio del Consiglio dei Ministri minacciando l’astensione sulla riforma.

Per l’evidente riflesso del corto circuito interno al Movimento la delegazione governativa dei 5 Stelle ha oscillato e poi ha “accettato” l’inserimento di fattispecie di reati contro la Pubblica amministrazione, come la corruzione e la concussione, tra quelli per i quali sono previsti tempi del processo più lunghi. Ulteriori miglioramenti tecnici sono possibili nell’iter parlamentare.
Resta da vedere ora che contraccolpi potrà avere l’ok alla riforma dei ministri 5 Stelle sul braccio di ferro in corso fra l’ex Premier Giuseppe Conte e il garante fondatore Beppe Grillo.
Secondo gli ambienti parlamentari il varo della riforma della Giustizia è un successo dell’ala governativa del Movimento, che fa capo a Grillo e si identifica soprattutto nel Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e nel Presidente della Camera Roberto Fico, che non a caso sono gli esponenti di spicco dei sette saggi che stanno conducendo le trattative sulle norme dello statuto che contrappongono Conte e Grillo.



