La leggenda di Pinocchio che resiste anche al web

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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by  Antonino Cangemi

“Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità”. Parola di Benedetto Croce. E quel legno, fragile e refrattario alla levigatura, è ancora e sempre più vivo e vitale dopo 140 anni di vita. Il burattino di legno per antonomasia della letteratura è nato infatti il 7 luglio del 1881, 140 anni fa, giorno in cui apparve sul “Giornale dei bambini” la prima puntata di “Storia di un burattino”.

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Una scena del film Pinocchio del2019 di Matteo Garrone con Benigni, Proietti e Papaleo

 La sua, a dispetto di ciò che poi è accaduto, sembrava una vita breve, anzi brevissima. Già, perché dopo otto puntate, il racconto si concludeva con la sua impiccagione sul ramo di una quercia che ne sanciva il trapasso nel regno dei morti. La resurrezione però fu invocata da numerose lettere di piccoli lettori delusi dal crudele epilogo. Che la reclamarono, ottenendola. Sicché la narrazione delle sue birichinate continuò a più riprese sullo stesso foglio, per poi essere pubblicata, nel 1883, dalla Libreria Editrice Felice Paggi col titolo “Le avventure di Pinocchio. Storie di un burattino”.

“Le avventure di Pinocchio” è, tra i capolavori della letteratura dell’infanzia, se non il più noto in tutto il mondo, uno dei più noti. La sua storia e il  suo protagonista, oltre ad affascinare i ragazzi di ogni epoca, ha conquistato gli adulti e ha destato grande interesse in scrittori e critici letterari. Un romanzo che ha figliato altri romanzi, “Le avventure di Pinocchio”, e tanti scritti di varia ispirazione soprattutto da parte di autori della neoavanguardia: si pensi a Giorgio Manganelli e al suo “Pinocchio, una storia parallela”, a Luigi Malerba e al radiodramma “Pinocchio con gli stivali”, a Umberto Eco e al tautogramma “Povero Pinocchio”. Dettaglio non trascurabile, nelle rivisitazioni di Manganelli e di Malerba non si assiste alla redenzione del burattino e alla sua trasformazione in bambino in carne e ossa divenuto, per incanto, “perbene” dopo un passato di “mascalzonate”. E addirittura nel radiodramma di Malerba Pinocchio, rifiutandosi di diventare bambino “perbene”, abbandona le pagine di Collodi e fa incursione in altre favole.

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La locandina del film Pinocchio di Comencini con Nino Manfredi Gina Lollobrigida Franchi e Ingrassia

D’altra parte proprio sul finale si registrano divergenze tra gli studiosi del capolavoro di Collodi. C’è chi nota che non a caso nella prima stesura, peraltro dal sapore “dark” come si direbbe oggi, e in diverse rielaborazioni è assente la miracolosa metamorfosi del pezzo di legno: il “riscatto” buonista di Pinocchio per tanti è frutto di una imposizione editoriale e stride col suo carattere ribelle.

Così, per esempio, la pensa Daniela Marceschi, una  letterata che conosce molto bene Collodi. Per la Marceschi (leggasi “Il naso corto”, Edb, 2016), a leggere bene i righi conclusivi del romanzo, il punto esclamativo e i puntini di sospensione (“E come ora son contento di essere diventato un bambino perbene…”) sono allusivi, una sorta di strizzatina d’occhio ai lettori, un rassicurarli sul fatto che mai verrà meno lo spirito dissacratorio e di avventura di Pinocchio, monello impenitente, personaggio picaresco insolito nella nostra letteratura secondo Italo Calvino .

Anche dopo 140 anni, e per altri secoli ancora sino quando la letteratura resterà la più salutare ed edificante evasione.La leggenda di Pinocchio che resiste anche al web

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