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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
by Antonino Cangemi
“Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità”. Parola di Benedetto Croce. E quel legno, fragile e refrattario alla levigatura, è ancora e sempre più vivo e vitale dopo 140 anni di vita. Il burattino di legno per antonomasia della letteratura è nato infatti il 7 luglio del 1881, 140 anni fa, giorno in cui apparve sul “Giornale dei bambini” la prima puntata di “Storia di un burattino”.

La sua, a dispetto di ciò che poi è accaduto, sembrava una vita breve, anzi brevissima. Già, perché dopo otto puntate, il racconto si concludeva con la sua impiccagione sul ramo di una quercia che ne sanciva il trapasso nel regno dei morti. La resurrezione però fu invocata da numerose lettere di piccoli lettori delusi dal crudele epilogo. Che la reclamarono, ottenendola. Sicché la narrazione delle sue birichinate continuò a più riprese sullo stesso foglio, per poi essere pubblicata, nel 1883, dalla Libreria Editrice Felice Paggi col titolo “Le avventure di Pinocchio. Storie di un burattino”.
“Le avventure di Pinocchio” è, tra i capolavori della letteratura dell’infanzia, se non il più noto in tutto il mondo, uno dei più noti. La sua storia e il suo protagonista, oltre ad affascinare i ragazzi di ogni epoca, ha conquistato gli adulti e ha destato grande interesse in scrittori e critici letterari. Un romanzo che ha figliato altri romanzi, “Le avventure di Pinocchio”, e tanti scritti di varia ispirazione soprattutto da parte di autori della neoavanguardia: si pensi a Giorgio Manganelli e al suo “Pinocchio, una storia parallela”, a Luigi Malerba e al radiodramma “Pinocchio con gli stivali”, a Umberto Eco e al tautogramma “Povero Pinocchio”. Dettaglio non trascurabile, nelle rivisitazioni di Manganelli e di Malerba non si assiste alla redenzione del burattino e alla sua trasformazione in bambino in carne e ossa divenuto, per incanto, “perbene” dopo un passato di “mascalzonate”. E addirittura nel radiodramma di Malerba Pinocchio, rifiutandosi di diventare bambino “perbene”, abbandona le pagine di Collodi e fa incursione in altre favole.



