Draghi riforma la politica e destruttura i partiti

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Recovery plan a misura dell'impegno civile di Draghi
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Né ecumenico né retorico, semplicemente Mario Draghi. Di settimana in settimana il Premier sta imprimendo una profonda svolta non solo ai modi e ai tempi dell’azione di Governo, ma alla stessa politica.Draghi riforma la politica e destruttura i partiti

L’impressione, confermata dalla prima conferenza stampa del Presidente del Consiglio, è quella di un passaggio in atto, una sorta di stargate politico, fra quella che fino adesso era la prevalente concezione di governi portatori di interessi dei leader, dei partiti e di categorie varie e un pragmatismo volto esclusivamente a risolvere concretamente l’emergenza sanitaria e le problematiche sociali economiche e giuridiche.

Non a caso il termine pragmatismo è stato il più utilizzato e ripetuto da Draghi per scandire concetti immediati, come: “Nel 2021 con la pandemia i soldi non si chiedono, ma si danno”; “Cosa penso del caso AstraZeneca? Che lo userò per vaccinarmi”, in un crescendo di risposte essenziali e autentiche a tutte le domande.Draghi riforma la politica e destruttura i partiti

Con un impatto di credibilità e di fiducia che anche per la sobria scenografia istituzionale, i toni e il garbo delle risposte guardando negli occhi gli interlocutori, non è davvero paragonabile al recente passato e all’epopea dell’eterno rinvio.

Chi ha seguito la conferenza stampa di Draghi ha avuto insomma la netta impressione che il Premier dicesse quello che pensava e pensasse quel che diceva.

Draghi riforma la politica e destruttura i partiti
Consiglio dei Ministri

Una nozione assolutamente inedita di “politique d’abord”  quella naturalmente attuata dal Premier, destinata a promuovere l’allineamento dei partiti, in parte spiazzati dalla competenza e dall’operatività, ma anche dalla dialettica incisiva, non binzantina, impressa dall’esecutivo in poco più di un mese di attività. Trentadue giorni, ai quali si è aggiunto il cambio della guardia alla segreteria del Pd, trasformatisi in uno spartiacque della politica.

A parte la Lega, dove affiorano sempre più evidenti differenziazioni fra Salvini e Giorgetti, le incognite dei 5 Stelle legate alle prospettive di Conte, l’epilogo delle divisioni all’interno di Forza Italia, l’assottigliamento dei renziani e l’accumulo di consensi e candidature che incrina i rapporti fra Fratelli d’Italia e leghisti,  l’effetto Draghi è destinato ad incidere anche sul Pd.

Al Nazareno il nuovo corso del neo segretario Enrico Letta sta tentando di avviare il rilancio del partito erede della storica tradizione politica del popolarismo cattolico e del riformismo post comunista. Dopo la conferenza stampa di Draghi probabilmente bisognerà aggiungere qualcos’altro all’anima e al cacciavite, al voto ai 16enni e allo ius soli, evocati da Letta per un Pd di lotta, ma pur sempre di governo.

La scelta del candidato per Roma e il riassetto  dei gruppi parlamentari del Partito democratico, determineranno la settimana entrante l’avanzamento di tutto il fonte politico. Per la Capitale, l’ostinazione alla ricandidatura di Virginia Raggi, il perdurare della  mancanza di una leadership fra i 5 Stelle, la spina nel fianco del seguito che riscuote Carlo Calenda, rendono problematica, senza un accordo di coalizione, la scelta di un candidato Pd in grado di arrivare al ballottaggio e  contendere il Campidoglio al candidato di un centrodestra avvantaggiato dal “disastro capitale” che, a torto o a ragione, viene imputato all’amministrazione uscente.

Sul fronte parlamentare martedì 23 marzo, alla Camera, l’ex ministro Enrico Costa ha preannunciato un emendamento al disegno di legge che recepirà le nuove direttive europee sulle intercettazioni telefoniche, che dovranno essere decise da un giudice e non dal Pubblico Ministero. Emendamento che equiparerebbe la normativa sui tabulati telefonici a quelle sulle intercettazioni.

In primo piano, la settimana entrante ci sarà soprattutto l’intervento di Mario Draghi e del Ministro dell’economia Daniele Franco ai due giorni di dibattito sul futuro del mezzogiorno promossi, martedi e mercoledi, dalla Ministra del Sud Mara Carfagna.

L’obiettivo immediato è quello di incardinare e accelerare i progetti del recovery fund per il mezzogiorno. Ma la vera prospettiva che le regioni meridionali attendono dal dopoguerra è quella della trasformazione, una volta per tutte, del sud da zavorra a risorsa propulsiva del Palese e dell’Europa. Se non con  Draghi, quando? Ci si chiede fra Palermo, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Cagliari e Potenza.

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