Il mondo che non seguiamo più per il diluvio del covid

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Il mondo che non seguiamo più per il diluvio del covid
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Cuore & Batticuore
Rubrica settimanale di posta. Storie di vita e vicende vissute

by Francesco Macchiarella

Mentre il mondo é alle prese col diluvio del covid-19, mettere in fila in questi giorni la congerie di pensieri e riflessioni che mi assalgono risulta operazione non facile. E’ uno degli effetti delle introspezioni cui la vita colorata di varie tonalità, dal rosso all’arancione al giallo, ci costringe ormai da parecchi mesi.Il mondo che non seguiamo più per il diluvio del covid

Osservo però che provare a fare una disamina dei gravi fatti che stanno accadendo in tutto il mondo richiede non poco tempo pure per fare un minimo di approfondimento e ci fa correre comunque il rischio che, assorbiti oltre che dai quotidiani impegni, dalla attenzione che dedichiamo alle notizie sulla pandemia, ci sfugga persino qualche aggiornamento.

In questo clima surreale, con una evidenza mediatica che immagino sarebbe stata ben diversa in era precovid, abbiamo appreso che il neo presidente USA Joe Biden, alla domanda rivoltagli da un giornalista (uno di quelli americani che non hanno perso l’abitudine a fare domande scomode agli intervistati) se ritenesse Putin un assassino, ha risposto senza giri di parole:  “Yes I do” ( “si lo credo”) ed ha preannunciato ritorsioni verso la Russia e il suo presidente accusati di aver tentato di influenzare l’esito delle elezioni americane nel 2016 e nel 2020.Il mondo che non seguiamo più per il diluvio del covid

Persino i giornali non riescono a star dietro alla valanga di notizie per niente rassicuranti che arrivano da tutto il pianeta, così che in Tv (meno sui giornali) gli unici aggiornamenti ricorrenti riguardano il Myanmar dove da oltre un mese è in corso una repressione violentissima da parte dei militari che hanno operato un colpo di stato e costringono per l’ennesima volta in stato di detenzione la leader della opposizione Aung San suu kyi.  Una repressione che ha già fatto centinaia di vittime, giovani in gran parte, colpevoli solo di protestare esibendo come unica arma una mano con tre dita alzate.

Chi prova a guardare sulla carta geografica la posizione della ex Birmania intuirà quale enormità di interessi possano agitarsi in quel Paese.

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Aung San Suu Kyi

Quasi evaporata l’attenzione verso il Congo dove si è consumata l’immane tragedia dell’assassinio del giovane ambasciatore italiano Luca Attanasio, pochi giorni fa si è appreso come sia rimasto vittima di un nuovo agguato il magistrato congolese che stava indagando su quell’atroce evento. E quella occasione disgraziata è stata utile per apprendere quanto di ricchezza e di violenza esista in Congo da decenni.

E’ di questi giorni la denuncia di Save The Children che riguarda gli orrori perpetrati in Mozambico dove gruppi di jihadisti hanno ucciso, persino decapitandoli davanti le madri, dei bambini rei di essersi rifiutati di arruolarsi come soldati armati tra le loro fila. Bambini Decapitati!

Lo Yemen o la Nigeria sono solo due di altri esempi africani dove vengono da anni perpetrati orrori e massacri spesso mascherati da guerre di religione fuori dal tempo persino, credo, per chi se ne rende colpevole. E quanto si potrebbe scrivere su quello che accade in Paesi più vicini geograficamente e non solo al nostro come la Libia con i suoi lager o l’Egitto dove le vicende Regeni e Zacky hanno messo allo scoperto altre atrocità in una Nazione che fino a poco tempo fa reputavamo amica e affidabile sol perché era la meta di splendide vacanze in Mar Rosso.

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Xi Jinping

Una partita epocale si gioca in terra cinese. Xi Jin Ping non fa mistero delle sue mire espansionistiche che da un terreno squisitamente commerciale si muovono con disinvoltura medioevale in direzione di conquiste anche territoriali.

Basti pensare a quanto accade da mesi a Hong Kong che vede messa a repentaglio la propria libertà e indipendenza, quella di un popolo nato e cresciuto su idee e stili di vita occidentali. E questa partita ha come principali interpreti gli USA ma non solo.

Indubbiamente difficile persino per i Paesi Europei scegliere tra le lusinghe di una potenza economica enorme che può con i propri investimenti cambiare (forse) le sorti e lo sviluppo di un territorio, di grandi città o persino nazioni intere e la presa di distanze da un regime che si stenta a definire antidemocratico solo per non inquinare rapporti diplomatici.

L’orrore degli accadimenti in Siria fa quasi parte della iconografia quotidiana da social tanto ci si è fatta l’abitudine ormai.

Estendendo lo sguardo in direzione del Vecchio Continente, non suscita più il clamore che le sue gesta antidemocratiche perpetrate da anni ormai meriterebbero il padrone assoluto della Turchia Erdogan.Il mondo che non seguiamo più per il diluvio del covid

Non ci destano meraviglia i mai cessati attacchi al popolo palestinese da parte di Israele o le periodiche minacce di attacchi all’Iran.

E del resto anche nel Vecchio Continente non sono pochi gli esempi dei cosiddetti sovranisti che a vario livello e in nome della gabellata protezione per il proprio popolo – dimentichi tutti che i confini sono un artifizio degli umani – perpetrano abusi e scempio di principi democratici e di libertà. Dalla Ungheria alla Polonia fin alla piccola Austria.

Non dimentichiamo che persino negli Stati Uniti, se non esistono Stati Federali colpevoli di comportamenti palesemente antidemocratici, esistono larghissime frange di cittadini che credono giusto il possesso e l’uso delle armi o normale la discriminazione razziale e che non hanno esitato il giorno della scorsa Epifania a inscenare una sorta di occupazione di Capitol Hill. Ma quella americana è pure la terra dove al confine col Messico più di 10.000 minori non accompagnati sono ospitati in ricoveri di fortuna in attesa di conoscere il loro destino.

Di sicuro invece dimentichiamo qualche altro teatro di orrori o di povertà tale (Honduras, Guatemala, Gambia…) da spingere a una fuga così disperata da mettere a repentaglio la vita propria e dei propri figli.

Del resto nella nostra comfort zone italiana, circondata da Paesi come la Francia, il Belgio, l’Olanda e la Germania, ci culliamo in un’autoassoluzione istintiva, presi come siamo per ora dalla pandemia e dalle sue nefaste conseguenze. Costretti a casa, ma seduti su un comodo divano davanti alla Tv.

Nel filone che mi è parso di individuare da qualche tempo e che vede le reti Tv pubbliche e private aver innalzato e di parecchio il livello delle trasmissioni di intrattenimento (non politico che quello è indubitabilmente sceso), ho goduto nel rivedere uno degli ultimi film visti al cinema: Green Book .

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Francesco Macchiarella

Tema razziale trattato con eccellente maestria e interpretato da attori stupendi.

Quella pellicola (ma si può ancora chiamare così?) credo offra spunti eccezionali per delle riflessioni che non si limitano al problema razziale, ma spaziano nel campo dei rapporti umani lato sensu e agli atteggiamenti che ciascuno può assumere di fronte agli eventi della vita e ai comportamenti umani.

Certo poco resta a ciascuno di noi per contribuire a che non si consumino o si estendano disastri o eccidi come quelli enunciati.

Resta di certo la consapevolezza che il peggior viatico è l’indifferenza. Colpevoli saremo se volteremo lo sguardo e smetteremo di informarci o peggio di indignarci, di protestare, magari sottoscrivendo una pubblica raccolta di firme o facendo una piccola donazione. Ma enormemente più grande sarà la colpa di chi avrà mancato di informare e educare alla civiltà, al rispetto, come al dovere imprescindibile di essere e restare informati figli e nipoti, dimentichi che l’indifferenza è il miglior viatico per gli aggressori di qualunque specie.

Ci si permetterà di concludere queste forse strane riflessioni con due citazioni illustri:

Cerchiamo di non dimenticare Gramsci quando, poco più di cento anni fa, enunciò una famosa reprimenda passata alla storia con le parole del suo incipit: “Odio gli Indifferenti” e Churchill che trenta anni più tardi disse: “…E’ stato detto che la democrazia è la peggior forma di Governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora….”Il mondo che non seguiamo più per il diluvio del covid

maggiemusic@gmail.comLa minuziosa analisi intellettuale dell’editorialista Francesco Macchiarella denota la consapevolezza dell’interconnessione globale, economica, tecnologica, culturale  e politica.  Il mondo rischia di sprofondare totalmente con la pandemia nella tragedia più immane, peggiore di quella delle due guerre mondiali. Una tragedia planetaria che non è esagerato paragonare al diluvio universale. Anche il marasma provocato dal Covid-19 evidenzia tuttavia la diversità delle risposte dei vari paesi. A parte i casi di Russia e Cina, superpotenze nucleari nelle quali si concentrano gli ultimi (si spera) terribili effetti dei regimi post comunisti, le democrazie sostanzialmente parlamentari o comunque non dittatoriali esercitano un accettabile livello di distribuzione dei vaccini, una più o meno adeguata prevenzione e assicurano tutte o quasi le garanzie dei diritti per i cittadini. Compresa, per chi riesce a non farsi ingabbiare dalle conseguenze socio economiche dell’emergenza sanitaria, dai timori e dal rischio del contagio, la capacità di valutare e approfondire quello che avviene nel mondo. Assieme alle parole di Churchill ed alla profetica condanna di Antonio Gramsci dell’indifferenza che trasforma la politica di tutti nella demagogia di pochi, forse sarebbe opportuno aggiungere la più recente considerazione di Roberto Gervaso secondo il quale “nelle democrazie, i governanti raramente sono peggiori dei governati.“

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