Effetto Viola a Milano fra Chinnici Falcone e Borsellino

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Effetto Viola a Milano fra Chinnici Falcone e Borsellino
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L’impatto della nomina di Marcello Viola al vertice della Procura di Milano coinvolge magistratura e istituzioni. Alla vigilia dell’udienza speciale di domani in Vaticano con Papa Francesco, e nel bel mezzo delle sabbie mobili parlamentari che rischiano di stravolgere la riforma Cartabia, il Csm ha delineato senza tensioni, ma con un dibattito costruttivo e un voto trasversale, la delicata nomina del nuovo Procuratore di Milano, scegliendo un magistrato di prestigiosa e collaudata esperienza.

Effetto Viola a Milano fra Chinnici Falcone e Borsellino
Il neo Procuratore di Milano Marcello Viola

La connotazione super partes della nomina viene implicitamente sottolineata dal confronto delle valutazioni e dei commenti. Alla Procura di Milano e fra le istituzioni rimbalzano termini come “discontinuità” “ripartenza” e “anno zero”.

Ma a dare un sicuro punto di riferimento alle valutazioni sulla nomina di Marcello Viola alla Procura milanese, è la considerazione, espressa in un altro contesto e in un altro ambito istituzionale, quello della relazione sull’ attività e gli indirizzi giurisprudenziali costituzionali, dal Presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato secondo il quale: ” la  Consulta deve evitare di operare da organo politico”.

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Giuliano Amato

Una constatazione che, traslata da Piazza del Quirinale a Piazza Indipendenza, inquadra sotto un costituzionale aspetto lineare anche il ruolo dell’organo di autogoverno della magistratura, soprattutto riguardo le nomine degli incarichi direttivi.

Dopo il terremoto scatenato dal caso dei verbali dell’avvocato Amara e dalle vicende Eni e dopo i molti malumori emersi in questi mesi, il messaggio e l’auspicio che circola nei corridoi e negli uffici del quarto piano del Palazzo di Giustizia di Milano, è quello dell’esigenza di un reset. Anche con un cosiddetto “Papa straniero”, come viene definito il primo Procuratore della Repubblica non proveniente dallo stesso palazzo di giustizia milanese dopo la nomina di Giuseppe Micale da Novara, risalente a mezzo secolo addietro.

Una ripartenza che si rispecchia emblematicamente nelle dichiarazioni dell’ex Procuratore Edmondo Bruti Liberati e del Consigliere del Csm, Nino Di Matteo.

Secondo Bruti Liberati, che per alcuni critici avrebbe in qualche modo più o meno involontariamente incubato tensioni che si trascinano da anni, “Viola troverà un ufficio con una radicata tradizione di impegno e professionalità. Alcune controverse recenti vicende non possono far dimenticare una lunga storia dalle indagini su Piazza Fontana a quelle sulla loggia P2, sulla bancarotta del Banco Ambrosiano, su terrorismo, corruzione, reati societari, criminalità organizzata e mafiosa”.

Mentre per Di Matteo “in questo momento storico alla Procura di Milano é fondamentale privilegiare l’esigenza di dare discontinuità. Ci siamo trovati ad occuparci di varie questioni sorte all’interno della Procura milanese: dalle reazione dopo le assoluzione degli imputati del processo Eni, alle chat interne all’Ufficio uscite all’esterno, dai documenti di solidarietà a un magistrato, alle accuse ad altri. Tutti episodi – ha sottolineato Di Matteo – sintomatici di una spaccatura interna alla Procura”.

Si avverte nelle parole di Di Matteo la fibrillazione di una magistratura determinata a cambiare definitivamente pagina rispetto ai recenti scandali individuali. Una svolta che il neo Procuratore ha fatto già intravedere nella prima dichiarazione a caldo dopo la nomina: “Oltre ad una rigorosa imparzialità assicuro il massimo del mio impegno all’agibilità operativa di tutti i colleghi delle procura milanese”.

Alla neutralità di Marcello Viola in relazione alle varie colate laviche del vulcano degli uffici giudiziari milanesi, si aggiunge anche la constatazione che il neo Procuratore sia stato allievo di tre giganti della storia della magistratura italiana: Rocco Chinnici, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e che di quest’ultimo Viola é in particolare un cultore del metodo.

Il metodo Falcone: il rigore dei riscontri probatori e delle indagini a tutto campo. Con l’esempio costante della famosa definizione di Piero Calamandrei: “Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra.”Effetto Viola a Milano fra Chinnici Falcone e Borsellino

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