L’impatto della nomina di Marcello Viola al vertice della Procura di Milano coinvolge magistratura e istituzioni. Alla vigilia dell’udienza speciale di domani in Vaticano con Papa Francesco, e nel bel mezzo delle sabbie mobili parlamentari che rischiano di stravolgere la riforma Cartabia, il Csm ha delineato senza tensioni, ma con un dibattito costruttivo e un voto trasversale, la delicata nomina del nuovo Procuratore di Milano, scegliendo un magistrato di prestigiosa e collaudata esperienza.

La connotazione super partes della nomina viene implicitamente sottolineata dal confronto delle valutazioni e dei commenti. Alla Procura di Milano e fra le istituzioni rimbalzano termini come “discontinuità” “ripartenza” e “anno zero”.
Ma a dare un sicuro punto di riferimento alle valutazioni sulla nomina di Marcello Viola alla Procura milanese, è la considerazione, espressa in un altro contesto e in un altro ambito istituzionale, quello della relazione sull’ attività e gli indirizzi giurisprudenziali costituzionali, dal Presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato secondo il quale: ” la Consulta deve evitare di operare da organo politico”.


