Giornalismo e social media in mano agli algoritmi ?

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by Gea Petrini*

Inserire link nelle storie anche per chi non ha 10mila followers Instagram, nuovi widget per passare in maniera più semplice da un account all’altro sull’iphone, e ancora su Facebook funzioni speciali per i podcaster, audio room, sono alcune delle funzionalità in roll-out in queste settimane sulle piattaforme social. Linguaggi e strumenti di un nuovo ambiente digitale sempre più centrali per l’informazione. Allora siamo in mano all’algoritmo? Per capirlo vale la pena iniziare una esplorazione di questo nuovo habitat nel quale operano giornalisti e comunicatori.Giornalismo e social media in mano agli algoritmi

Il digitale sempre più interconnesso alla nostra vita: i dati

Nel 2020 il 7,3% in più di persone nel mondo ha usato internet: una crescita forte in un anno straordinario, quello della pandemia, che ha accelerato processi già in atto nell’ambito del digitale e dell’informazione. In questa dimensione nella quale ci troviamo, il giornalismo di venti anni fa ci sembra lontanissimo, catapultati in un ambiente digitale regolato dalle statistiche, dall’intelligenza artificiale, dalle formule matematiche ci chiediamo: come svolgere al meglio il nostro ruolo di giornalisti e comunicatori?

We Are Social e Hootsuite hanno fotografato nel report Digital 2021 le abitudini digitali a livello globale. Andando agli insight vediamo che aumenta il tempo trascorso online, e in particolare dai dispositivi mobili, una conferma di come il digitale sia sempre di più una componente essenziale della vita di tutti, trovando ragioni ancora più forti in tempi emergenziali. Secondo questo report degli utenti che vanno sul web, 9 su 10 utilizzano il cellulare.

Giornalismo e social media in mano agli algoritmi
Gea Petrini

Ma perché stiamo in rete? Con quali intenzioni entriamo su internet? Il 63% del campione di Digital 2021 utilizza la rete per cercare informazioni. In questa categoria rientra chi cerca news e vuole tenersi aggiornato sull’attualità e chi cerca infoprodotti e tutorial. In particolare scegliere di utilizzare i social per cercare informazioni e tenersi aggiornati, la social search, è un’abitudine sempre più comune soprattutto tra i giovanissimi che non usano il motore di ricerca ma vanno direttamente sui social.

Sempre secondo il Digital report in Italia il tempo trascorso in Rete si attesta a circa sei ore al giorno, di cui almeno due sui social network. Un dato molto interessante arriva dai podcast, in base a questa ricerca infatti un italiano su quattro ha ascoltato almeno un episodio podcast al mese nell’ultimo anno. La classifica dei social più utilizzati in Italia vede YouTube al primo posto, poi WhatsApp, Facebook, Instagram e Messenger. In fortissima crescita Tik Tok, e c’è per la prima volta l’ingresso in classifica di Telegram.

Un mondo che è cambiato 

Quindi si sta sempre di più online e in particolare si accede a internet dagli smartphone, l’attività digitale è intrecciata pienamente alla nostra quotidianità in diversi ambiti. L’informazione è nel cuore di questa trasformazione, ne ha subito gli effetti, le enormi potenzialità, i limiti, la crisi. Nell’arco degli ultimi 20 anni il lavoro del giornalista è stato rivoluzionato e l’avvento dei social media è stato lo step che ha spinto l’informazione su piani sconosciuti.Giornalismo e social media in mano agli algoritmi

Dal lancio di Facebook nel 2004 a quello di Tik Tok nel 2016 il giornalismo ha vissuto una stagione incredibile di cambiamento. Alessandro Baricco direbbe che siamo passati da essere una delle élite del Novecento a essere parte del game, si può dire anche marvelianamente: a un certo punto abbiamo perso i superpoteri. Intendo il superpotere buono, chiaramente, che il giornalista nell’era predigitale possedeva: essere l’unico medium tra il fatto e il lettore. Una gigantesca responsabilità ma anche un privilegio, essere gli unici con la possibilità di decodificare la realtà e portarla all’attenzione dell’opinione pubblica. Con l’avvento del digitale e in particolare dei social media tutto questo è stato messo in discussione: si sono moltiplicate le fonti delle notizie, le notizie hanno cominciato a circolare senza alcuna mediazione con tutti i rischi collegati, i cittadini con un telefono in mano hanno iniziato a stare dove sono le notizie. Un momento di spaesamento, ridefinizione, crisi che ha investito la professione giornalistica senza più i tradizionali punti di riferimento.

Poi è accaduto però che mentre chi fa informazione è stato chiamato a ridisegnare le proprie competenze adeguandole a un sistema mutato, il ruolo del giornalista come figura capace di garantire la solidità di una notizia, attraverso il processo di verifica, è riemerso come indispensabile, come effettivamente lo è, per il funzionamento della democrazia.

Anche in questo l’anno 2020 è stata una prova decisiva, seppure l’Italia sia ancora troppo indietro rispetto alla Finlandia dove il 68% dei cittadini dice di avere fiducia nei media, anche nel nostro Paese c’è stata una tendenza forte in quella direzione, di richiesta cioè di informazione accurata e affidabile in tempi di emergenza sanitaria. 

Il Digital News Report: dove e come ci informiamo Giornalismo e social media in mano agli algoritmi

Proprio questo della maggiore fiducia nei media è uno degli aspetti che emerge dal Digital News Report del Reuters Institute insieme all’Università di Oxford. Nel 2021 ben il 76% dei cittadini italiani ha avuto accesso alle notizie dal digitale, il 75% dalla tv e il 18% dalla stampa. Il numero di lettori di giornali continua a diminuire in maniera inesorabile, mentre il pubblico dei telegiornali è più stabile in Italia che in molti altri paesi. Lo smartphone è il principale dispositivo utilizzato per ricevere notizie online, scelto dal 68% dei lettori utenti.

Quali sono le piattaforme più popolari per trovare le notizie? Facebook resta al primo posto (32%), a seguire YouTube (20%) e WhatsApp (17%), che cresce insieme a Instagram, TikTok e Telegram.

Un cambiamento epocale: il tema oggi è farsi trovare

Numeri, cifre che raccontano un cambiamento epocale che ha riguardato il giornalismo e la comunicazione. Quando il web si è imposto, il giornalismo digitale è nato come un cambio di piattaforma. Lo abbiamo cioè vissuto e interpretato come un passaggio dal cartaceo all’online lasciando praticamente immutati i nostri riferimenti. La homepage era una riproposizione della prima pagina, in una struttura che tendeva a ricalcare quella dei giornali di carta. Con l’avvento dei social media questa dinamica è stata spinta a cambiare e a ridefinirsi, la fruizione oggi è completamente diversa, il lettore non ha di fronte a sé un prodotto confezionato con una gerarchia di notizie. Il lettore accede alle notizie dal singolo articolo e poi esce. La maggior parte dei lettori non passa proprio dall’homepage. Si parla del crollo della homepage, tanto che ci sono siti che nemmeno la concepiscono più se non come atterraggio per un successivo rimbalzo sui social. Nasce in questo contesto il social journalism: l’informazione si diffonde sui social, dal tweet alla live, ai social object.

La più grande sfida oggi allora è essere trovati: questo è il cambio di prospettiva che regola l’insieme di nuove competenze che giornalisti e comunicatori devono acquisire. Ci sono Google e Google notizie dove possiamo essere trovati attraverso le parole chiave, e ci sono i social dove la nostra capacità di arrivare al lettore dipende dal nostro esserci nel suo newsfeed.

Esserci e essere trovati sono le nuove frontiere dove c’è un gigante che fa il padrone di casa ed è l’algoritmo.Giornalismo e social media in mano agli algoritmi

Cosa è l’algoritmo ?L ’algoritmo è una procedura di calcolo che nel campo dell’informatica e in particolare dell’intelligenza artificiale, riesce a catalogare e ad apprendere i nostri gusti, le nostre esigenze per restituirci contenuti il più possibile vicini a quello che vogliamo. Siamo abituati quando parliamo di algoritmo a farlo al singolare, in realtà sono in azione in ogni singola piattaforma diversi algoritmi e in continua evoluzione.

Google, Seo, parole chiave: come essere trovati

Sono diversi gli algoritmi che regolano il mondo di Google. Quando scriviamo un articolo e lo mettiamo online ci chiediamo: come potrà un lettore leggere proprio noi invece di un altro? Tutto questo dipenderà dalla facilità con la quale il lettore appunto troverà il nostro articolo. In sostanza dobbiamo capire come funziona la Seo, l’ottimizzazione cioè dei contenuti per i motori di ricerca: cambia il modo con cui pensiamo a un articolo che dal titolo, ai paragrafi, alla metadescription si muove per parole chiave, le keywords che il lettore inserisce nella barra di ricerca di Google che in pochissimi secondi restituirà una Serp, una pagina di risposte, con un ordine specifico. Viviamo in un’epoca in cui stare nella seconda pagina di Google vuol dire non esistere, questo ci dà l’idea di quanto sia importante avere dimestichezza con questi nuovi strumenti. Quando noi pubblichiamo un articolo, Google attraverso dei software lo scansiona e lo indicizza in una mega libreria dalla quale poi tira fuori le risposte per le ricerche degli utenti. Decreto luglio, green pass, chi ci sarà nella prima pagina? Questo dipenderà dal lavoro Seo on page e da quello strutturale del sito. E dall’algoritmo.

I social media Giornalismo e social media in mano agli algoritmi

Abbiamo visto dai dati che i social sono sicuramente un accesso importante alle notizie per molti utenti lettori. Se su Google per essere trovati bisogna incrociare i nostri contenuti con l’algoritmo e con le parole chiave degli utenti, sui social la partita forse è ancora più complicata perché il lettore non ci cerca gli capitiamo, sembra brutale detto così ma è abbastanza realistico. Seguire un giornalista, un giornale, non equivale a visualizzarne i post. Anzi, più aumentano i creator digitali, più aumentano le pagine, e più difficile diventa essere visibili, anche per la spinta delle piattaforme verso l’advertising.

Ma dove dobbiamo essere presenti? Nel newsfeed dei nostri lettori, in quella pagina dello schermo cioè che scorriamo ormai come gesto involontario appena prendiamo in mano il nostro telefono. Essere visti, poi non vuol dire essere letti. Solo una minima parte dei lettori che vedono il nostro post aprirà il link. Questo è il motivo per cui la reach organica di un post, cioè la copertura senza sostegno della sponsorizzazione, è di per sé oggi una metrica importante, oltre a quella della visita al sito. A regolare la nostra presenza nel feed degli utenti sono gli algoritmi dei social.

L’algoritmo di InstagramGiornalismo e social media in mano agli algoritmi

Partiamo da Instagram, girano leggende di ogni tipo su come aumentare l’engagement cioè il tasso di coinvolgimento dei nostri contenuti, una metrica cruciale per far muovere l’algoritmo. Il funzionamento degli algoritmi di Instagram intreccia più aspetti.

Bisogna partire dal presupposto che gli articoli e i contenuti di informazione rientrano pienamente nelle dinamiche dei social. Ecco perché non bisogna mai dimenticare quale sia lo scopo di Instagram: fare stare di più l’utente sulle piattaforma.

Farlo restare di più e intrattenerlo, rendere la sua permanenza piacevole e utile. Su questo si basa tutto il resto e il funzionamento dell’algoritmo segue solo questo scopo. Per i giornali e i giornalisti vuol dire non solo scrivere articoli, ma ideare un post, sapere usare gli hashtag, realizzare contenuti interattivi, perché nel giornalismo digitale i lettori vogliono sentirsi parte in causa e lo sono. Valorizzare le notizie in un piano editoriale fondato sul content loop, capace di trainare il lettore tra i diversi format dei nostri canali social, dal post, alle storie, all’Igtv, ai Reels, agganciandolo con call to action specifiche di approfondimento e fidelizzazione. Il rapporto d’altronde non è più monodirezionale, i lettori sono lì con noi. Non solo attraverso i commenti ma con i sondaggi, i quiz nelle storie, con la propria opinione.

Ma come facciamo a farci vedere? Proprio recentemente Instagram ha rilanciato delle informazioni chiave per capire il funzionamento della piattaforma. La prima. Intanto esistono più algoritmi che funzionano sull’app. L’algoritmo del feed di Instagram è diverso dall’algoritmo della pagina di esplorazione e l’algoritmo Igtv è diverso dall’algoritmo di Instagram Reels. Hanno tutti lo stesso scopo: fornire contenuti che è più probabile che gli utenti trovino interessanti.

La seconda. L’algoritmo del feed calcola la classifica in base a quattro fattori chiave. Informazioni sul post stesso: foto o video, argomento, numero di like. Poi informazioni sul chi ha postato: se è un amico o meno, e se posta con frequenza. Poi l’attività dell’utente: tende a guardare video o preferisce caroselli e con quali contenuti interagisce di solito. Infine la cronologia delle interazioni dell’utente. Sulla base di queste informazioni, l’algoritmo calcola il ranking, la probabilità che qualcuno interagisca con un post, che alla fine determina l’ordine in cui i post vengono visualizzati nel feed.

L’algoritmo di Facebook Giornalismo e social media in mano agli algoritmi

Gli obiettivi di Facebook sono gli stessi e anche qui per cercare di rendere i nostri articoli visibili dobbiamo fare i conti con il processo di classificazione dei feed: sono quattro gli elementi chiave che Facebook considera quando seleziona contenuti rilevanti da mostrare a ciascun utente.

  • Inventario: è il punto di partenza, tutti i post che potrebbero essere visualizzati ogni giorno nel set di esempio iniziale.

  • Segnali: l’algoritmo utilizza quindi vari segnali per determinare la pertinenza di ciascun post.

  • Previsioni: sulla base di queste considerazioni, l’algoritmo fa quindi previsioni sul probabile coinvolgimento con ogni nuovo post.

  • Punteggio: l’algoritmo valuterà ogni post, più alto è il punteggio di pertinenza, più è probabile che il post appaia nella parte superiore del feed.

Facebook poi sta lavorando a interessantissime nuove funzionalità che avranno un impatto su giornalisti, comunicatori, podcaster: non solo le audio room, ma Bulletin la nuova piattaforma per blogger, scrittori e content creator già lanciata negli Stati Uniti, un blog interno a Facebook con contenuti scritti o audio. Gli autori potranno attivare iscrizioni a pagamento o abbonamenti. La funzionalità quando arriverà in Italia sarà un’occasione per molti giornalisti. 

Tik Tok e la Generazione Z

Uno dei social osservato speciale da giornalisti e comunicatori è senza dubbio Tik Tok, la piattaforma con video da 15 secondi a 3 minuti sta acquisendo uno spazio sempre maggiore. L’attenzione su Tik Tok è dovuta alla spinta pazzesca che ha grazie a un algoritmo estremamente performante capace di un rapidissimo processo di apprendimento delle nostre abitudini. Intrattenimento, tutorial, la quantità di contenuti cresce anche attraverso lo strumento delle dirette tanto che è si è creato un effetto staffetta di live che partono da Tik Tok e poi continuano in tarda serata su Twitch che da social solo per il gaming si sta sempre di più aprendo a canali tematici di varia natura. Queste sono le tendenze da approfondire e analizzare: i giornali e i giornalisti stanno ancora capendo come stare su Tik Tok, tranne pochissimi casi, siamo ancora ai primi passi.

Amano Tik Tok i giovanissimi, un target sul quale dovremmo soffermarci di più. Mi riferisco alla generazione Z, i nati tra il 1997 e il 2012, i primi a non avere conosciuto un mondo senza ambienti digitali. È la generazione meno agganciata dai giornali online eppure la più digitale, si informano principalmente attraverso i social e attraverso influencer, opinion leader, ma lamentano (lo dice sempre il Digital News Report) che non si affrontino i temi di loro interesse. Linguaggi che dobbiamo comprendere, luoghi dell’informazione che dobbiamo esplorare.

Il digitale e la bussola della deontologia Giornalismo e social media in mano agli algoritmi

Questa panoramica sull’ambiente digitale ci dà l’idea della complessità di questa nuova realtà in continua evoluzione. Il giornalismo digitale offre grandissime opportunità. Il tempo reale, la possibilità di arrivare a moltissimi lettori in ogni parte del mondo, la grande varietà di strumenti con i quali fare giornalismo: articoli, video, podcast, storie social, post social, un singolo tweet, il data journalism, le newsletter. Ma la nostra convivenza con questo ambiente digitale è regolata da meccanismi, che possiamo sintetizzare nell’espressione dell’algoritmo, che hanno polarizzato anche all’interno del mondo dell’informazione un dibattito tra favorevoli e contrari a causa delle pratiche estreme per la ricerca forsennata di click, con titoli esca e sensazionalistici, derive del giornalismo che danneggiano l’informazione. Ma questo non vuol dire che dobbiamo porci fuori da questo nuovo ambiente digitale, o starci a metà.

Il giornalismo digitale ha in comune con quello offline il senso della professione: essere garanzia per i lettori che una notizia sia vera e di interesse pubblico, scritta o raccontata nella maniera più vicina al tenore del suo contenuto. Oggi più che mai, nel proliferare di informazioni, nella viralità delle fake news, il ruolo del giornalista è indispensabile. La deontologia del giornalismo, in sintesi, è la bussola che ci deve guidare in questa avventura del digitale.

Due strade per il giornalismo digitale: valore e originalità

La convivenza con l’algoritmo e con categorie così diverse che attingono ad altre sfere di conoscenza può essere affrontata secondo me attraverso due strade.

La prima, acquisire le nuove competenze come singoli giornalisti e comunicatori. Inserire figure specializzate nelle redazioni e nei team di comunicazione. Più ci muoveremo padroneggiando i linguaggi e gli strumenti, capendo come trovare format giornalistici nativi per i social e maggiore sarà l’efficacia dei nostri contenuti senza pagare prezzi in termini etici e deontologici.

E poi investire sulla qualità dei contenuti, qualità data dal processo di verifica e dall’originalità delle notizie e delle storie. Una originalità che vogliono i lettori, che vogliamo noi e che vogliono anche gli algoritmi.

Giornalismo e social media in mano agli algoritmi
Gea Petrini

*Gea Petrini é giornalista founder di Point e Direttore di Dentro Magazine. Podcaster, bookblogger e autrice

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