Miopi o incapaci di avvertire la gravità del rischio rappresentato da Trump? Questa l’accusa lanciata sul Washington Post dall’opinionista, Jennifer Rubin. Ecco la sintesi dell’editoriale
Durante le campagne presidenziali di Donald Trump e i quattro anni alla Casa Bianca abbiamo visto una relazione simbiotica tra media, mainstream e i repubblicani, in cui entrambi hanno reso Trump un politico molto più normale di quello che in realtà é.
Da un lato, c’era la smentita repubblicana (col tweet: siamo sicuri che ha imparato la lezione !), dall’altro, la determinazione dei media a evitare affermazioni di parzialità e mantenere un falso equilibrio. Il che spesso portava a omettere quanto suonassero folli il suo comportamento e le sue parole.
Il risultato è stato un flusso infinito di minacce trumpiane, sia legate alla politica che più personali, assurdi riferimenti a cospirazioni e bugie che non sono mai state considerate squalificanti dai media.
Apparentemente, né i media né i presunti repubblicani responsabili hanno imparato nulla dal passato. Il forsennato discorso tenuto da Trump alla Conservative Political Action Conference, con considerazioni pazzesche sulla Russia che hanno fatto drizzare i capelli al quartier generale della Nato , con affermazioni sconclusionate della serie “il presidente Biden ha preso i confini e li ha messi in un nascondiglio “, oppure l’arringa alla folla: ” Sono il vostro guerriero … sono la vostra giustizia”. Ebbene su tutto ciò non si sono riscontrati sulla stampa titoli che denunciano lo scardinamento della verità attuato da Trump.
Il New York Times titolava: “Trump dice che rimarrebbe nella corsa del 2024 se incriminato”. Analogo del reportage della CNN, mentre ABC ha iniziato l’articolo sul sito Web in questo modo: “L’ex presidente Donald Trump continua a regnare incontrastato sull’ala conservatrice del Partito Repubblicano”. E lo stesso Washington Post ha titolato : “Trump fa il giro della vittoria alla conferenza dei conservatori”. La CBS ha riferito che Trump “ha mandato in onda rimostranze verso i suoi nemici: il presidente Biden, il Dipartimento di giustizia e la litania di lotte legali in cui è coinvolto”.
Da questa copertura non si capisce mai quanto suoni incoerente, quanto siano lontane le affermazioni di Trump dalla realtà e quanto sia del tutto anormale tutto questo.
Uno spettacolo in parti uguali esasperante e patetico mentre vi sono repubblicani, alcuni dei quali stanno prendendo in considerazione le candidature alla presidenza, che in qualche modo si aspettano di superare una campagna senza menzionare l’unica cosa più squalificante del leader in corsa (a parte la sua inidoneità mentale): ha tradito il paese . Tale timidezza è di per sé squalificante per chi cerca la presidenza. Se questi candidati non possono opporsi a un ex presidente attualmente privo di potere, come possiamo aspettarci che difendano la Costituzione contro nemici stranieri e interni?

Non è impossibile mostrare un pò di spina dorsale. L’ex governatore dell’Arkansas, Asa Hutchinson, ha reagito al discorso di Trump dichiarando alla Cnn: “Prima di tutto, se vuoi guarire la nostra terra, unire il nostro paese, non lo fai facendo appello alla folla inferocita. Ogni volta che guardi il leader del nostro paese, non vuoi che sia coinvolto in una vendetta personale “.
Quando Trump parla di vendetta, ha aggiunto Hutchinson “sta parlando delle sue vendette personali, e questo non è salutare per l’America. Certamente non è salutare per il nostro partito”.
Asa Hutchinson ha anche criticato l’idea che qualsiasi candidato alla presidenza del GOP debba accettare un “impegno di lealtà” per sostenere altri candidati del GOP come condizione per comparire in qualsiasi dibattito. Si tratterebbe di una” minacciosa richiesta di Donald Trump”. Cosa che la Presidentessa del Comitato nazionale repubblicano Ronna McDaniel ha detto che intende fare.
L’obiettivo di un tale impegno, ha affermato Hutchinson, era evitare una situazione in cui un concorrente respinto del GOP potesse candidarsi come candidato indipendente – . Ma Hutchinson rimane un’isola solitaria di decenza in un mare di codardia.
Come la maggior parte dei politici repubblicani, una buona parte dei media mainstream è altrettanto reticente quando si tratta di difendere la democrazia americana. Bisognava andare in uno sfacciato sito progressista come HuffPost per avere un’idea accurata e completa di ciò che è accaduto alla Conservative Political Action Conference. “Trump: I Am Your Retribution”, sono la vostra paga, recitava il titolo, seguito da: “L’ex presidente che ha tentato il colpo di stato ha riportato le sue solite lamentele”.
La copertura può essere così blanda e innocua da trarre in inganno. Il pubblico, cioè i potenziali elettori, potrebbe facilmente allontanarsi da tale copertura credendo che Trump si sia comportato come un normale candidato, non una figura chiaramente inadatta a gestire qualsiasi posizione pubblica. E le interviste possono essere così inette da consentire ai repubblicani di evitare ripetutamente di spiegare come diavolo avrebbero potuto sostenere qualcuno così inadatto alla carica.
Se si mettono insieme i repubblicani rannicchiati ed i media riluttanti a descrivere accuratamente cosa sta succedendo davanti a loro, finisci per ingannare gli elettori, che se ne vanno con l’impressione che il carnevale di follie di Trump sia accettabile. Sappiamo come va a finire: se nessuno è disposto a chiamare Trump per quello che é e per il pericolo che rappresenta per gli Stati Uniti, rischiamo di riportarlo allo Studio Ovale. Per poi leggere i titoli : “Come è successo?”
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